I vuoti del Maradona non dipendono solo dal Covid.Tifosi sempre più spaesati e meno innamorati

Un giorno, neanche tanto all’improvviso, sembra che l’amore dei tifosi azzurri per la loro squadra sia evaporato in modo pressochè totale e definitivo. L’avvio di Insigne, quello quasi certo di Mertens e di qualche altro vecchio pretoriano del ciuccio – che Adl vorrebbe rimpiazzare con un cavallino rampante (ma non era il logo dell’Internapoli degli Anni 70 e di Vinicio? ndr) – solo in parte spiega lo spaesamento che vive oggi il tifoso azzurro. Uno spaesamento che, negli ultimi tempi, complice anche il Covid, è man mano aumentato fin quasi a un distacco da quello che era l’amore eterno verso la squadra e non solo in senso figurato. De Laurentiis s’è preso tutto, anche l’anima di un popolo di tifosi agendo da imprenditore senza un minimo di passione ed è ormai chiaro da tempo che il Napoli, nonostante progetti, premesse e promesse iniziali, non lo comprò certo con l’intenzione di vincere scudetti.

Con la Filmauro in difficoltà gli venne servita su un piatto d’oro l’imperdibile occasione di acquistare il Napoli. Lo comprò, facendo l’affare della vita, senza sapere di calcio ma pensando solo al business prospettatogli. Ha sfruttato la passione di una piazza unica di cui, alla lunga, s’è infischiato pretendendo di gestire, come la povera Filmauro, una azienda atipica come una società di calcio che richiede denaro, investimenti, competenza, ma anche un briciolo di fortuna e sentimento per produrre emozioni nei suoi fruitori, i tifosi, e risultati e profitti per se stesso. I minimi storici di presenze, prima al San Paolo, ora al Maradona, hanno ben poco a che vedere con l’effetto Covid, perché l’indifferenza se non il disamore, si coglie tra i tifosi nei bar, nei vicoli, per la strada. Adl ha sradicato il Napoli dei napoletani e dai napoletani. E la gente con il passare delle stagioni ha sempre più compreso l’unico obiettivo di De Laurentiis: pensare solo ai suoi utili, infischiandosene di vincere se non nel virtuale campionato della finanza “virtuosa”. Non c’è niente di Napoli e dei napoletani in questa società. L’alienazione, lo sradicamento, un senso di appartenenza e partecipazione sempre più lontani, sono lo stato d’animo dei tifosi azzurri oggi e lo saranno di più nel prossimo futuro. L’addio di Insigne, capitano amato e criticato come si conviene a chi deve fare i conti con il “nemo propheta in patria” è l’ultimo capitolo di una storia che potrebbe diventare un incubo, se non lo è già, per i tifosi. Non ci sembra neanche più la storia di un club che decide di cambiare pelle e fa scelte radicali. Perché così non è stato quando si è lasciato andare via Benitez, s’è litigato con Sarri, s’è dato il benservito prima ad Ancelotti e poi a Gattuso. Sembra quella di De Laurentiis, piuttosto una sfida. La sfida estrema. A tutta la tifoseria, anzi a quella che è rimasta. Pensa solo a se stesso De Laurentiis, in un’unica direzione senza mai spiegare o dire il perché di certe scelte oppure parlando di strategie e progetti che mai sono esistite per la gente se non per fini personali.

È riuscito, l’ha fatto diverse volte, a smontare la storia identitaria del Napoli, fondata sui transfert affettivi, le emozioni e i sentimenti veri dei tifosi verso i loro tanti beniamini. Anche l’ultimo “sforzo” del Maradona statua e della maglia con l’effige dell’argentino sono stati puro business. L’addio di Insigne, perciò, è stata l’ultima sfida verso il popolo azzurro. Dopo l’ammutinamento del novembre 2019 De Laurentiis aveva solo persone fastidiose da togliersi dai piedi. E di Insigne, poi, non ha mai creduto nelle sue capacità di campione e di leadership, visto il rinnovo propostogli. A torto o a ragione, non sappiamo, ma abbia il coraggio e l’onestà di dire la verità. Dare una versione diversa è pura ipocrisia, un tentativo estremo, l’ennesimo, di confondere le idee ai tifosi. Sempre più spaesati e sempre meno innamorati. Il futuro è tutto da capire. Vedremo come andrà con Spalletti, uno che si fa ascoltare ed è aziendalista. Uno che ha molte cose da dire e che sa spiazzare l’interlocutore con continui contropiedi dialettici. Ed è proprio lui, toscano senza peli sulla lingua, a poter ridare speranze di vera grandezza e di nobiltà ai tifosi, quasi rassegnati, diventati schiavi alla pari di tante figurine televisive e della carta stampata di un presidente egocentrico e senza affetto verso i tifosi.