Restituire la fiducia ai giovani

da | Mag 31, 2021 | Cronaca

di Cinzia Rosaria Baldi *

Intervista a Emilia Narciso neo presidente Unicef Campania

L’Unicef  Italia in questi giorni  festeggia  i trent’anni dalla ratifica nel nostro Paese della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, diritti messi direttamente ed indirettamente a dura prova da oltre una anno di pandemia. Ne parliamo con l’avvocato  Emilia Narciso, neo presidente del Comitato Unicef Campania.
Che significato ha assumere oggi questo importante incarico?
 Sono volontaria UNICEF dall’ età di 13 anni. Ero alle Medie. Avevo 13 anni e acquisire la consapevolezza di poter contribuire a cambiare una vita, un pezzo di mondo e anche migliorare il posto in cui si vivo, ha cambiato innanzitutto me. 40 anni fa l’ UNICEF era una voce solitaria, oggi tutti, almeno in linea di principio, dichiarano che bisogna mettere al centro i diritti dei bambini. Ma se continuiamo a leggere dati così alti di povertà economica ed educativa, di disagio giovanile, bullismo, delinquenza, abbandono scolastico etc. in qualcosa abbiamo e stiamo sbagliando!E si sbaglia quando dal coraggio delle belle parole non si passa al coraggio delle necessarie azioni. E le azioni coraggiose debbono scompaginare troppi interessi consolidati. 
 
I bambini e  gli adolescenti sono stati i più colpiti dalla pandemia: l’aumento  povertà, la pressione su servizi sociali e sistemi sanitari, l’interruzione dell’apprendimento e della crescita del lavoro si stanno ripercuotono sullo sviluppo sociale, fisico, mentale ed emotivo dei più giovani. Che ne pensa?
La cosa che mi ha colpito di più in questi mesi è stata la superficialità del mondo adulto nei confronti dell’universo del mondo dei minorenni. Mi spiego meglio. Mi guarderei bene dal dir che gli adulti che hanno ruoli e responsabilità non sono interessati a tutelare o che non hanno a cuore i giovani, ma si riflette molto poco, che occorre aver forme, linguaggi, competenze diverse. Insomma è come se parlassimo in lingua giapponese a una persona che non conosce il giapponese. Che facciamo in questo caso? O impariamo il giapponese o ci affidiamo comunque ad un interprete. La cosa bella è che parlare ai nostri giovani non è poi così impossibile. E veniamo qui all’ altra note dolente. Manca l’ascolto. Si manca l’ascolto di quelle che sono le loro riflessioni, le loro paure, le loro domande. Oggi e lo dico senza timore di essere smentita l’unico luogo in cui il minorenne è preparato per farsi ascoltare è la Scuola. E la Scuola, al di là dei tanti proclami è stata lasciata sola!
Quest’anno si è registrata un’interruzione delle attività didattiche in presenza con un incremento dell’abbandono scolastico, come commenta quanto sta accedendo  Lei, che  è  anche  una autrice e prima della pandemia ha pubblicato con Rogiosi “Processo a Pinocchio” un libro sul diritto allo studio, al gioco, coinvolgimento delle Istituzioni nella  crescita personale dei minori?
La pandemia ha aggravato e reso evidente un problema già  esistente che è però diventato dirompente, quello della povertà economica e sociale che si traduce inevitabilmente in povertà educativa della quale l’abbandono scolastico è un tragico risvolto. La società non si può permettere di perdere per strada, consegnando all’emarginazione, le sue migliori leve di sviluppo perché ogni bambino racchiude in sé innumerevoli promesse che essa gli deve consentire di realizzare. Ogni bambino è portatore di talenti che se ben investiti possono condizionare lo sviluppo sociale. Ogni bambino è portatore di diritti inalienabili che la società deve garantire, promuovere e tutelare facendosi carico della sua istruzione assicurandogli una formazione di qualità, eliminando dalla sua vita ogni forma di discriminazione.
Quella che si deve acquisire è una maggiore consapevolezza della necessità di guardare ai minori con attenzione, che nella quotidianità si traduce in  un ascolto attivo e costante per coglierne tutti i bisogni e la consequenziale presa in carico delle  fragilità dei “piccoli”. Unicef è impegnato in questo campo promuovendo azioni che li rendano protagonisti fin dalla nascita; ne sono testimoni le campagne che promuovono l’allattamento al seno, l’allestimento di “baby pitt stop”[ ndr. spazi protetti, in cui le mamme possono in qualsiasi momento allattare il loro bambino e provvedere al cambio del pannolino.]
 
Il Covid ha aggravato le disparità esistenti, incluse quelle basate su condizioni economiche, capacità individuali, età e genere, la pandemia ha messo in evidenza l’insufficienza e le criticità del nostro sistema di welfare. Da dove ripartire?
La pandemia da Coronavirus ci ha fatto riflettere su come siamo collegati l’un l’altro e su come il comportamento di un singolo ha ripercussioni anche nella vita altrui.
Su questi temi abbiamo coinvolto anche i ragazzi. Il dramma attuale, insomma, può dare una forte scossa alla vita condotta fino ad ora, aiutandoci a diventare, finalmente, non pecore sparse, ma comunità unite… per vivere sani, in ambiente sano ed “insieme”.
Su questi temi l’ UNICEF si sta  confrontando con le autorità.
Insomma dall’ appello che ogni giorno si tiene nelle classi italiane, sentiamo i nostri giovani risponder PRESENTE. Ecco anche noi adulti siamo tenuti a rispondere PRESENTE, ci siamo e mettiamoci a lavorare. Non abbiamo lezioni pronte, non abbiamo ricette da dare, abbiamo però competenze da condividere e piani da riscrivere insieme a quanti hanno anche la responsabilità e il compito di farlo.
Con il dopo pandemia ci sarà un accelerazione della disparità ancora più forte perché si allenteranno anche le misure di contenimento. Non basteranno tutte le somme di denaro previste da Next Generation. Sarà la qualità delle relazioni umane, su ogni piano di vita a salvarci o a farci perdere.
E dobbiamo assolutamente recuperare il rapporto di FIDUCIA, e scandisco bene bene la parola, FIDUCIA  tra noi e le istituzioni. Vediamo troppo gente in strada che non rispetta le regole del distanziamento sociale? La gente è stanca? Sicuramente ma la gente, i giovani  hanno un po’ perso la  fiducia nelle Istituzioni, negli altri e questo porta alla disattenzione che vediamo nei comportamenti quotidiani… Lavoriamo su questo anche a partire dalla comunicazione. Per questo La ringrazio per questa intervista e spero ce ne siano altre che mi aiutino a far capire il lavoro che UNICEF  fa in Italia e nel mondo.
* psicologa età evolutiva
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