Da sinistra Ornella e Stefania Pinto

La mamma, Ornella Pinto, fu uccisa a coltellate nel sonno dall’ex compagno Pinotto Iacomino che non accettava la separazione ed entrò di soppiatto in casa a due passi da piazza Carlo III, quella notte del 13 marzo 2021, accanendosi contro Ornella nonostante la presenza del loro figlioletto di due anni. Il bambino è affidato alla zia Stefania, sorella della madre, sposata e con due figli di 12 e 18 anni. La vittima insegnava al Liceo Artistico; l’omicida lavorava in un alberghetto di famiglia a Ercolano. A maggio Iacomino è stato condannato all’ergastolo (ma potrebbe tentare il ricorso in appello benché il quadro sia chiaro). Per il bambino e per i familiari, invece, non c’è scampo all’ergastolo del dolore.

Il piccolo, che adesso ha 4 anni, ricorda spesso quei momenti, aggiungendo che “preferirebbe stare con la madre”.  E le tragiche immagini di quella notte restano impresse anche nella mente di Stefania, che fu la prima ad accorrere. I nonni sono distrutti. La famiglia tutta è ancora alle prese con mille problemi e tortuosi adempimenti burocratici. Per otto mesi, pur avendo consegnato il certificato di morte al Liceo Artistico, sul conto di Ornella continuava l’accredito degli stipendi e si sono dovute fare le pratiche per restituire il tutto. E poi la successione, costata tremila euro (al piccolo spettano 190 euro come pensione di reversibilità in base ai contributi versati dalla madre ed è lui in quanto erede a dover pagare le rate del mutuo per la casa,  a meno che non sia venduta…). I delitti insomma fanno anche vittime secondarie, collaterali, invisibili…

E mentre il nonno Giuseppe Pinto, operatore nel campo dei beni culturali e rappresentante UilTucs, continua la sua battaglia per una legge specifica sul femminicidio (con norme più severe che fungano da deterrente); la zia Stefania – intervistata di recente dal TG3 – denuncia la solitudine dei figli delle vittime dei crimini domestici: “Le istituzioni dovrebbero essere più vicine a questi bambini”.

 Con la legge numero 4 dell’11 gennaio 2018 furono stanziate per la prima volta risorse (nell’ambito del Fondo di rotazione per le vittime dei crimini intenzionali violenti) anche per gli orfani per crimini domestici,  ma è col decreto interministeriale numero 71 del 21 maggio 2020 che si diede concretezza attuativa a  quella norma. Furono stanziati 14,5 milioni di euro per il 2020 e poi 12 milioni all’anno dal 2021 al 2024. Per ogni minore è prevista una quota di 300 euro mensili da utilizzare per le spese sanitarie e cure psicologiche, borse di studio, avviamento al lavoro… ma le associazioni che assistono le famiglie che crescono i figli delle vittime denunciano la difficoltà di accedere a questi fondi. L’iter per ottenere rimborsi per prestazioni sanitarie e assistenziali prevede una richiesta alla Prefettura, da inoltrare al Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime di femminicidio.  Ma la burocrazia rallenta il percorso…

“Io mi ritengo fortunata”, racconta Stefania Pinto, “perché per quanto riguarda tutte le pratiche afferenti al Tribunale per i minorenni si è proceduto celermente”. Assistita dall’avvocato Valeria Pessetti, ha avuto subito l’affido e ad ottobre 2021 è diventata anche tutrice (Iacomino ha perso la potestà genitoriale prima ancora della sentenza di primo grado). Troppe invece le difficoltà per accedere ai sostegni previsti dalla legge.  Stefania ha fatto domanda quasi un anno fa per il sussidio di 300 euro, tramite Prefettura, ma senza avere risposta. “A volte vengono richiesti documenti integrativi, altre volte servono ma non vengono richiesti e in ogni caso sembra che la pratica non venga liquidata prima di un anno/un anno e mezzo”. Forse manca una procedura uniforme che scatti in tutto il Paese, come per le vittime di mafia o terrorismo. C’è da trovare una soluzione. “Non lo dico per me, che lavoro e so muovermi negli uffici”, continua Stefania Pinto, “ma mi immedesimo nei nonni, persone più anziane ed economicamente disagiate che non sanno come districarsi nei meandri della burocrazia. Ne conosco una, una donna, che ha tre minori in affido e non è cosa da poco”… Non solo un problema economico, insomma.  Secondo Stefania (che è stata anche assistita dalla Fondazione Polis)  inoltre “gli orfani fino ai 18 anni dovrebbero essere esentati dalle tasse”.

Ci vorrebbe un programma che veda protagoniste le istituzioni, le amministrazioni locali e le associazioni di settore in una “rete” a sostegno degli orfani delle vittime di femminicidio. Ma finora in Italia manca persino un elenco che indichi quanti sono gli “orfani speciali”.  Per informazioni qualificate e modulistica https://www.interno.gov.it/it/orfani-crimini-domestici-e-violenza-genere. Comunque sui siti di alcune Prefetture, quella di Bologna per esempio, si trovano ulteriori spiegazioni ed è indicato persino il nome del funzionario responsabile del procedimento (dal quale si può essere ricevuti).