È un’Italia da rifondare

da | Nov 20, 2021 | Primo piano

La delusione per la mancata qualificazione fa rivivere periodi bui come l’esclusione ai Mondiali russi

Lettori manzoniani, tifosi di calcio potrebbero chiedersi: “Fu vera gloria?”. Sembra passato un secolo dall’Europeo vinto a luglio. E la sentenza, purtroppo, non sarà dei posteri ma degli spareggi cui l’Italia, brutta copia di quella trionfatrice degli Europei, sarà costretta a disputare a marzo per sue sole colpe. Sì, perché gli azzurri visti contro Bulgaria, Svizzera e Irlanda del Nord, sono rimasti invischiati in una ragnatela costruita da loro stessi con giocate scontate dalla quale non sono riusciti a liberarsi per tirare fuori un gol vincente. Non solo, anzi, non per limiti solo tecnici, ma per evidenti lacune di personalità e forse di presunzione. Hanno pensato i ragazzi di Mancini che prima o poi il gol buono, quello vincente, sarebbe venuto fuori come per magia o perché, da Campioni d’Europa, avversari di rango inferiore avrebbero commesso l’errore decisivo a furia di doversi difendere. Non è andata così e invocare il rigore fallito da Jorginho allo spirare di Italia-Svizzera, come l’errore fatale – che se realizzato, avrebbe portato gli azzurri in Qatar – diventa inutile esercizio di onanismo mentale. Quest’ultima Italia, quella del post Europei, ha deluso moltissimo per mancanza di carattere, coraggio, adeguata cattiveria agonistica. E il primo ad essere deluso è proprio lui, Roberto Mancini, che un finale di 2021 così angosciante e triste davvero non se lo aspettava visti i proclami di ottimismo e di fiducia del gruppo. Ma tant’è. Ora, in vista egli spareggi di marzo, più vicini di quanto si creda, è bene che tutti facciano un mea culpa generale: giocatori, tecnici, dirigenti federali e giornalisti. Sì, proprio quei giornalisti che a luglio inneggiavano agli eroi di Wembley e al nuovo corso del calcio italiano, sono diventati adesso i più severi censori di una squadra e di un sistema che da anni dovrebbe essere rifondato dalle basi.

Ma così va la vita… una mano di poker fortunata non può farti dire di essere un campione nel gioco e anche nel bluff. E l’Italia di Mancini senza essere tuttavia un bluff né diventata improvvisamente una squadretta, è lo specchio fedele di un calcio e di un campionato mediocre ove mancano talenti veri e ci si è affidati a bravi calciatori, che magari miglioreranno pure, ma mancano di genio, intuito e combattività e contro tre modesti avversari, ci metto anche la Svizzera qualificatasi, non hanno avuto il coraggio di afferrarli da subito, metaforicamente, alla gola, per stroncarli agonisticamente. Non è certo di Mancini la responsabilità della mancata qualificazione diretta in Qatar, ma da domani fino a marzo, il ct dovrà essere capace di reinventarsi e trovare nuove strade da percorrere in alternativa allo stucchevole palleggio orizzontale visto nelle ultime tre gare degli azzurri. Il campionato, diciamocelo francamente, offre ben poco in chiave azzurra e le società puntano ancora sull’usato sicuro piuttosto che lanciare giovani da rendere competitivi al più presto. Una mediocrità tutt’altro che aurea: si gioca di più a calcio, è vero, con allenatori che non si difendono più solo in maniera passiva ma mancano uomini importanti, un po’ in tutti i ruoli e soprattutto in cabina di regia e nel trequartista. Jorginho sta perdendo il tocco smarcante, improvviso, nella profondità soprattutto se marcato stretto, e Locatelli a nostro sommesso avviso, non è al momento il regista che serve a Mancini. Ma più in generale servono carattere, velocità, intraprendenza nell’uno contro uno e soprattutto freschezza di idee. Mancini è ancora in tempo per trovare le soluzioni migliori con la speranza che anche il campionato gli dia una mano. Campionato che riprende domani con due partite, Fiorentina-Milan e Inter-Napoli a smuovere interessi di tutti gli addetti: televisioni e social in primis, facendo passare subito in secondo piano il flop del calcio italiano a livello internazionale. Così è se vi pare… e Mancini da qui a marzo rischia di diventare l’unico personaggio, isolato, in cerca di autore… di gol vincenti.

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