Due vittorie per l’Europa che conta

da | Mag 15, 2021 | Calcio Napoli

Il lavoro di Gattuso, nonostante difficoltà e critiche, ha aperto il ciclo del Napoli che verrà

C’è un proverbio napoletano che recita testualmente “Chi fraveca e sfraveca nun perde maie tiempo”. Cioè, chi costruisce e poi si trova a dover abbattere quello costruito, non getta mai via il tempo, perché anche nei contrattempi non bisogna mai rassegnarsi. È stato il leitmotiv del campionato del Napoli che ad inizio stagione s’era costruito un disegno con obiettivi esaltanti, poi venuti meno per una serie di circostanze – infortuni in serie, Covid, malattia di Gattuso e critiche della proprietà verso il tecnico che ha replicato deluso a muso duro – che potevano finire con il distruggere quanto costruito con passione e professionalità dall’intero gruppo squadra. Il Napoli e Gattuso però non si sono mai rassegnati alla malasorte e, se c’è stato qualche passo falso con errore del tecnico e dei giocatori, va tutto inquadrato in una stagione anomala, contrappuntata anche da momenti iellati. Un motivo in più perché qualche rimpianto ci possa stare, ma definirla una stagione “buttata via, quando sono stati realizzati 14 punti in più di quella passata e mancano ancora due gare alla fine del campionato, è davvero da masochisti. Perciò, finisca come finisca, speriamo bene, non si può non riconoscere che questa squadra con Gattuso in panchina, con uomini come Osimhen e Demme, ma ci metto pure il Bakayoko che è talento e forza allo stato puro, talvolta distratto, e il Rrahmani delle ultime prestazioni o il “nuovo” Zielinski o il Lozano rigenerato, ha aperto un ciclo alla faccia di chi, invece, riteneva che il ciclo fosse finito e bisognasse rifondare. Il futuro è azzurro, dunque, ma bisognerà capire che futuro sarà e chi dovrà proseguire – ribadisco, proseguire – il ciclo gattusiano (80 partite in totale fino ad ora, 45 vinte, 12 pareggiate, 23 perse di cui 11 nella scorsa stagione). Il gruppo ha fatto blocco intorno al tecnico, fidandosi ciecamente di lui e della sua lealtà, così man mano che l’inziale sinergia è diventata simbiosi, la squadra ha preso certezze, autostima, personalità ed anche quella “anima” che Gattuso ha più volte invocata in passato. La svolta è stata l’idea di calcio che Ringhio ha in tutti modi cercato di infondere e far comprendere al gruppo: squadra offensiva e con tutti gli undici, proprio tutti, anche il portiere a costo di qualche rischio maggiore, ad essere protagonisti dello sviluppo della manovra. Chi ha pensato ed etichettato, lo hanno fatto e scritto anche penne famose, che Gattuso fosse un difensivista ha capito ben poco o niente del tecnico e dell’uomo. Votato all’attacco per natura.

La sua difesa è sempre stata attiva, con attacco agli avversari ora in pressing alto, ora con coperture preventive sulle linee di passaggio. Mai difesa passiva a respingere solo gli attacchi avversari. Certo, si sono corsi dei rischi e le nove sconfitte in campionato, quella in Supercoppa, le due in Europa League (Az e Granada) e quella in semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, sono la dimostrazione più evidente che la squadra non ha mai giocato per accontentarsi del risultato minimo, come dimostrano i soli sette pareggi sulle 49 partite complessive giocate in questa stagione. A 180 minuti dalla fine di un campionato anomalo e stranissimo per la pandemia che ha spesso forzato i tecnici a scelte obbligate, il Napoli è padrone assoluto del suo destino. E ricordare per questo fine settimana i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico, mica un calciatore, resta ora fatto fine a se stesso. Gli azzurri giocheranno a Firenze la sfida forse decisiva, mentre stasera a Torino si gioca il derby d’Italia Juventus-Inter.

Ricordate quel 28 aprile 2018, un sabato sera, quando Higuain, con la complicità di Orsato mandò in paradiso la Juve? E ricordate il giorno successivo la scoppola presa dal Napoli proprio a Firenze? Dal possibile scudetto il Napoli si ritrovò a 4 punti dal primato e Sarri disse che la sconfitta era maturata già la sera precedente in albergo con la vittoria della Juve a tempo scaduto. Per Gattuso non devono esserci alberghi nefandi… con il punto di vantaggio sulla vecchia e decrepita signora quel che accadrà all’Allianz Stadium dorvà essere solo un insignificante particolare tale da rendere più esaltante il campionato del Napoli.

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EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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