La figuraccia di Milano e l’esempio di Napoli

da | Apr 2, 2022 | editoriale, Primo piano

Il direttore d’orchestra russo Valery Gergiev cacciato dalla Scala di Milano solo perché non ha accettato l’imposizione di dire due parole contro Putin e contro la sua guerra prima di un’esibizione. Un corso sul grande scrittore russo Fedor Dostoevskij annullato alla Bicocca di Milano (che poi ha fatto marcia indietro). Questo è il modo “milanese” di affrontare un tema delicato come quello della guerra. Una figuraccia, a nostro avviso, a cui in Russia hanno risposto con dei manifesti affissi a Mosca con su scritto “In alcuni Paesi hanno deciso di non interpretare Sostakocih. Noi invece abbiamo deciso che la musica di Vivaldi è sempre bellissima. La cultura non si cancella”. Al contrario, Napoli pur condannando la guerra, mostrando decine di drappi del colore della bandiera ucraina ed accogliendo migliaia di profughi fuggiti dalle bombe russe, ha dato prova ancora una volta di essere una città tollerante e inclusiva, capace di considerare l’arte e la cultura non politicizzate, non solo con le parole pacate del sindaco Manfredi che si è limitato giustamente a condannare la guerra ma anche con il murale di Jorit che raffigura il volto di Fedor Dostoevskij disegnato a Napoli in segno di protesta contro la sospensione del corso sul grande scrittore russo alla Bicocca. Un’iniziativa apprezzata da Putin, che ha sottolineato come questi gesti diano “speranza”. “L’Occidente – ha detto Putin – sta cercando di cancellare la cultura russa, l’ultima operazione così massiccia per distruggere la letteratura indesiderata è stata condotta in Germania dai nazisti”. Ma vuoi vedere che, come diceva Luciano De Crescenzo, “in questo mondo del progresso, in questo mondo pieno di missili e di bombe atomiche, io penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che ha l’umanità per sopravvivere”.

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EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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