La metro a singhiozzo

da | Gen 22, 2022 | InEvidenza

Corse a rilento, tratta limitata Piscinola-Dante e assenza di biglietti in stazione: il servizio di trasporto pubblico ha offerto un’altra pagina nera ai napoletani e ai turisti che, nonostante tutto, affollano anche in questi giorni la città. Tanti di loro, però, hanno dovuto fare i conti, ieri, con le lunghe attese sulla banchina (fino a 24 minuti) e con l’impossibilità, a partire dalle 14, di raggiungere la stazione Centrale di piazza Garibaldi. Un disservizio, quello della chiusura delle stazioni tra Dante e Garibaldi, che non è stato nemmeno comunicato ai turisti con il risultato che molti di loro, muniti di valigie, sono stati costretti a scendere a Dante e poi proseguire a piedi rischiando di perdere il treno. Un danno all’immagine della città e al turismo.

La prima metro al mondo chiusa per umiditĂ 

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Stop alla stazione Università fino al 15 ottobre. Pavimentazione da sostituire: “materiale non idoneo” A poco più di 11 anni dall’inaugurazione la stazione metropolitana di piazza Bovio necessita di 4 mesi di lavori per sostituire le “pregiate pavimentazioni” con un...

De Luca trasforma in positivi i primati negativi della regione

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De Luca, dopo un periodo di “appannamento mediatico” sta tornando al proscenio con tutta la sua carica comunicativa. E lo fa, per non smentirsi, nel bene e nel male. Replica, ad esempio, alla stravagante inchiesta della Procura di Napoli sugli appalti durante la prima...

Manfredi hai voluto la bicicletta? Ora pedala

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Al sindaco il compito di ben sfruttare i soldi del patto per Napoli. E di darsi una svegliata La pompa è stata davvero magna. Sembrava che il miliardo e duecento milioni di euro consegnati virtualmente da Draghi a Manfredi (nella foto) fossero un grazioso regalo del...

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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