Un suggerimento a tecnico e presidente: si mettano in silenzio stampa permanente

Se invece di essere giornalisti fossimo tifosi dovremmo augurarci, per il bene del Napoli, che De Laurentiis e Spalletti scelgano permanentemente e definitivamente il silenzio stampa. I danni che stanno procurando alla tranquillità dell’ambiente con le ultime uscite sono diventati incalcolabili.

Prendiamo Spalletti. Aveva appena finito di ammettere di aver detto delle “bischerate”, che immemore, è tornato alla carica, subito dopo. “Se si sotterra la bontà di questo campionato, mi arrabbio”. E dai, è mai possibile che continui, più testardo di un mulo, a difendere l’indifendibile? Il Napoli ha raggiunto il piazzamento Champions, è vero. Ma non frega a nessuno, tranne che a De Laurentiis e al suo portafoglio. Il Napoli ha buttato al vento uno scudetto in tre partite, e nessuno ci ha spiegato perché. Così come nessuno ha spiegato perché l’anno scorso si pareggiò l’ultima decisiva in casa con il Verona. Se non si capiranno questi due momenti, (altro che dimenticare Verona!) l’anno prossimo si correrà il rischio di fare il tris. Chiaro?
Spalletti lo conoscevamo. Nulla di nuovo. Ha infilato uno strike iniziale di otto vittorie e su quell’abbrivo ha campato di rendita. Poi, come sempre gli è accaduto, quando le cose sono cominciate a girare per il verso storto, ha perso tranquillità, calma, lucidità. E nel momento topico è venuto meno. Son venuti a galla tutti i suoi limiti, conclamati: permalosità, arroganza, incapacità di analizzare con raziocinio i fatti accaduti.
Se lo vogliamo giudicare in assoluto, dal suo punto di vista, ha forse anche qualche ragione nel sostenere che lui il suo l’ha fatto. Gli era stato chiesto di approdare in Champions. Risultato conseguito. Fino ad un certo punto, però. Perché se c’è stato qualcuno che ha parlato di scudetto questi è stato proprio Spalletti. L’unico che ha detto di crederci, ha persino commentato: “Una prospettiva così quando mi capiterà più!”. Ci credeva eccome.
Ma il calcio, caro Spalletti (e caro De Laurentiis) non è solo, anzi non lo è affatto, competizione in cui ci si possa limitare al rispetto dei piani contrattuali. Il calcio è passione e, al di là di chi investe i soldi, vive attraverso una componente essenziale, la tifoseria. E se ai tifosi dai l’illusione di poter lottare per la vittoria finale, che è la sola cosa cui tengano (vincere la Champions non è nelle possibilità del Napoli) e il successo ti sfugge per una serie di circostanze ancor oggi assurde (otto punti persi in tre partite, di cui due al Maradona), non puoi trincerarti dietro l’alibi dell’obiettivo finale raggiunto.
Il Napoli, per colpe attribuibili in gran parte ai suoi calciatori, ha sciupato uno scudetto. E quest’anno si era creata una condizione irripetibile, visto che la vincitrice se lo aggiudicherà con il bottino più basso degli ultimi quindici anni. Come andrà a finire ora con Spalletti che provoca scossoni nell’ambiente, che attacca i giornalisti, non si può prevedere. Una mina vagante, al di là del buonismo di maniera affiorato dopo le inutili ultime vittorie in campionato. Per ora presidente e tecnico hanno siglato un armistizio. Quanto durerà?
Spalletti si lamenta perché sostiene che quando è arrivato ha trovato non contestazione, ma indifferenza. È vero, c’erano le macerie di Gattuso, il mistero mai chiarito del pareggio con il Verona. Spalletti s’è messo al lavoro nell’indifferenza, confermiamo. Ma che cosa ha risolto? Gli stessi punti di Gattuso e tre misteri irrisolti invece di uno. E c’era bisogno di Spalletti per fare gli stessi punti di Ringhio e per ampliare ancor di più il mistero?

Quel che è certo è che Spalletti non sarà ricordato per aver riportato il Napoli in Champions, ma perché con le sue decisioni strampalate (vedi cambi assurdi, insistenza su due “cadaveri” a centrocampo e ostracismo a Mertens e Demme) e con il suo non voler affrontare e risolvere la questione del “male oscuro” che sistematicamente si presenta quando c’è da fare il salto di qualità, ha contribuito a sprecare uno scudetto, mai così vicino, nemmeno nell’anno dei 91 punti finali con Sarri.
Certo anche De Laurentiis ha la sua parte di responsabilità. Ecco perché parlavamo di auspicabile silenzio stampa. Dopo la sconfitta di Empoli ne ha dette di tutti i colori, e ne ha fatte di tutti i colori. La storia del ritiro ritirato e delle “cene terapeutiche” resterà negli annali del Napoli. Una barzelletta, una brutta figura cosmica. Per non parlare delle scorie, al momento solo assopite, provocate dalle affermazioni sul tecnico che non ha casa e famiglia a Napoli. Benitez, Mazzarri e Sarri non avevano casa né famiglia eppure hanno fatto bene, se non benissimo. L’unico che ce l’aveva, con moglie, figli e nipoti al seguito era Ancelotti. Ed è finita come è finita.