I dati ufficiali su furti scippi e rapine sono soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno ripreso con maggiore intensità  dopo la fase del lockdown e attualmente dilagante anche ai danni degli strati sociali più deboli. Ormai si scippa per poco, anche soltanto per strappare un vecchio cellulare a un ragazzino. La novità è che a Napoli uno dei bersagli privilegiati dei delinquenti sono diventati i lavoratori srilankesi, che si muovono numerosi soprattutto tra i vicoli di via Toledo, Montesanto, il Cavone e il rione Sanità. Qualche settimana fa ci sarebbe stato addirittura un raid a mano armata, da parte di un gruppo di malavitosi che hanno bloccato un pullman carico di  pellegrini da poco partito dalla zona del Museo (la stazione del metrò è l’abituale luogo di raduno in occasione dei viaggi). Secondo il racconto di alcuni degli immigrati, due o tre uomini – almeno uno dei quali armato di pistola – sono saliti a bordo e hanno costretto i passeggeri  a consegnare oggettini d’oro, borse, borselli e denari (ma probabilmente c’erano dei complici in moto e a far da “pali”). E prima della fuga, la pistola puntata al volto delle vittime come a dire “Se parli… ti vengo a cercare e ti ammazzo”.

Episodio – non sarebbe stato denunciato – del quale si parla molto tra i componenti di questa comunità pacifica onesta e laboriosa, cosicché la notizia è giunta anche alle orecchie di qualche napoletano che ha potuto valutare nel tempo l’attendibilità dell’interlocutore (i srilankesi al 90% lavorano come domestici o badanti). E adesso nella comunità si respira tensione e paura. Un danno economico e, ancor più grave, la sottrazione – con soldi e oggetti d’oro – anche di alcuni passaporti… La difficoltà a denunciare è dovuta anche al fatto che non parlano bene la nostra lingua (non esiste neppure un vocabolario italiano-srilankese) oltre che al timore di poter subire ritorsioni se si rivolgessero alle forze dell’ordine.

I srilankesi probabilmente sono stati presi di mira perché si pensa che circolino con parecchio denaro addosso in quanto alcuni si fanno versare gli stipendi in contanti, dai datori di lavoro,  per poi mandare il denaro alle famiglie lontane attraverso qualche congiunto in partenza o recandosi presso qualche money transfer… Persone di antichissima civiltà (nella foto, un raduno dopo la Pasqua di sangue 2019) che abitualmente tornavano una volta all’anno o ogni due anni nel loro Paese d’origine – all’altro capo del mondo, distante una ventina di ore d’aereo – ma a causa delle limitazioni per la pandemia attualmente c’è chi addirittura da quattro anni non ha potuto riabbracciare i familiari!

E allora non resta che una piccola pausa in un anno intero di lavoro: viaggi a sfondo religioso (Lourdes, Medjugorje) della durata di 4-5 giorni, al massimo una settimana. Il luogo del raduno è al Museo. Due/trecento persone alla volta arrivano da ogni parte della città con piccoli pullman per raccogliersi davanti alla stazione del Metrò  in attesa  che arrivino  pullman più capienti, quelli turistici, e iniziare il viaggio. Ma i  momenti di attesa adesso sono momenti di paura, paura di essere assaliti dai predatori…

Se la rapina di cui si parla fosse confermata, si tratterebbe soltanto dell’episodio più eclatante di un fenomeno che va avanti da tempo. Troppi i furti e gli scippi ai danni dei lavoratori di Sri Lanka. E non soltanto nel centro storico. Non c’è strada dove ci si possa sentire al sicuro. Due domeniche fa alle 7,30 è toccato a una badante essere scippata della borsetta in zona Vomero. Un’altra lavoratrice stava transitando per piazza Garibaldi quando due ragazzetti di 11-12 anni sopraggiunti alle sue spalle le hanno strappato lo zaino e poi si sono dati alla fuga riuscendo a seminare la poveretta che tentava di inseguirli (in quello zaino c’erano anche i documenti). Un’altra signora srilankese era appena scesa da un bus Anm quando si è accorta che le avevano tagliato chissà come la borsa e che il portafogli era sparito… C’è chi è stato rapinato dello stipendio appena ricevuto (si presume casualmente: non era uscito da una banca…).  Il danno maggiore è la perdita del passaporto, per chi lo porta sempre con sé e non sa dove nasconderlo.

L’unico precedente su una comunità straniera presa di mira da scippatori e rapinatori risale al 2016 quando i cinesi scesero addirittura in piazza con striscioni bilingue per chiedere più protezione e sicurezza. Poi è tornato il silenzio. Ma Napoli fa paura, come ha scritto un turista in una lettera dell’11 settembre a un quotidiano del Nord. Per sé e per gli altri,  i napoletani auspicano che lo Stato faccia sentire la sua presenza.