Le indagini sul duplice omicidio dei due giovani di Portici, Giuseppe Fusella e Tullio Pagliaro –  uccisi il 29 ottobre a colpi d’arma da fuoco da un autotrasportatore di 53 anni, Vincenzo Palumbo, che li aveva scambiati per ladri mentre erano fermi (probabilmente per aver sbagliato strada) davanti alla sua villetta in una zona isolata di Ercolano – continuano per fare verifiche su una telefonata di quella notte al 113 della polizia che avrebbe preceduto quella al 112 dei carabinieri nella mezz’ora che passa dal momento degli spari alla segnalazione della tragedia (tra le 00,25-00,28 gli undici spari, mentre la telefonata ai carabinieri risulta alle 00, 54)… Sappiamo che i centralini sono spesso intasati. In ogni caso, anche se i soccorsi fossero scattati mezz’ora prima, i due giovani di 26 e 27 anni purtroppo non ce l’avrebbero fatta, data la gravità delle ferite.

Da un tragico fatto di cronaca – che ha colpito profondamente l’opinione pubblica già in allerta per la diffusa percezione di insicurezza – a una riflessione semiseria sulle “responsabilità” della comunicazione: l’importanza di rispondere al telefono (e ciò a prescindere dalle questioni di bon ton e di professionalità per non parlare  di stile).

Negli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento quando esisteva solo il telefono fisso, per esempio, il professionista di livello evitava che ad alzare la cornetta da casa fossero i figlioletti… I bambini con le loro ciance avrebbero potuto far perdere tempo a qualcuno che telefonava per un motivo serio, urgente. Altra buona abitudine: tenere sempre un block notes con penna accanto al telefono, per segnare chi aveva chiamato in assenza del capofamiglia (o, non si sa mai, avrebbe potuto telefonare qualche parente in affanno, bisognoso di aiuto, di cui prendere un appunto)… Questo per non parlare dell’impressione sconsolante che ne deriva se a NON rispondere subito è il centralino del Comune o delle altre istituzioni (forze dell’ordine e vigili del fuoco compresi)… O, paradossalmente, di un quotidiano.

La sapete quella di quando ai tempi delle Brigate Rosse telefonò – a ora di pranzo – un terrorista ad un giornale per avvertire che era stata messa una bomba in un cassonetto dell’immondizia in una certa via (come si usava allora…) e il centralino rispose: “Chiamate più tardi. Mo’ non c’è nessuno. Sono andati tutti a mangiare”.

Ma in genere anche a quell’ora in redazione o in sala stampa c’era sempre qualcuno pronto a scattare