Se la devianza minorile, come sostengono i sociologi, è originata dal contrasto  “tra i valori  che la società propone (cultura e onestà oppure lussi, prevaricazioni, furbizia?) e il fatto che non  per tutti sono  a disposizione in egual misura gli strumenti  per perseguire quei  modelli di successo “,  è evidente che gli adulti  dovrebbero  innanzitutto impegnarsi  per  una società migliore (rendendo le città più sicure, creando spazi di aggregazione e opportunità di apprendere un mestiere per i giovani )…  Ma ne discende anche la necessità  di proporre  “modelli  positivi” agli adolescenti , che sono  influenzati  dai miti. Un concetto ormai acquisito, a sentire le dichiarazioni dei  tanti personaggi  favorevoli  all’abbattimento dei murales (che esaltano  ragazzi uccisi dalle forze dell’ordine nel corso di tentativi di rapine oppure  morti per mano dei  rivali) e che però “dimenticano “  le scene di violenza  trasmesse  da film, tv, telefonini e computer…

Verrebbe da dire: “Ridateci John Wayne…”.   E tra gli esempi più vicini, ci viene  in mente Gianni Maddaloni il maestro di judo di Scampia. Ecco un paio di testimonianze illuminanti. “Mio figlio era un bulletto. Il Maestro, avvertito dalla scuola, lo prese in consegna, con tutta la famiglia sapendo che io ero in carcere…”,  racconta un uomo sui trent’anni che ne ha scontati 14 per associazione e spaccio: “Quando io poi sono uscito, assegnato in affidamento alla palestra, sono diventato anche io un suo figlio”. E un altro giovane racconta: “Mi innamorai degli allenamenti  e del rispetto che i ragazzi portavano al Maestro”.  Gianni Maddaloni, il papà di Pino medaglia d’oro olimpionica e di altri campioni di judo,  che incarna l’affidabilità di un “padre”…  Il padre, colui che testimonia con la propria vita che l’esistenza può avere un senso.

Prima sotto i colpi della contestazione sessantottina e  poi del femminismo,  la società si è arricchita di alcune sensibilità “femminili”  mentre sembrano essersi  persi  valori come la lealtà, la parola, l’orgoglio per il lavoro ben fatto, il dovere di proteggere i più deboli…  E la teoria del gender contribuirà ulteriormente alla débacle del “maschile”.  Che fine hanno fatto il Padre, il Maestro, il Sacerdote un tempo autorevoli figure di riferimento che rappresentavano le “regole”  e indicavano la giusta direzione?  Quella che appare più sfocata è proprio la figura del padre, che un tempo rappresentava l’Autorità (riconosciuta come legittima da chi la subiva), la norma, il senso del limite, una guida rassicurante ed anche il totem con cui scontrarsi nel processo di costruzione della propria identità (uccidere metaforicamente il padre per diventare adulti: senza l’alterità del limite,  non si attiva il processo di soggettivazione). Un padre assente  è  fattore di rischio anche per uso di droghe e altre devianze.

La repressione, insomma, da sola non basta contro i baby delinquenti.  E qui entra in gioco anche il ruolo dei mass media,  nel proporre i valori e i modelli  a cui ispirarsi.