Home Calcio Napoli Dammi tre parole: focus sulla settimana azzurra in tre definizioni

Dammi tre parole: focus sulla settimana azzurra in tre definizioni

 

Questa volta saremo monotoni come lo è stata la partita di ieri. Che il mondo fosse fatto a scale ce lo hanno insegnato praticamente dopo averci spiegato l’alfabeto in prima elementare e quindi l’aver visto precipitare la parabola della gioia da oltre l’infinito, giù, giù fino a raggiungere quasi lo zero è un fatto che dobbiamo far rientrare nell’ordine naturale delle cose. Certo si poteva scegliere una curva un po’ più dolce e fare qualche anno da orsacchiotto [cit.] ma poco male: il tonfo consente di affrontare subito le prospettive da un punto di vista dal quale si può solo migliorare, visto soprattutto che da quello dal quale si poteva solo peggiorare, iniziato il 4 maggio di questo stesso anno, si è ottenuto il massimo risultato possibile a tempo di record. Quindi la parola stavolta è una sola:

 

AUGURI: Ai calciatori del Napoli.

 

A quelli che si spera che resteranno perché se lo sono meritato anche in questi momenti disgraziati. Mi vengono in mente solo quattro nomi:

  • a KVARATSKHELIA: comincio da quello più estroso e che più ha sofferto e sta soffrendo la caduta. Paradossalmente quello che ha dato talmente tanto lo scorso anno da essere rimasto vittima del proprio talento. Ma il talento è immenso e il suo ridimensionamento potrebbe altrettanto paradossalmente restituirgli la necessità di lavorare su sé stesso invece di contare, pensando che basti, su ciò che gli ha donato aggratis il Padreterno (o chi per lui). Probabilmente è l’unico il cui calo non dipende da crisi di appagamento. Quindi va tutelato e gli va dato tutto il tempo di cui ha bisogno e che si è meritato sul campo.
  • a DI LORENZO al netto di qualche cappella di troppo dovuta allo stackanovismo forzato cui è stato sottoposto. Abbiamo solo scoperto che non è né infallibile, né indistruttibile e la colpa è sua, perché ci ha abituati a pensarlo per un anno intero. Ma gli vogliamo bene di più di prima e resta un baluardo irrinunciabile per carisma e qualità.
    [L’ultimo capitano prima di lui appartenente agli esseri umani ad avere avuto queste due caratteristiche, ci ha appena lasciati e meritava un posticino per ricordarlo in questa rubrica. Ciao Totonno]
  • a LOBOTKA, depotenziato dagli allenatori ma sempre pronto a dare l’anima. Purtroppo corre sempre più in orizzontale perché allenatore e compagni non gli forniscono le linee di passaggio su cui ha dipinto le opere d’arte del passato recente ma rinunciare a lui significherebbe rifare completamente la squadra, perché senza di lui non sarebbe esistito il gioco che ci ha illuminato gli occhi per più di 50 partite.
  • a POLITANO, l’unico che può dirsi migliorato dall’anno del trionfo. A parte la stronzata fatta con la Roma, al momento è l’unico che non ha colpe sulla coscienza. Se proprio gli va trovato un difetto sembra sempre che giochi più per sé che per la squadra. Anche se spererei di sbagliarmi, forse è proprio per questo che quando la squadra gira male lui risulta essere di gran lunga il migliore in campo.

