Napoli incompleto. Inutile cullare sogni di gloria

da | Set 4, 2021 | Calcio Napoli, Primo piano

Salvatore Bagni è sempre stato un inguaribile ottimista. Ma questa volta è proprio andato oltre ogni limite: è bastato che diventasse ufficiale l’acquisto del misconosciuto Anguissa per fargli dichiarare che il Napoli è da scudetto. Anzi a sentirlo quasi il campionato non dovrebbe giocarsi, perché è scritto che gli azzurri lo vinceranno a mani basse.
Permetteteci, invece, di esprimere qualche dubbio, a nostro avviso fondato, non solo sulla chimerica prospettiva della vittoria finale, ma in genere sulla possibilità che il Napoli disputi una stagione ad altissimo livello e che possa finire tra le prime quattro.
Lo scorso campionato sono venute alla luce lacune evidenti: mancanza di un terzino sinistro di spessore, assenza totale di un centrocampista incontrista (e di un suo sostituto) che prendesse quello che fu il posto di Allan e organico dei centrali di difesa troppo ristretto (quattro in tutto) per una squadra impegnata su tre fronti. Diciamo che sarebbero serviti quattro acquisti e primo fra tutti quello del terzino di fascia sinistra. Ebbene il Napoli ha prelevato solo un ipotetico sostituto di Allan (dovremo vederlo all’opera). Gli altri fronti sono rimasti scoperti. E con queste manchevolezze sarebbe davvero fuorviante illudersi. Sogni di gloria destituiti di fondamento, almeno questo ci suggerisce l’antica esperienza di osservatori di cose calcistiche.
Insomma un Napoli sicuramente non rafforzato, con il problema di dover competere, oltre che con le quattro che l’hanno preceduto l’anno scorso, anche con le romane che, almeno in questa fase iniziale, appaiono più toniche sotto la guida di due “mostri sacri” della panchina quali Sarri e Mourinho.
Un’analisi sul mancato potenziamento non può prescindere dalle responsabilità primarie del nuovo allenatore. Spalletti è capitano di lungo corso, certo un tecnico esperto che ama far giocare bene le sue squadre. Ma in Italia, ricordiamolo, non ha mai vinto niente. Una ragione pure ci sarà. Ebbene questo Spalletti se ne è uscito con dichiarazioni strampalate, sorprendenti per uno che la sa lunga come lui: “Di terzini ne ho fin troppi!”, ha detto più o meno testualmente, ed ha aggiunto, riferito all’organico: “Mi stanno bene quelli che ho, basta che non mi vendano nessuno”. Stava scherzando? No, assolutamente no. Faceva sul serio, anche in ossequio al suo arcinoto aziendalismo, che farà stropicciare le mani e gli occhi a De Laurentiis, ma che alla fine, vedrete, non farà gli interessi della squadra e della tifoseria.
Checché ne pensi Spalletti il Napoli, invece, proprio sulla linea dei terzini presenta il suo lato più debole. A destra oltre la sicurezza Di Lorenzo punta su Malcuit. Una scommessa, visto come lo hanno trattato e impiegato Sarri, Ancelotti e Gattuso. E a Firenze, dove Giuntoli lo aveva dirottato perché in esubero, non ha lasciato traccia. Ma lo scenario peggiore è sul fronte sinistro. Lì ufficialmente c’è solo Mario Rui. Su Ghoulam, purtroppo, non si può contare. Non hanno venduto un giovane di belle speranze Zanoli, che ha fatto vedere buone cose in ritiro, ma che è un destrorso e sul quale, naturalmente, non si può, almeno sulla carta, fare affidamento. Eppure era chiaro a tutti che lì serviva un intervento risolutore, dopo quattro anni di sofferenza. Giuntoli non ha affondato per Emerson Palmieri, che sarebbe stata la situazione ideale, visto, tra l’altro, che il ragazzo aveva mostrato una chiara intesa con Insigne su quella fascia durante gli Europei.
L’anno scorso quando c’è stata la necessità di dare un po’ di respiro a Mario Rui Gattuso ha utilizzato Hysaj e le conseguenze le stiamo ancora pagando: due incertezze colossali dell’albanese, contro il Cagliari e il Verona, ci hanno fatto perdere il quarto posto. Quanto sia responsabilità di Giuntoli ovviamente è tutto da dimostrare, perché è evidente che De Laurentiis deve avergli imposto la moderazione e davvero non si capisce come il presidente non abbia compreso che con uno sforzo non straordinario, dati i prezzi in calo di questo mercato, avrebbe potuto davvero raddrizzare l’organico e, in tal caso sì, puntare in alto, non solo al quarto posto. E puntare ai bei soldini che la partecipazione alla Champions assicura.
Un organico incompleto, dunque, e le responsabilità vanno equamente divise tra De Laurentiis e Spalletti. Giuntoli forse in questa circostanza non ha grande demeriti, se il Napoli si ritrova con un organico monco.
Le problematiche persistono, infatti, anche a centrocampo, sia che Spalletti utilizzi il 4-3-3 sia che preferisca il 4-2-3-1. Perché se gioca a due la logica vorrebbe che i titolari fossero Demme e Anguissa. Il primo ha come vice il rinato Lobotka, il secondo può sperare in un adattamento di Elmas. Ma il macedone, che in Nazionale gioca stupendamente, qui a Napoli da quattro anni ancora non è riuscito a trovare una sistemazione adeguata alle sue caratteristiche, un pesce fuor d’acqua, un’anima vagante senza meta e senza costrutto. Lo stesso Zielinski non ha un sostituto ufficiale, a meno che non si voglia puntare su Ounas, sullo stesso Elmas o sullo svagato Fabian Ruiz, che rappresenta davvero l’uomo in più inutile, considerato l’apporto pressocché nullo che in questi anni ha dato al Napoli. Se ne sono accorti anche i suoi sostenitori spagnoli, che fino all’anno scorso tentavano di accaparrarselo a cifre folli e che quest’anno non hanno fatto a De Laurentiis nemmeno una telefonata a titolo informativo. Ancelotti si era intestardito su di lui (pretendeva di giocare a due con lo spagnolo e Zielinski, un assurdo!) e ha perso il posto. Gattuso lo stava perdendo, anzi lo aveva già perso. Si è salvato solo perché De Laurentiis ci ha ripensato.
Infine l’ultimo capitolo dolente, quello che riguarda i centrali di difesa. Si parte con un organico di quattro e cioè con Koulibaly che ci lascerà a febbraio per più di un mese e che comunque non è il Koulibaly dell’epoca Sarri. E non è finita. Manolas è statisticamente un frequentatore abituale dell’infermeria (ovviamente non per sua responsabilità) e a Napoli è rimasto contro voglia, aveva necessità di tornarsene in Grecia per motivi personali. Quanto a Raahmani ha bisogno di fare esperienza, è ancora alterno nel rendimento. Il quarto, preso a parametro zero al posto di Maksimovic, è Juan Jesus, vecchio combattente di tante battaglie interiste e romaniste. Come panchinaro sarà prezioso, ma non risolve il problema. Se uno si infortuna o va a giocare in Senegal e un altro si fa squalificare (cosa frequente per un difensore) si resta senza alternative in panchina. E’ già successo e sia Ancelotti che Gattuso son dovuti ricorrere a Di Lorenzo. Quando però sulla destra c’era il ricambio affidabile.
Insomma con tutti questi dubbi è impensabile, caro Bagni, che il Napoli possa vincere il campionato. Sarebbe già un grosso successo ripetere il quinto posto dell’anno scorso. Saremo felicissimi di essere smentiti dai fatti.
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