Il caso di Chiara, 15 anni, uccisa da un amico di 16 anni

da | Lug 1, 2021 | Primo piano

I giovani bombardati dal brutto e dal male che toglie la speranza. Genitori distratti, il silenzio degli scienziati

L’omicida  sedicenne  ora racconta che sentiva la voce del diavolo,  turbato dalla serie  televisiva  “Lucifer”,  ma la razionalità dimostrata con i comportamenti successivi  all’accoltellamento  in provincia di Bologna  di  una ragazzina inerme, Chiara,  appare  incompatibile con una diagnosi di follia…

 Le indagini proseguono  ma,  intanto,  una cosa è certa.  Inondati quotidianamente da  immagini brutte devianti violente sin dall’età delle elementari   – tramite  canali televisivi, Tiktok e altri social che i genitori stressati o ignoranti  (e per questo convinti di essere moderni  avanzati  anticonformisti)  si guardano bene dal controllare – i bambini si abituano al brutto (ed  al male),  che entrano  nel loro immaginario  (anzi, concorrono a formarlo)  come “normalità”… E se non c’è un rigetto istintivo, del brutto e del male,  è più facile che (una volta abituatisi  all’idea)  ci capiti di compierlo…

 Se il vituperato Lombroso sosteneva che un soggetto che aveva commesso un determinato crimine era irrecuperabile  è perché, alla luce delle conoscenze scientifiche di quell’epoca, si credeva  che il cervello, una volta formatosi (attorno ai vent’anni) fosse immodificabile; e dunque  che quell’azione criminosa dipendesse da una lesione, da un difetto cerebrale insomma, irreparabile  e  che avrebbe portato prima o poi alla reiterazione del  reato…  Ma poi la scienza ha assodato che se una parte del cervello è rigida, deterministica (e può agire solo secondo modalità stabilite geneticamente), c’è un’altra  parte della struttura cerebrale che è invece  “plastica” e cioè si modifica in base alle esperienze, le quali  generano sinapsi nuove  con circuiti prima inesistenti  (da qui nasce  la possibilità di curare i malati psichiatrici).

 E figuriamoci – alla luce di questi assunti scientifici – quel che avviene nel cervello ancora in fase di sviluppo di un bambino o di un adolescente,  con queste “cattive influenze”  che incidono automaticamente sulla formazione dei  canali neuronali  proprio nella fase dell’evoluzione della struttura cerebrale nonchè dello sviluppo  ormonale, nella delicatissima fase in cui  dal cervello partono i comandi per la formazione degli organi (anche sessuali).  “Cattive influenze”:  immagini o discorsi che generano dubbi e paure, confusione e disorientamento  devastanti  nella fase della ricerca della propria identità. Ciò è da tener presente anche per la questione LGBT relativamente alla strategia del gender portata avanti  sin dal 2013 nelle scuole.

La violenza e l’horror, le mostruosità dilaganti lacerano il tessuto che ci unisce ed attentano alla integrità della persona ma non c’è tutela per i giovani, mandati allo sbaraglio. Intanto gli scienziati  clamorosamente tacciono, nel timore di essere criminalizzati.

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EDITORIALE

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