Napoli, meno ansia

da | Mar 12, 2022 | Primo piano

Gli azzurri “tradiscono” quando aumenta la pressione

Diciamolo francamente: a Napoli ce la suoniamo e ce la cantiamo come vogliamo a seconda dello spirare del vento, soprattutto quando l’oggetto o il sogno delle nostre fantasie, viene meno ribellandosi a etichette, definizioni e/o giudizi dati in pompa magna e magari pure frettolosamente. Ergo: il Napoli maturo migliore delle altre squadre, pronto al definitivo salto di qualità qui a Napoli non può esistere, soprattutto con una società strutturata come quella azzurra dove c’è un uomo solo al comando e che considera più importante di ogni cosa il bilancio virtuoso. A dieci giornate dalla fine del campionato, la fragilità nervosa imbarazzante vista contro un Milan per niente irresistibile ma più “sereno”, non promette bene per il finale di stagione visto che Juve e Atalanta sono col fiato sul collo degli azzurri. Contro i rossoneri il Napoli ha giocato una partita sbagliata, così come, forse, in modo sbagliato l’aveva preparata caricandola anche con il suo allenatore di enfasi e di inutili e dannose pressioni per un gruppo che sin qui ha dimostrato di dare il meglio di sé solo quando gioca in serenità senza assilli o dimostrazioni da dare a se stesso o ai tifosi. Era spaventato ancor prima di cominciare. I primi venti minuti nascondevano i mali eccessivi in una squadra che tutti, critici e addetti ai lavori, avevano definito per spessore tecnico e talento, più completa del Milan. Già a Roma contro la Lazio Insigne e Ruiz con i loro goal avevano tenuto in linea di volo una squadra che non aveva entusiasmato se non negli ultimi minuti di gioco quando era riuscita a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a vincere. Come già successo altre sei volte al “Maradona”, neanche i loro goal sarebbero riusciti a riempire il vuoto di una squadra inguardabile, con una difesa ballerina, un centrocampo di mozzarelle e due esterni…al gioco.

A nostro sommesso avviso già alla fine del primo tempo, sullo 0-0 il Napoli non sembrava aver futuro. Spalletti, ne siamo convinti, aveva già intuito ma in cuor suo sperava in qualche improvviso bagliore di classe, decisivo come a Roma. Non c’è stato ed alla fine il tecnico ha laconicamente commentato “Se non sai reggere a queste pressioni che ti sei ritagliato tu stesso con merito, con prestazioni importanti, allora diventa tutto più difficile”. Già, diventa tutto più difficile. E però con ancora dieci partite Spalletti deve combattere e sconfiggere l’insostenibile leggerezza dell’essere di una squadra che da anni purtroppo ha un deficit insormontabile ogni volta che è chiamata a prove decisive. Il tecnico di Certaldo ha sempre detto che è venuto a Napoli per vivere un’avventura con una squadra che gli sembrava costruita apposta per lui, rischi compresi e per rispolverare l’animo battagliero sopito da due stagioni sabbatiche. Dire adesso che non ci stia riuscendo è una bugia, così come sono false le critiche impietose rivoltegli da chi ha invocato i ritardi nei cambi o addirittura un diverso “undici” da schierare contro il Milan. Sono gli opinionisti del dopo domenica, gente che il calcio l’ha visto solo in televisione o giocato alla play station. Ora, è giusto che Spalletti e il Napoli si giochino il presente con un occhio però anche al futuro. Perché siamo certi che il Napoli per Spalletti è la vera sfida della sua vita di allenatore e se il Napoli è per Spalletti l’occasione della vita, va pure detto che Spalletti rappresenta per Napoli ed il Napoli ma soprattutto per Adl l’occasione di sconfiggere un destino cinico e baro e le critiche feroci di “non voler vincere ma fare solo business”. Spalletti, stranamente, dopo il Milan non ha perso la calma ed è stato lucido anche nelle dichiarazioni più forti: “Chi pensa che la sconfitta mi possa cambiare è fuori strada”. Parole di chi ha capito l’ambiente in cui è capitato. Cerca alleati, non nemici. Nel gruppo e tra i tifosi, mi auguro anche nel De Laurentiis padre-padrone. Domenica sera ha urlato interiormente la sua rabbia contro il fantasma dell’opera che è stato il Napoli che avrebbe voluto vedere e che è venuto meno. Ecco il Napoli scollato, scombicchierato e disarmonico visto contro un Milan non eccelso. Le prossime partite si giochino senza pensare a triangolini o alla classifica ma solo per divertirsi per il piacere di giocare come è accaduto spesso. È il modo migliore per chiudere bene la stagione ed iniziare a progettare al meglio la prossima. È giusto perciò che Spalletti non si arrenda ma si guardi dentro senza sovrastrutture o falsi miti e che si dia risposte sincere. Prima che il “buco nero”, Adl, finisca con l’inghiottire anche lui, come è stato con tutti gli altri allenatori, ed i suoi propositi di vittoria alla ricerca della storia o del Mito, o.… dell’immortalità.

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EDITORIALE

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