 

Ai rivedibili ma da rimettere in carica

  • ad ANGUISSA: troppo altalenante, passa da De Bruyne a Datolo da una partita all’altra, a volte perfino nella stessa partita, senza apparenti spiegazioni. In stato di grazia come tutti i suoi compagni, lo scorso anno è stato determinante. Quest’anno meno peggio di altri ma è anche quello su cui si sta sperimentando di più. Negli ultimi tempi ci manca solo di vederlo in porta.
  • a RASPADORI: giocatore dal potenziale monstre che lo scorso anno ha rivestito il ruolo limitante di tappabuchi con una abnegazione ed una qualità che pochi avrebbero saputo dare. Requisiti eccelsi, ma quest’anno male, con sprazzi di malissimo. Sterile, confusionario e completamente fuori dalle dinamiche di gioco del 90% delle situazioni. Le colpe non sono solo sue, ma comunque è uno di quelli che più sembra si sia seduto, tanto che pare sia pronto a sdraiarsi.
  • a MARIO RUI: è a fine carriera e le sue caratteristiche fisiche non sono tra le migliori del ruolo ma è uno che ha dato l’anima come pochi ed ha mostrato qualità da grandissimo. Avesse 5 anni di meno lo metterei tra gli intoccabili, ma visto che i 5 anni ci sono tutti e ad essi vanno aggiunti i 5 in più che ha sempre dimostrato, lo terrei fino a fine carriera (un altro paio d’anni?) come panchinaro di qualità.
  • a GOLLINI: il miglior secondo portiere della serie A. Potrebbe tornare ad essere il buon primo che fu, quando, probabilmente molto presto, si renderà vacante quel posto e si vorranno investire i capitali per ruoli più scoperti.
  • a NATAN: ha colpi di buon livello, con possibilità di diventare ottimi. Non credo possa arrivare all’altezza di Koulibaly e Kim neanche se gli pompassero talento per endovena, ma come detto in più occasioni, le due K erano tra i migliori del mondo e per giocare in un campionato come quello italiano non serve avere i migliori del mondo, basta avere i migliori della parrocchia.
  • a CAJUSTE (che si pronuncia CAGIASTI e non CAIUSTE) talentuoso e solido. Si è presentato male ma ha fatto vedere ottime cose nelle occasioni che gli sono state date. Dei tre nuovi, il migliore. Su di lui ci scommetterei qualche euro.

 

A quelli che si sono rivelati meno solidi del previsto e per i quali va deciso se dargli una ulteriore possibilità o se farci du’ spicci per le prossime campagne acquisti:

  • a OLIVERA. Peccato davvero per la terribile mazzata dell’incidente contro l’Atalanta, perché non abbiamo avuto il tempo di capire se il suo potenziale potesse esplodere o se le buone prestazioni fornite in passato siano state il suo massimo. Certo che col clima che si respira di recente, esplodere sarebbe stato abbastanza improbabile. Purtroppo gli tocca ancora dimostrare quanto vale e ci vorrà molto più tempo del previsto tra tempi di recupero e ritorno al migliore stato di forma, per cui temo che presto sentiremo i vari Gianluca Di Marzio e fratelli poveri, accostare il suo nome a qualche migliaio di squadre sparse per il mondo.
  • a LINDSTROM: ovvero la grande incognita. Che sia scarso è da escludere. Penalizzato dall’annata di altissimo livello di Politano e dall’intoccabilità di Kvara (il danese gioca anche, forse meglio, a sinistra che a destra), rischia di diventare la nuova minusvalenza top del Napoli dopo Lozano. Il messicano era ed è molto più forte di quanto i suoi allenatori napoletani abbiano saputo dimostrare e quindi la colpa del flop è stata tutt’altro che sua (vedi il rendimento dopo il suo ritorno al PSV). Rovinare anche questo ragazzo non per limiti suoi sarebbe un delitto ed una brutta mazzata al portafogli della società. Assolutamente da evitare.
  • a RRAHMANI: è stato un ottimo centrale per lunghissimi tratti, ma quest’anno sembra essere tra i più deconcentrati di tutti e tra quelli che si sentono arrivati per lo scudetto vinto. Altra tesi valida per il rendimento mediocre è il fatto che è, per sua natura, un “secondo” centrale. Diventare il punto di riferimento della difesa probabilmente non è nelle sue corde e Juan Jesus non ha più le energie fisiche per dominare e quindi comandare, mentre Natan è arrivato per fare l’apprendista. Se non si dà una mossa molto consistente lo vedo pronto per nuove esperienze.

