Gattuso da incapace a fenomeno

da | Mag 15, 2021 | Primo piano

Come i media napoletani hanno trattato l’allenatore protagonista di una stagione fra luci e ombre

C’è una sorta di schizofrenia dell’informazione sportiva che atavicamente si accompagna al cammino del Napoli Calcio. E mai come in questo frangente essa si è palesata estrema ed indecifrabile. Andiamo subito al sodo: fino a due mesi e mezzo fa l’allenatore Gattuso era un brocco, un inetto ed un incapace da cacciare senza indugio, senza attendere che combinasse altri guai. Appelli imperiosi al presidente De Laurentiis, campagne di stampa pressanti e velenose che facevano seguito all’eliminazione dalla Coppa Italia e dall’Europa League e a sconcertanti sconfitte in campionato. Poi Gattuso imbrocca dieci risultati utili consecutivi, risale la china in classifica, probabilmente piloterà il Napoli in Champions. Ed ora tutti, immemori degli ambiziosi proclami iniziali, a chiedere a viva voce a quello stesso presidente invocato come boia, che ci ripensi, perché in fondo Ringhio ha ripreso a ringhiare ed ha dimostrato di essere un allenatore di completo affidamento, in grado di guidare l’anno prossimo, senza Covid e senza infortuni, il Napoli verso la conquista dello scudetto.

Ad onor del vero questo pauroso oscillare fra tutto e il contrario di tutto è una specificità dell’ambiente calcistico italiano. Tracciare una linea di demarcazione fra le chiacchiere da tifoso da bar dello sport e informazione sportiva è stato sempre difficile. Ma a Napoli il delirio assume connotati ancor più marcati, da sempre e come sta avvenendo anche ora nel giudizio che coinvolge il tecnico di origini calabresi. Colpa, purtroppo, anche di molti giornalisti, che tradendo lo spirito del codice deontologico, antepongono il loro esser tifosi ai doveri della professione. Nel caso che stiamo trattando occorrerebbe un minimo di buon senso e soprattutto sarebbe opportuno analizzare quanto è avvenuto senza lasciarsi prendere dall’umore, dal pregiudizio o dall’incidere delle circostanze. Gattuso è un allenatore ancor giovane e con poca esperienza. Ed è stato questo il suo grande limite, esasperato da un carattere mai umile ed accomodante. Napoli non è una piazza facile, anche in tempi di Covid e di stadi chiusi il calcio è stato vissuto come una componente pregnante del quotidiano. Certamente non è stato assecondato dalla buona sorte, ma ha commesso errori clamorosi nell’impiego tattico, nella scelta degli uomini e del sistema di gioco che hanno condizionato, nel periodo clou, i risultati sul campo. Si è ostinato a presentare un centrocampo sbrindellato, si è ostinato, soprattutto, ad imporre assurde situazioni tattiche che prevedevano (e purtroppo ancora prevedono) l’ossessiva costruzione del gioco dall’area del portiere. Dicono che questa moda suicida sia la modernità e che soprattutto ormai cominciano a praticarla tutti. Noi non sappiamo se diventerà un credo assoluto e diffuso. Fatto sta che sia l’anno scorso che quest’anno ha prodotto guasti e qualche punto lo si è perso proprio per questa folle testardaggine. Senza contare che poiché agli occhi di Gattuso Ospina “gioca meglio con i piedi”, si è creata una deleteria alternanza fra i due portieri che ha penalizzato quasi fino ai limiti dell’umiliazione il lanciatissimo Meret.

Gattuso ha mostrato limiti anche nell’adattamento all’ambiente. Ha riservato ai giornalisti che lo criticavano (di fronte ai risultati più che negativi) il disprezzo assoluto (“dicono tutte stronzate”). E soprattutto si è lasciato andare a commenti poco benevoli nei confronti del presidente che, di fronte ai suoi fallimenti, giustamente si stava guardando intorno per non farsi trovare scopetto in caso di tracollo generalizzato. Ma lui è fatto così, non riesce a mordersi la lingua. E non puoi farlo in una città in cui esistono centinaia di mezzi di comunicazione e nei confronti di un imprenditore che ti paga lautamente, ha creduto in te e vuole che gli porti a casa i risultati. Le polemiche di quei giorni hanno creato un conflitto insanabile con la società e Gattuso prenderà la strada della separazione, peraltro con una panchina nuova già pronta, quella della Fiorentina. Ciò non vuol dire che sia un inetto e un incapace. Questa esperienza napoletana lo ha fortificato e speriamo che gli abbia fatto comprendere che occorre porsi con maggiore umiltà di fronte alle critiche. Dalla sua ha il grande passato da calciatore, i grandi traguardi raggiunti e una indomabile forza trascinatrice che si tramuta in carica agonistica, che finisce inevitabilmente col coinvolgere quasi sempre tutti i giocatori della rosa. Come è accaduto a Napoli. Nel giudicarlo quindi bisognerebbe sempre esprimersi con serenità: è certamente responsabile del fallimento di tutta la prima parte della stagione, e il recupero lascia presagire che possa, migliorare ed imporsi come tecnico di ottimo livello. In medio stat virtus. La schizofrenia dovrebbe essere lasciata fuori dall’informazione sportiva.

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