Tra i casi che dall’estate scorsa più hanno colpito l’opinione pubblica, quello delle due sorelle di 14 e 16 anni travolte dal treno a Riccione il 31 luglio (i commentatori evitarono di avventurarsi nell’ipotesi che una avesse trascinato nella tragedia l’altra, che forse voleva salvarla) e quello del 13enne (perseguitato da un gruppo di cyberbulli) precipitato giù dal balcone a Gragnano. E poi il furore omicida del 32enne salernitano contro un immigrato a Civitanova Marche. Intanto a Napoli c’è stata la condanna per il domestico che un anno fa in via Foria gettò un bambino di 4 anni dal balcone…

Il susseguirsi di fatti agghiaccianti spinge a rimuovere, piuttosto che a riflettere. Ma sono tanti, troppi, i casi di nevrosi strisciante o di esplosione di follia che forse si potrebbero scongiurare  se ci fosse maggiore “attenzione” da parte delle persone vicine. In netto aumento la sofferenza e i comportamenti autodistruttivi  soprattutto tra i ragazzini, come denunciato sabato scorso dai medici del Santobono attraverso “Il Mattino”: per traumi autoindotti,  o provocati proprio da chi dei bambini dovrebbe prendersi cura (e anche difenderli dalle sfide pericolose dei social).

Normalità e follia non sono due fattori separati e contrapposti ma si trovano lungo un “continuum” con stadi intermedi nel corso dei quali si potrebbe intervenire utilmente per bloccare la patologia o quantomeno per attenuarne le manifestazioni. Lo psichiatra Vittorino Andreoli  in un suo libro elenca una sequenza di tappe: normalità; disagio; sintomo; cluster o insieme di sintomi;  disturbo o malattia…

 Se i segnali vengono colti in tempo, oggi è possibile la terapia.

Secondo il vituperato Lombroso (1835-1909) chi commetteva atti criminali li avrebbe reiterati poiché ciò dipendeva da una lesione cerebrale irreparabile e, prima o poi, la degenerazione mentale l’avrebbe portato a commettere di nuovo qualcosa di grave…  Ma allora si riteneva che il cervello fosse immodificabile. Poi la scienza è andata avanti e si è capito che, se c’è una parte deterministica del cervello (che può agire solo secondo modalità stabilite geneticamente) c’è un’altra parte del cervello che invece  è “plastica” e può essere modificata in base ad esperienze che generino nuove sinapsi (collegamenti neuronali) formando circuiti cerebrali prima inesistenti… Da qui, la possibilità di curare. Nel 1980, come noto, furono chiusi i manicomi e lo psichiatra, che prima dipendeva dal ministero dell’Interno, oggi risponde al ministero della Sanità come tutti gli altri medici.

Vittorino Andreoli nel 2013 scrisse “I segreti della mente” proprio per aiutare i familiari a cogliere i primi segnali dei disturbi mentali (ignorarli o minimizzarli può fare aggravare la situazione in maniera irreparabile). Ma a volte i familiari stessi hanno problemi psichici o temono il marchio terribile della follia… Spesso si tratta di nuclei “chiusi”, e d’altro canto un estraneo (che intraveda pericolosità) non può far nulla se i familiari fanno muro fingendo che sia tutto normale e soprattutto rimandando (col proprio atteggiamento) al sofferente l’idea che non fa nulla di strano… Niente di peggio che dire a una persona che ha disagi (nevrosi d’ansia; comportamenti ossessivi): ”Ma quando mai? Tu stai bene!”.  Ignorare i segnali porta alla disperazione l’interessato, che soffre ma non è aiutato a capire il perché…

 Le nevrosi nascondono sempre un conflitto interno, inconscio, quindi come può la persona che soffre “centrare” da sola il problema?

Ma quale estraneo si prenderebbe la responsabilità  di denunciare, così interferendo  in maniera drammatica negli equilibri (squilibri) familiari con imprevedibili conseguenze anche per eventuali soggetti terzi più deboli? Le persone disturbate (drammatizzando ogni sciocchezza) appaiono anche fragili e non in grado di sopportare quelle che possono essere vissute come accuse e non tentativi di aiuto.

Una volta presa consapevolezza del problema, bisognerebbe trovare il terapeuta adatto. Un terapeuta mal scelto può risultare molto dannoso.