 

A quelli che, per motivi molto diversi, sembrano pronti per lasciare le braccia di Partenope:

  • a MERET: come detto a più riprese va ringraziato con grande enfasi per il suo contributo alla causa, ma il suo essere spesso un pesce fuor d’acqua si è dimostrata una realtà insindacabile. Inguaiato da Gattuso con la complicità dell’ottimo Ospina, ha perennemente dimostrato di essere capace di parate impossibili e di cazzate ancor più impossibili. Ma il suo problema non sono i gol idioti presi qua e là e nemmeno la sua scarsa autorevolezza che per un portiere pesa per almeno il 25% del suo valore. Il problema principale è la sua cerbiattitudine, la bontà d’animo che i più sbrigativi confondono con l’insicurezza. Difendere la porta del Napoli genera pressioni enormi per le quali devi chiamarti Grobbelaar o, per restare a paragoni più vicini a noi, Pepe Reina, per non rimanerne travolto. Meret è un portiere enorme con un carattere garbato ma si trova nel posto più volubile e umorale al mondo, dove l’essere un grande portiere va accompagnato da una solidità emotiva immane, altrimenti ad ogni cazzata ne seguono altre due e prima di riprenderti devi passare per insulti e bestemmie di ogni tipo. Si tratta di una delle caratteristiche più odiose dei tifosi in assoluto. Ma nel nostro caso, sarà per la nostra fantasia proverbiale, gli insulti sono frecce avvelenate che provocano ferite molto più lente a guarire.
  • a OSTIGARD: sinceramente non ho ancora capito perché non si sia puntato su di lui. Certamente non è un fuoriclasse ma nel totale delle partite disputate, ricordo al massimo un paio di errori gravi. Probabilmente è quello tra difensori e portiere ad avere l’incidenza negativa per minuti giocati minore di tutti sui gol presi. Ma a dispetto di queste digressioni logorroiche – alla fine non sono un tecnico e parlo sempre e solo da tifoso – ci saranno motivi per questo rigetto nei suoi confronti a me ignoti. Ecco perché pare che il suo treno sia già passato e che non è su di lui che si investirà in futuro. Peccato, spero che dimostri che quelli che lo hanno fatto andar via siano stati degli idioti e quindi che chi scrive abbia avuto ragione a pensare che fosse una soluzione migliore di un anziano JJ, un instabile Rrahmani ed un acerbo Natan
  • a ZIELINSKI: gli voglio un gran bene ma anche il suo tempo sembra giunto. Ha avuto un inizio di campionato sfavillante, probabilmente dovuto all’iniezione di affetto dei tifosi per la sua scelta di restare a Napoli “per amore della città” piuttosto che andarsi a prendere i petrodollari. Poco importa che ci sia una grande comodità diffusa per questa versione (migliore di quella che vivere in Arabia Saudita è un incubo che non tutti sono disposti ad attraversare con mogli e figli). La “permanenza affettiva” comporta che i tifosi hanno ‘o piezz’ ‘e core tanto caro ad una certa parte della popolazione, servito su un vassoio d’argento ed il calciatore si guadagna un supplemento di affetto capace di far passare in sordina le partite narcolettiche che lo hanno visto saltuariamente, ma nemmeno tanto, protagonista in passato. E comunque all’”amore incondizionato” impossibile da abbandonare, si sono arresi calciatori come Hamsik, Mertens, Lavezzi e Cavani, solo per citarne alcuni, quindi penso che toccherà presto anche a lui. Alla fine ha un’età sulla quale non si può più puntare e qualche soldo lo può ancora generare. Con amore. Ci ricorderemo sempre di te. Ma mo’ sentiti libero di fare altre esperienze.
  • a OSIMHEN: qui se n’è parlato in tutte le salse possibili, talvolta con i toni accesi di chi non perdona le debolezze. In realtà le debolezze e le fragilità andrebbero sempre perdonate e accolgo il rimprovero di un eccesso di severità nei suoi confronti. Ma amaramente devo constatare come elemento di base, un fattore distintivo del nostro centravanti: una propensione a non voler essere in alcun modo legato ad un luogo specifico ma il voler rimanere cittadino del mondo e voler ottenere il massimo possibile dal dono che gli è stato dato di saper giocare al calcio come pochi altri sul pianeta. Questa è la ragione per cui la sua partenza è una assoluta certezza e non una semplice carta del mazzo della partita che si sta giocando. Bene contrattualizzarlo perché quello passato potrebbe essere stato il suo anno migliore e per venderlo ad un prezzo decente c’è solo questa possibilità. Ma andrà via. Speriamo solo che provi, in questo girone di ritorno, a mettersi in vetrina per le squadre che quest’anno lo avrebbero preso ad occhi chiusi e che ora li stanno riaprendo per guardare altrove. In ogni caso Napoli lo ha ospitato, amandolo, per la sua piece trionfale, ma non sarà mai casa sua.
  • a ZERBIN, GAETANO, ZANOLI, ovvero i giovani di belle speranze che ormai a furia di sperare stanno cominciando a contare i contributi versati all’INPS. Grazie, con affetto, ma il volo è rimasto radente e merita piazze dove si cerchi un apporto di qualità basico e non un rendimento della madonna, come richiesto da una squadra che vuole restare permanentemente al top in Italia e in Europa.

