La puntura di spillo – Campania, com’è triste il primato sul reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è certo una misura straordinaria. Bisogna dar atto agli “scappati di casa” che hanno imposto un civilissimo sussidio per andare incontro ai minimi bisogni di sopravvivenza dei poveri veri e assoluti. Ed è assurdo riflettere su quanta insipienza abbiano dimostrato tutti i governanti che li hanno preceduti, che non vi abbiano mai pensato, seppur eccettuando il pannicello caldo della ape sociale di renziana memoria.
Ciò detto, c’è un però grande come una casa. Tutto bello, tutto solidaristicamente umano e civile, persino toccante l’immagine dell’ingenuo Di Maio affacciato al balcone di piazza Venezia che annunciava di aver sconfitto la povertà. Uno scenario da Eden, da paradiso terrestre. Con la differenza che in Italia, paese ad altissimo tasso di illegalità, quella misura concessa a pioggia, indiscriminata, come in tanti con il sale in zucca avevano previsto, si è rivelata una follia. Ha attizzato lo spirito mai sopito dei furbetti e le truffe sono proliferate, a pioggia quasi come la distribuzione del sussidio. Con particolare incidenza nel Meridione, e in particolare in Campania, Calabria e Sicilia, terre di mafie, oltre che si disoccupazione e dove, guarda caso, alle ultime elezioni politiche i 5 Stelle hanno fatto registrare percentuali di consenso vicine alla maggioranza assoluta. Un voto di scambio non perseguibile penalmente, ma tale nella sostanza e non certo edificante. Soprattutto se riferito ai duri e puri, gli unici a predicare e praticare onestà, perché chi non è iscritto alla piattaforma grillina è un corrotto patentato. Questa è la loro morale giustizialista, checché ne dica e ne pensi Giuseppe Conte, che formalmente ha abbandonato i vaffa, ma che sostanzialmente continua il mesto rituale del no a tutto, come il suo atteggiamento nei confronti della manovra di bilancio dimostra.
Sono davvero strani questi grillini. Il ponte sullo Stretto non si può fare perché ne approfitterebbero i corrotti per lucrare mazzette. Ma il reddito di cittadinanza, che tutti sapevano, lo ripetiamo, avrebbe scatenato gli appetiti dei piccoli malfattori (piccoli per modo di dire, hanno prodotto un danno miliardario allo Stato), quello sì, perché avrebbe sconfitto la povertà (illusione) e soprattutto avrebbe portato milioni di voti (certezza). Senza contare il disincentivo al lavoro per i più giovani e l’incentivo al nero, quest’ultimo un male endemico non sradicabile, soprattutto al Sud.
Insomma era prevedibile che un governo con un po’ di discernimento, indipendentemente dal colore politico, potesse metter mano ad una misura cervellotica, come gli ultimi dati diffusi dall’Inps, (senza contare le centinaia di truffe scoperte dalla magistratura e dalle forze dell’ordine), dimostrano. Nella graduatoria delle domande respinte dall’Inps la Campania figura al primo posto. Era chiaro che, come l’aveva strutturato Di Maio, il reddito di cittadinanza avrebbe dato sì un conforto ai poveri veri, ma avrebbe anche favorito anche quei lestofanti che poveri non lo sono affatto. Che infatti stanno cominciando a minacciare di morte la Meloni. Bisognava insomma raddrizzarlo, se non altro per dare un po’ di respiro all’Inps, ai carabinieri e alla guardia di finanza.
Zac