Donato all’Emeroteca Tucci, smarrito, ritrovato, un carteggio tra Mario Missiroli e Floriano Del Secolo – due giganti del giornalismo del Novecento le cui storie si intrecciano con le tormentate vicende del “secolo breve” – contiene trentacinque lettere inedite. E ora quelle lettere sono raccolte in una bella pubblicazione della stessa “Tucci”, l’emeroteca dei giornalisti, a cura del presidente della ultracentenaria istituzione culturale napoletana, Salvatore Maffei, e della responsabile della comunicazione, Stefania De Bonis.

La copertina del libro

Un libro di 209 pagine in carta patinata,  ricco di illustrazioni a colori e di  informazioni storiche relative agli intrecci di rapporti dei due protagonisti con altri personaggi di rilievo dell’epoca (da Carducci a Croce, da Naldi a Marroni,  da Prezzolini a De Nicola) nonché di retroscena del mondo giornalistico che si riverberano sull’attualità, non escluso uno “scoop” sulla vera storia del quotidiano bolognese “Il Resto del  Carlino” ch’era rimasta ignota per 110 anni persino ai bolognesi (nel 1909 gli eredi  del socialista Amilcare Zamorani lo vendettero agli agrari emiliani ch’egli aveva tanto combattuto; non diversamente da quanto poi accaduto nel 2019 a “la Repubblica”, venduta dai figli di Carlo De Benedetti agli eredi dei “nemici” paterni, gli Agnelli). Il volume comprende gli atti del convegno che fu organizzato dall’Emeroteca il 2 luglio del 2021 in occasione dell’esposizione del materiale epistolario, con le relazioni degli accademici Emma Giammattei (emerita del Suor Orsola) ed Ernesto Mazzetti (Federico II), già direttore della sede regionale Rai della Campania.  Riproduzioni fotografiche di Antonio Coppola e Umberto Mazza.

Salvatore Maffei

 

È la sedicesima pubblicazione (tutte di grande interesse) realizzata nell’ultimo quarto di secolo dalla prestigiosa istituzione culturale fondata nel 1907 da un gruppo di venti giornalisti – fra i quali Nicola Daspuro, lo stesso Del Secolo e Vincenzo Tucci – corrispondenti da Napoli di varie testate nazionali, alle quali trasmettevano le notizie via telegrafo. Una “casa della cultura”  che ha sede nel monumentale Palazzo delle Poste in piazza Matteotti, nota agli studiosi dei quattro continenti. Salvata dal declino e incrementata grazie all’appassionato impegno di Salvatore Maffei, l’Emeroteca Biblioteca Tucci consta di oltre 300mila volumi comprendenti più di 10mila collezioni di periodici italiani e stranieri dal 1648, dei quali 3mila introvabili in Campania e circa 300 unici al mondo, e di oltre 45mila libri tra i quali incunaboli, Cinquecentine e Secentine. E poi decreti, ordinanze, leggi (folta raccolta giuridica), stampa clandestina, manoscritti e lettere inedite di artisti, prelati, statisti e, soprattutto, la più ricca collezione di manifesti futuristi esistente nelle biblioteche italiane.  Dal 1999 dichiarato “di notevole interesse storico” dal Ministero dei beni culturali, l’Archivio della Tucci aderisce al sistema bibliotecario nazionale ed i sistemi di catalogazione sono conformi ai relativi standard. Negli accoglienti ambienti c’è anche una pinacoteca.

Circa duecento laureandi o dottorandi di università italiane e straniere elaborano ogni anno le loro tesi presso la “Tucci”, frequentata anche da studiosi provenienti dalle università europee e perfino dal Giappone, dal Canada , dagli Stati Uniti e dall’Australia per realizzare pubblicazioni storiche, artistiche, letterarie, scientifiche. I più assidui e numerosi fruitori di questo patrimonio unico sono naturalmente i giornalisti e non solo quelli iscritti all’Ordine della Campania.  L’Emeroteca Biblioteca Tucci è un ente privato che svolge gratuitamente un servizio di consultazione pubblica, organizza mostre, convegni e seminari cui fa seguito la pubblicazione di cataloghi e monografie fuori commercio, cioè destinati in omaggio alle maggiori biblioteche italiane e straniere, a università, istituti culturali, studiosi e giornalisti; un ente privato che negli ultimi tempi ha corso il rischio della chiusura per la miopia o la morosità di alcuni enti pubblici vecchi sostenitori. Il rischio è stato scongiurato nei mesi scorsi dall’intervento della Camera di Commercio presieduta dal dottor Ciro Fiola che ha ricondotto il sostegno alla tradizione iniziata dall’Ente camerale nel lontano settembre del 1915, permettendo la continuazione di un servizio unico e favorendo l’incontro generazionale tra la cultura già fatta e quella in fermento.

Ma qual è la funzione di biblioteche, emeroteche, archivi nell’era digitale? Forse serviranno a salvarci dalla deriva verso la quale ci trascina la valanga martellante di immagini senza radici, senza un contesto in cui inserirle.  Servono a difenderci dal mainstream, dai condizionamenti calati dall’alto. Mai come adesso la cultura (avere solide basi e capacità di esercitare il senso critico) è libertà.

Senza considerare che le continue innovazioni informatiche rendono presto obsoleti gli strumenti elettronici in grado di leggere supporti (nastri, dischi, schede di memoria) non compatibili con i computer di ultima generazione. La conservazione dei dati per lunghi periodi appare difficile. La rivoluzione tecnologica, insomma, sembra non essere in grado di salvaguardare il patrimonio della civiltà. Al contrario della carta.

Lo Stato dovrebbe tutelare questi beni della collettività.
(precedenti  articoli  7/7/2021)