 

Ai calciatori di supporto che probabilmente tali resteranno fino a migliore offerta (SIMEONE) o fino a fine carriera (JUAN JESUS) o più semplicemente per poter riprendere a fare il proprio mestiere (DEMME)

 

AUGURI: a coloro che guidano il carro.

  • al PRESIDENTE: con buona pace di papponisti e pappa boys che l’hanno chiesta sempre a gran voce benché da posizioni opposte, è finalmente arrivata l’assunzione di responsabilità del nostro Presidente per il disastro in corso d’opera. Che poi questa sia un’altra abile mossa per proseguire nel modo più adatto alla contingenza, la narrazione del “faccio come cazzo dico io perché sono l’unico in grado di gestire la situazione”, ha pochissima importanza. Sta infatti proprio nella libera interpretazione del motto del Marchese del Grillo (“io so’ io e voi non siete un cazzo”) e che ADL ha fatto integralmente suo, l’essenza della sua gestione di questa squadra ed anche la generazione di due fazioni opposte. Chi gli attribuisce epiteti come magliaro, romano, pappone, vede in quella frase una distanza dal popolo e l’usurpazione di una proprietà morale che i tifosi pretendono di avere su una squadra di cui lui è solo temporaneo tenutario. Dall’altra parte c’è chi ritiene fatti oggettivi quelli che lo rendono una sorta di salvatore della patria donandogli un salvacondotto di tolleranza rispetto alla sua presunzione e arroganza, ritenute giustificate dal fatto che ha preso un cencio e ne ha fatto un abito da cerimonia. D’altronde il calcio non è nuovo a tolleranze da peconi sullo stomaco. Pensate a tutti i comunisti tifosi del Milan che non potevano negare che l’abilità (e la smisurata quantità di denari, ma questo i comunisti/milanisti fingevano di non vederlo) del Berlusca fosse un dato di fatto e quindi si inventavano qualunque iperbole per non dire che avevano un presidente di merda che pensava che i comunisti fossero un cancro da estirpare.
  • all’ALLENATORE 1: non scarso come molti lo hanno dipinto ma presuntuoso ben oltre il livello che la sua competenza nella media gli potesse concedere. Ha fatto a pezzi nell’ordine: la squadra campione (“non ho mai visto giocare il Napoli lo scorso anno), il capitano (“Di Lorenzo è il capitano ma è un nuovo inizio e tutto va rimesso in discussione”), il bomber (“Osimhen è un grande goleador ma non mi è piaciuto nella fase difensiva”, detto alla prima giornata dopo aver vinto con un suo gol a Frosinone), il regista (“non possiamo far girare tutto intorno a Lobotka”). Difeso finché è stato possibile, ma è rimasto vittima della sua prosopopea o più semplicemente di una visione sbagliata dell’approccio da nuovo allenatore di una squadra vincente. Quindi la scelta per definirlo è tra “strunz’” e “capa ‘e cazz’”. Anyhow, non bene.
  • all’ALLENATORE 2: inutile come i peli ai polpacci. Tollerabile per qualcuno, connotato da debellare con pratiche strazianti per altri. Sono partito dalla prima categoria per precipitare partita dopo partita verso la seconda. Attualmente mi attesto tra quelli disposti a scotennarsi pur di farlo sparire. Però auguri pure a lui per un 2024 meraviglioso ma più lontano possibile da Napoli

