Le t-shirt firmate Gomorra vanno a ruba sul web

da | Set 1, 2021 | Primo piano

Albert Bandura, recentemente scomparso, ammoniva sugli effetti modellanti della tv

 di Cinzia Rosaria Baldi *

L’ultima moda è indossare le magliette  ispirate ai personaggi di Gomorra, la celebre serie tv ideata da Roberto Saviano.  Vanno a ruba sul web felpe e t-shirt intitolate a  Enzo Sangue Blu – Forcella Gang , a Ciro Immortale – Scampia Gang ,  a Patrizia – Secondigliano,  magliette di tutti i colori, con disegni e  tatuaggi, simboli della serie tv  di successo:  sono  il fenomeno dell’estate. Le magliette con le scritte che mitizzano i personaggi  di  Gomorra si acquistano su E Bay ed Amazon ad un prezzo accessibile a tutti,  dai 14 ai 25 euro, e le  sfoggiano ragazzi non solo napoletani,  ma di ogni nazionalità.
Un fenomeno  di costume, che travalica  l’esigenza  comune agli  adolescenti di  affermare attraverso l’abbigliamento  una propria dimensione, anche gruppale, e che sta suscitando scalpore e polemiche. Negli ultimi giorni un’ondata di indignazione ha sollevato, infatti, la maglietta  con la scritta «Camorra» e una piovra disegnata  sulla cartina tricolore dell’Italia. Tante le prese di posizione  degli esponenti politici, dalla Lega al Pd, a Forza Italia, ma ciò nonostante le magliette continuano ad essere offerte dall’e-commerce liberamente.

Gomorra fa glamour

Ma perché ai giovani  piacciono tanto le magliette che si ispirano alla serie televisiva? L’abbigliamento della Serie Gomorra, giunta alla quinta stagione, è studiato nei minimi particolari per esprimere lo “status” dei personaggi e nel contempo sedurre ed attrarre gli spettatori. La serie  spettacolarizza la forza della criminalità organizzata ed  enfatizza  simboli  come il potere e  la ricchezza. l boss  di Gomorra sono sempre più attenti al look:  tatuaggi a dir poco sofisticati, abbigliamento ispirato alle gang dei narcos sudamericani, barbe ‘alla talebana’, capelli  con il ciuffo centrale e rasati ai lati.
Sta  accadendo, infatti,  uno strano fenomeno non è più la fiction ad ispirarsi alla realtà, ma il contrario,  è la realtà ad ispirarsi alla serie televisiva.
Assistiamo una pericolosa  manifestazione sociale ed emulativa che attrae principalmente i giovani,  perché vestirsi alla Gomorra è una scelta  non solo di chi  vive nei luoghi rappresentati dalla fiction, che nella t-shirt ritrovano  una nuova fierezza nell’appartenenza al territorio,  ma anche di tanti altri  giovani napoletani e non,  di diverse estrazioni  sociali  ed economiche, fondamentalmente incapaci o disinteressati a  distinguere il bene dal male,  che  si vestono come i personaggi della serie, ed a volte  si comportano anche allo stesso modo  usando prepotenza e  stili  da bulli,  prendendo in prestito i soprannomi direttamente dalla fiction televisiva, come  ‘Sangue Blu’ il protagonista di Gomorra.
La seguitissima serie tv pensata da Roberto Saviano è stata fin dagli esordi tv oggetto di dibattito, di polemiche e di visioni contrapposte. A differenza di altre serie tv dedicate alla criminalità, Gomorra è una narrazione  a senso unico  della attività della camorra nella provincia napoletana, nella quale  lo Stato non trova nessuno spazio, non vi sono eroi che combattono anche con durezza per raggiungere il bene ed anti-eroi,  ma lo spettacolo è la  violenza in sé e  la star il camorrista.

L’overdose di violenza in tv

 A fine luglio è morto all’età di 95 anni Albert Bandura, trai più influenti pensatori del ‘900,  padre della teoria dell’apprendimento sociale, che spiega l’esistenza di un apprendimento per osservazione [o apprendimento vicario],  per imitazione e modellamento. Bandura  già nel 1981 metteva in guardia sul  pericolo di un’ esposizione indiscriminata a modelli di aggressività; soprattutto se si pensa al vero e proprio ruolo vicariante che la televisione assume nella formazione degli atteggiamenti, opinioni e abitudini del cittadino: l’esperienza diretta del mondo è marginale in confronto a quella filtrata dai media che finiscono per modellare gran parte della visione che l’uomo ha della realtà. Gli effetti del comportamento osservato sono anche più forti se il modello ha caratteristiche simili a quelle dell’osservatore o è particolarmente attraente o potente.
Fin dagli esordi della televisione  gli studiosi si sono occupati di analizzare gli effetti  della visione di programmi violenti  su bambini ed adolescenti e l’insorgere di sentimenti e comportamenti aggressivi. Nonostante il dibattito abbia  suscitato  tesi spesso contrapposte gli oltre 3000 studi condotti solo negli USA in questo settore hanno dimostrato che violenza soprattutto quella in televisione influenza il  pubblico più giovane e produce:
1) aumento dell’aggressività attraverso un processo di apprendimento e imitazione;
2) aumento dell’insensibilità (effetto desensibilizzante) nella vita quotidiana alla violenza in genere al dolore e alla sofferenza degli altri;
3) aumento della paura di rimanere vittima di atti di violenza.

La sindrome Gomorra

 Qualche anno fa lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano,  evidenziò che tra gli  effetti  delle serie tv violente  in televisione che fanno apparire “normale” consuetudine il ricorso alla prevaricazione e all’aggressività nelle relazioni con gli altri , c’è la cosiddetta sindrome da Gomorra che influenza il nostro cervello emotivo. Citando  uno studio  del Drexel University College of Medicine di Philadelphia, che analizza nello specifico il comportamento dell’amigdala centrale operativa emotiva del nostro cervello, durante l’esposizione ripetuta a immagini digitali di violenza,  lo studioso , spiega , che la visione di immagini violente in tv può  provocare nel lungo periodo comportamenti aggressivi  soprattutto negli  adolescenti , causati  da veri e propri microtraumi, simili a quelli di chi ha vissuto la guerra; come anche  lo sviluppo di idee fisse di bullismo o di pubblico disonore, e la perdita di controllo degli impulsi. Tale disturbo, secondo gli scienziati, sembra essere una variante del disturbo da stress post-traumatico, con il quale condivide l’eccessiva stimolazione dell’amigdala e una riduzione della normale funzione inibitoria e regolatoria della corteccia orbitofrontale cingolata.
Cucchi  sottolinea come  familiarizzare attraverso i media con la violenza ha l’effetto di farla  diventare una scelta emotiva più facile. E’ come se la tv e i media fossero parte integrante dell’ambiente condiviso, fonte di apprendimento di regole e comportamenti sociali.   Nessuna meraviglia, quindi,  se  vogliamo condividerne anche look ed abbigliamento.
*psicologa età evolutiva
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EDITORIALE

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