Ancora non siamo usciti dal flagello della pandemia (dovrebbe cessare il 31 marzo lo stato di emergenza) e già sentiamo parlare di guerra, la questione Ucraina… Crisi che hanno gravato e gravano soprattutto sulle donne – storicamente deputate alle funzioni di “accudimento” – per problemi di lavoro e per la carenza dei servizi (anche se gli uomini non se la passano meglio). Niente aiuti per crescere i figli. Crollo delle nascite senza precedenti.

Otto marzo 2022, una Giornata internazionale della donna segnata anche stavolta da una incessante serie di femminicidi. Ma un segnale forse ancora più allarmante arriva dalle violenze dell’ultimo dell’anno a Milano: decine di donne aggredite durante i festeggiamenti della notte di San Silvestro in piazza Duomo da “branchi” di immigrati che le hanno strattonate molestate e in qualche caso violentate e derubate dileguandosi poi tra la folla mentre terrorizzavano anche gli uomini con lanci di razzi e di petardi… Un fenomeno criminale nuovo, in Italia – quello di gruppi di uomini ubriachi o drogati “a caccia” di donne durante eventi di massa – ma con un clamoroso precedente in Germania risalente al Capodanno 2016 quando due migliaia di uomini di origine nordafricana o araba suddivisi in branchi aggredirono sessualmente centinaia di donne nelle piazze di Colonia, Amburgo, Stoccarda (ed analoghi episodi avvennero contemporaneamente in Svizzera e in Finlandia).
Stavolta come allora, le forze dell’ordine presenti non si sono rese conto subito di quanto stava accadendo. Ciò sarebbe avvenuto – spiegò poi il questore di Milano – a causa della tecnica usata dai molestatori, la tecnica della nuvola. Gli aggressori in pochissimo tempo realizzano delle “nuvole” attorno alle vittime, in un contesto di euforia e di forte rumorosità. Schermati prima dalla folla in movimento e poi fuggendo confusamente…

In pochi hanno chiesto giustizia, nel timore di essere accusati di xenofobia (c’era stato un tentativo delle fonti di sorvolare sull’identità degli aggressori, il che avrebbe significato omettere un elemento “tecnico” indispensabile per l’intelligenza del fatto). Assordante poi il silenzio delle cosiddette radical-chic sino a poco tempo fa entusiasticamente impegnate, invece, nella campagna alla moda del “metoo”… Ma c’è poco da scherzare.
Non festa della donna ma occasione di riflessione sugli obiettivi ancora da perseguire, sulle conquiste e sul prezzo pagato (dalla società intera) per queste conquiste, con attenzione a quel che avviene in altri Paesi (infibulazione, spose bambine) e alle straniere che vivono in Italia (si pensi all’ansia delle ucraine per la sorte dei propri familiari). Famiglia nel mirino, si trasformano i ruoli dell’uomo e della donna (all’origine dei femminicidi c’è anche la frustrazione del maschio) mentre scuola e mass media – film, festival, moda – influiscono sui processi di costruzione identitaria “stimolando” una nuova percezione, all’insegna del genderfluid, rispetto alle identità tradizionali. Deresponsabilizzazione degli adulti. Giovani allo sbando, privi di punti di riferimento. E diminuiscono sempre più le nascite, in un clima di sfiducia che inchioda nella solitudine.
Una buona notizia? Lo scettro di Miss Italia a Zeudi Di Palma, la ragazza “modello” di Scampia che sfata i vieti stereotipi sul quartiere settentrionale… Chi scenderà in strada a festeggiare, si ricordi che l’8 marzo c’è lo sciopero dei trasporti.
Luisa Russo