 

AUGURI infine a noi tifosi.

 

  • ai PAPPONISTI (detti anche A16). Finalmente dopo un anno di oblio è la vostra occasione di gioia e felicità. Il Napoli rischia di non qualificarsi in Europa dopo 16 anni e tutto l’astio, per molti spiegabile solo con seri problemi di natura psichica, potrà essere messo a frutto. Sfogatevi finché potete. Oggi siete martello ed è un vostro diritto martellare. Però state attenti alle dita.
  • ai PAPPA BOYS. Discorso opposto. Un anno trionfale dove eravate (eravamo) l’unica voce autorizzata ad esprimere giudizi senza passare per imbecilli, tornerete (torneremo) a dover ripetere i vari mantra “meritate Naldi e Corbelli”, “ci ha presi dalla serie C” (con l’aggiunta impagabile “e ci ha portato allo scudetto” che è l’unica arma che potete/possiamo usare quest’anno), “sono quindici anni che ci porta in Europa” e così via. Forse però anche a voi (noi) toccherebbe ragionare sul fatto che qualche minchiata la fa anche il nostro ADL e che talvolta ha anche lui delle responsabilità sui disastri come quello attuale. 
Ah, ma lo ha ammesso lui stesso! 
Come si fa a non amarlo? XD XD XD
  • ai TECNICI, quelli pronti ad indicare a gente che fa un mestiere ben remunerato da decenni e con titoli di studio e di campo, come schierare i singoli calciatori, quale modulo preferire, quale calciatore vendere e quale acquistare e come va fatta la preparazione atletica. Tutta gente che (come chi scrive) non capisce un cazzo perché fa altri mestieri ma è profondamente convinta che anni di tifo siano un titolo di studio e i tre scudetti visti allo stadio o in TV facciano parte del proprio bagaglio di esperienza.
  • agli EQUILIBRATI, cioè quelli che non esistono. Ed è la fortuna del calcio. Ormai questo sport è tra le poche cose che è capace di smuovere sentimenti positivi di massa e passioni profonde. Certo, andrebbero limati dettagli come la violenza e il razzismo, ma per quello servirebbero vertici federali e governativi capaci, che in Italia sono meno probabili della grandine nel deserto. Ma tifare è bellissimo e quindi l’augurio finale va a tutti i tifosi SQUILIBRATI, quindi a tutti quelli capaci di rovinarsi una giornata per una sconfitta o per una stagione iniziata di merda o piangere di gioia per un trofeo vinto dopo decenni di sofferenza. A noi tifosi del Napoli sono capitate entrambe le cose nello stesso anno solare e questo significa solo che il nostro cuore ha uno spazio enorme dedicato a questa squadra. Teniamoci strette anche le sconfitte e l’amarezza, perché senza 33 anni di tribolazioni, quella sensazione che abbiamo vissuto e che in pochi al mondo conoscono, non avrebbe avuto il gusto meraviglioso che abbiamo assaporato quel 4 maggio. 
Però nun ce facite ‘ittà o sanghe pe’ n’ati 33 anni, please.
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