Home Calcio Napoli Dammi tre parole: focus sulla settimana azzurra in tre definizioni

Dammi tre parole: focus sulla settimana azzurra in tre definizioni

Sento da più parti ripetere che servivano i tre punti per dare un segnale di ripartenza ed i tre punti sono arrivati. Eppure la sensazione di insicurezza che aleggia costante su ogni singolo movimento muscolare dei nostri calciatori è diventata oramai l’immagine dominante dei nostri pensieri di tifosi. Un’immagine che ci agita e, con le invettive furiose che spargiamo nell’aere, ci rende colpevoli quanto tutti gli altri attori di questa sciagurata sceneggiatura, perché è l’innesco del circolo vizioso che sta rabbuiando gli animi dei calciatori. Ormai i portieri avversari devono dotarsi di mollette al naso prima di posizionarsi tra i pali per l’assoluta certezza che almeno un paio di cagate maleodoranti sotto porta verranno deposte da uno o più giocatori del Napoli.

 

ALLEGRI: il ritorno di questo pensiero negativo che avevamo avuto l’illusione che non dovesse più tornare, almeno nel breve periodo, è uno degli aspetti che più sta avvelenando i pozzi in questo interminabile periodo buio. Si approccia da tifosi ad ogni partita non più pensando di vedere quali strade verranno esplorate per trovare i sentieri della vittoria, bensì nell’attesa passiva di portare a casa la pelle come degli Allegri qualunque. Il problema è che almeno Allegri ha grandi numeri (e qualche aiuto) dalla sua parte. Dalla parte nostra c’è soltanto uno molto abile a serrare le chiappe fino alla fusione atomica dello sfintere, sperando che non accada nulla di nefasto e che invece si intrecci qualche congiuntura astrale come quella dove un Demme ormai dimenticato pure dai genitori, prenda il suo metroesessantanove e poggi le palle sullo scalpo ad un cristone dal fisico statuario tipicamente africano e faccia un assist di testa al calciatore più devastante (guardando dal basso) di questo girone di andata della nostra squadra. Il problema è che già dalla descrizione appena fatta si può capire il livello di casualità di questo tipo di accadimenti e quanto sia invece più probabile che ti capiti durante una partita che un Candreva faccia quello che sa fare piuttosto bene da quando ha indossato i suoi primi scarpini nel mesozoico.

 

SPIRITO: se poi, avvolti nella depressione da tifoso ormai stabilizzato sulle negatività e dopo aver visto il Napoli vincere una partita il cui livello di gradevolezza era sugli standard degli elettrodi attaccati alle palle con relative scariche ad alto voltaggio di Guantanamiana memoria, arriva il mister e dice che “il Napoli sta recuperando gioco e spirito”, capisci che quando parla di gioco ritrovato si riferisce ai tornei di zecchinetta che praticano nei viaggi in aereo e che lo spirito se l’è bevuto tra una smazzata e l’altra. E siccome a noi l’allenatore serve sobrio, soprattutto se dotato di poche idee ben confuse come il nostro, ancora una volta ci domandiamo come, quando, dove e perché qualcuno, solitamente sano di mente, abbia deciso di affidare ad uno schiattamuorto un paziente che presentava giusto qualche colpo di tosse e sporadici starnuti. Allo stato non si è capito nulla di nulla di quali siano le sue intenzioni e i suoi progetti da applicare alla squadra. Le sue (pochissime) vittorie sono sembrate molto casuali e quella di ieri, contro l’ultima a buon diritto del campionato, è stata la più casuale di tutte… ma lui ci ha visto “gioco e spirito”.

 

ABBANDONO: sono settimane che aspettiamo il momento in cui si riprenderà il cammino verso stati d’animo più consoni al livello raggiunto da questa squadra. Ma se nemmeno dopo una vittoria si ha la minima sensazione che qualcosa si stia per rimettere in moto, ci si deve affidare ai pochissimi segnali che si intravedono in lontananza. Quello che questa settimana mi ha colpito come piccolo segno di inversione di rotta c’è quello che chiameremo “l’effetto Zielinski” che ha colpito alcuni calciatori al gol di Rrahmani. L’abbandonarsi alla fatica ed il conseguente accasciarsi al suolo di Kvara e Simeone è qualcosa in cui vedo un significato profondo: da più parti (compresa questa) si sono sentite critiche pesantissime all’involuzione di questi due calciatori (insieme ad almeno un’altra mezza dozzina di compagni). Gli si imputava disinteresse, distacco, appagamento e distanza dal sentimento di appartenenza che pure avevano sbandierato verso tutti i punti cardinali. Quello “svenimento” è, a mio modestissimo avviso, una dimostrazione involontaria e quindi molto genuina, che l’attaccamento alla maglia e l’impegno per ottenere l’obiettivo sono sempre gli stessi. Ciò che è cambiato è chi ti deve dire come cazzo devi mettere a frutto quel talento

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