Femminicidio, serve una legge

da | Nov 20, 2021 | Primo piano

Appello del padre di Ornella Pinto al Capo dello Stato: “Norme specifiche ed efficaci”

Nella notte tra il 12 e il 13 marzo una professoressa di 39 anni, Ornella Pinto, fu massacrata a coltellate nel sonno dall’ex compagno Pinotto Iacopino, 43 anni, mentre il loro bambino di due anni era a letto terrorizzato nella stanzetta affianco: il primo femminicidio del 2021 in Campania. Giovedì prossimo, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, su iniziativa della direzione del Polo museale in ricordo di Ornella sarà installata una panchina rossa alla Certosa di San Martino, nello storico giardino della “Chiesa delle donne”.
Un evento particolarmente significativo anche per il papà di Ornella, Giuseppe Pinto, stimatissimo ex dipendente dei beni culturali nonché dirigente UIL TuCS (ha lavorato per vent’anni a Palazzo reale e poi proprio alla Certosa) il quale ha intrapreso una battaglia affinchè di tragedie come quella che ha devastato la sua famiglia non ne accadano più. E ora lancia un appello al Capo dello Stato affinchè “persuada” il Parlamento a varare una legge sul femminicidio (una legge specifica, incisiva, che inasprisca le pene e snellisca le procedure, a scopo deterrente). Quella del 2019 soprannominata “codice rosso” infatti non prevede pene specifiche (rispetto all’omicidio) ma si limita a definire alcune sfumature della violenza contro le donne e i reati-spia (maltrattamenti, minacce, persecuzione, lesioni, abusi) del pericolo… Ma in questo caso, non c’erano state avvisaglie. Fino al giorno prima di sferrare quelle 13 coltellate contro Ornella con una lama di 21 cm, introducendosi nella casa a due passi da via Foria, non c’erano state avvisaglie, anzi Iacopino (di Cercola, cogestore di un albergo a Ercolano) – che aveva ancora le chiavi di casa, alle quali non era stata cambiata la serratura – le aveva pure mandato un messaggino rassicurante. E lei aveva comprato per lui un dono che il figlioletto gli avrebbe consegnato alla festa del papà (giorno in cui il piccolo ha compiuto 3 anni). Ma evidentemente lui non accettava la separazione.
Poi Iacopino si costituì a Terni (dove pare abbia degli amici). Gli era stato contestato il reato di omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo; adesso pare che gli avvocati parlino di raptus… Ma sarà la magistratura, che sta procedendo spedita, a fare chiarezza.

Giuseppe Pinto

Intanto, per i familiari straziati, lo stillicidio delle udienze; e quello della burocrazia: per quasi 8 mesi, pur avendo consegnato a marzo il certificato di morte al Liceo artistico (dove Ornella era docente di sostegno) è continuato l’accredito degli stipendi sul suo conto corrente e adesso bisognerà fare le pratiche per restituire tutto (con la complicazione dei contributi).
A Ornella (laurea con 110 e lode, due master, due abilitazioni; appartenente a una famiglia stimata e benvoluta) sono già state dedicate altre panchine rosse ma sempre frutto di iniziative spontanee. La messa funebre fu celebrata dall’arcivescovo don Mimmo Battaglia. Panchina anche davanti alla sede Uil (presente Loredana Raia vicepresidente del Consiglio regionale) col cui ente di formazione Erpaf la vittima, impegnata anche nel sociale, in passato aveva collaborato. “Era una funzionaria dello Stato ma il Ministero della P.I. non s’è fatto vivo in alcun modo”, racconta il padre, “e c’è stata solo una interrogazione della parlamentare Flora Frate in una Camera dei deputati distratta”. Adesso il moto spontaneo del Polo museale, particolarmente significativo per la storia e il prestigio del luogo.
“La politica ha dimostrato la sua pochezza. Le procedure attuali sono inefficaci”, sottolinea Giuseppe Pinto: “Quando l’autore di un reato è reo confesso e la Scientifica ha dimostrato come sono andati i fatti, ci vuole una sentenza netta, e la certezza della pena”. Urge una legge sul femminicidio. Dove sono i partiti? Che cosa facciamo noi affinchè queste tragedie non si ripetano? Una battaglia in nome di Ornella, cercando ragioni per sopravvivere.

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