Una partita di ping-pong fra Dacia Maraini e Gioconda Marinelli

da | Dic 3, 2021 | Cultura&Spettacolo

Dacia Maraini si racconta per la prima volta in un ritratto intimo, personale, inedito. “Alfabeto quotidiano. Le parole di una vita” (collana La camera del fuoco, 128 pp., 13,50 euro), Marlin editore, la casa editrice fondata da Tommaso e Sante Avagliano.
 La presentazione a Napoli è in programma martedì 7 dicembre, alle 16,15, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in via Monte di Dio n. 14, in collaborazione con l’associazione Eleonora Pimentel “La tela del Mediterraneo”, nel segno di uno scambio culturale trentennale fra l’Istituto e Maraini, più volte ospite del settecentesco Palazzo Serra di Cassano che vide la Rivoluzione partenopea ed è culla della cultura internazionale. Dopo i saluti di Massimiliano Marotta, presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, e dell’editore Sante Avagliano, intervengono Esther Basile, filosofa, poetessa e curatrice del Premio “L’Iguana – Anna Maria Ortese”, ideatrice del Festival della Letteratura e saggistica filosofica che giunge alla XV edizione e insignita di due Medaglie dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e la giornalista e scrittrice Tjuna Notarbartolo, che dirige il Premio letterario “Elsa Morante”, in un confronto con Dacia Maraini e la scrittrice Gioconda Marinelli. Letture a cura dell’attrice e produttrice teatrale Ingrid Sansone e videoriprese a cura di Maria Rosaria Rubulotta. Ingresso libero con obbligo di green pass con documento di identità o, in alternativa, l’esito negativo di un tampone eseguito entro 48 ore dalla data dell’evento.
Frutto di una lunga amicizia, questo testo raccoglie, attraverso 250 parole, un’ampia conversazione sui più svariati argomenti: da quelli quotidiani alle passioni e alle battaglie di sempre, presentati in ordine alfabetico.
In primo piano un confronto serrato fra la grande autrice e la giornalista e scrittrice Gioconda Marinelli in un libro appassionante. In rilievo, durante la presentazione, le parole semplici e profonde che animano il mondo variegato di una scrittrice di livello internazionale, tradotta in una ventina di Paesi.
In questo libro, l’autrice di successi di critica e pubblico come “La lunga vita di Marianna Ucrìa” e vincitrice dei premi Strega e Campiello rivela squarci significativi del proprio mondo interiore e affronta senza remore sentimenti, valori, emozioni, piccole debolezze, convincimenti, ferite, abitudini ed esperienze.
Nella sua introduzione, dal titolo “Volare con le parole”, Dacia Maraini definisce il libro dotato del “ritmo di una partita di ping pong”: «Gioconda Marinelli mi ha proposto questo gioco dei vocaboli e io, dopo varie perplessità, l’ho accettato. E devo dire che mi sono divertita. Ci siamo divertite. Il ritmo è sempre stato un motivo di allegria per me: il ritmo delle parole, il ritmo del pensiero, il ritmo del ballo, il ritmo del respiro, il ritmo dei passi. (…) Il ritmo quindi è volo. Le parole scappano dalle mani e prendono a volteggiare per la pura gioia di tenersi sospesi per aria. È un sogno che faccio spesso. Ecco io spero che leggendo questo libro si sia presi dalla voglia di giocare e di volare da un tetto all’altro solo per il piacere di farlo».
Dalla conversazione emergono interrogativi esistenziali: domande sul senso della vita, sull’amore, la sofferenza, la violenza, la morte. Né mancano temi scottanti e attuali come l’inquinamento e la pandemia o, in relazione al passato, riferimenti all’infanzia difficile, con l’internamento per due anni in Giappone, e a figure centrali del Novecento come il padre Fosco, Moravia, Pasolini, Morante, Piera Degli Esposti. «La memoria è anche una presa di coscienza e quindi comporta responsabilità etica. Per questo è importante ricordare», evidenzia l’autrice di “Bagheria”, “Voci”, “Colomba” e “Trio”.
Non manca l’amore per la lettura: «Ovunque vado mi porto appresso un libro da leggere, magari anche piccolo, da nascondere in una tasca. In ogni occasione lo tiro fuori: un’attesa, un tragitto in autobus o in metropolitana, anche sul taxi leggo, salvo che sia buio. Una volta ho fatto ridere tutti perché mi sono messa a leggere sullo skilift. Divento svogliata e triste se non ho una storia che mi catturi e mi porti per mano in paesaggi sconosciuti, dentro stanze non mie, in tempi lontani e seducenti. Non potrei vivere senza leggere».
La romanziera, oltre che drammaturga e saggista sempre attenta ai conflitti contemporanei, non dimentica neppure il tema a lei caro della libertà della donna: «Se un uomo dice “voglio essere libero” si pensa alla libertà di parola, di pensiero, di azione. Se una donna dice “voglio essere libera”, si pensa immediatamente alla libertà sessuale. Vede che anche le parole sono misogine?».
Si tratta di un’occasione per conoscere i pensieri più reconditi e i moti dell’anima di una personalità che ha dedicato la propria esistenza alla scrittura, partendo dal presupposto di “non avere niente nella propria vita di cui non si possa parlare pubblicamente”.
«Chi conosce l’impegno letterario di Dacia Maraini, il suo linguaggio semplice, trasparente, sincero e allo stesso tempo profondo e ricco di vibrazioni, sa che i suoi pensieri sono incisivi e acuti e le riflessioni penetranti.  In questo dialogo coinvolgente sugli argomenti più vari, da quelli quotidiani alle passioni e alle battaglie di una vita, si affrontano grandi temi e tutto ciò che ci appartiene: i valori, le emozioni, le aspirazioni, le regole, le nostre parole. “La realtà, come scrive Dacia, è complicata e sempre sorprendente”. Ed è un piacere ascoltarla, perché so che dirà sempre qualcosa di unico», sottolinea Gioconda Marinelli.
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EDITORIALE

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di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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