di Cinzia Rosaria Baldi *

Il disaccordo trai genitori è normale ma esprimerlo davanti ai bambini può destabilizzarli

La pandemia da Covid 19 ha stravolto le nostre vite incidendo non solo sui rapporti sociali, ma anche sulle  nostre relazioni familiari. La famiglia è stata messa a dura prova dalle convivenze prolungate in ambienti spesso di piccole dimensioni, che hanno alterato abitudini e ritmi, messo in discussione ruoli domestici e di cura.  Per molte famiglie il ritrovarsi insieme è stata un’occasione per dedicare più tempo  ed attenzione sia alla relazione di coppia che a quella con i figli,  ma in ogni caso la condivisione assidua di spazi abitativi ha costituito il luogo dove più facilmente hanno trovato espressione tensioni, discussioni, o conflitti: il Covid ha suscitato stress, creato situazioni di disagio emotivo che hanno messo a dura prova anche le coppie più affiatate, i sistemi familiari più equilibrati.
Già prima del Covid sapevamo che  la famiglia tipo “Mulino Bianco” , dal sorriso appiccicato sulle labbra non esiste, ma tutti abbiamo potuto constatare che in questo periodo anche in una famiglia dove la relazione è solida uno scambio verbale più accalorato, un litigio  anche solo per futili motivi trai  genitori  sono accadimenti quotidiani. Ovviamente in questo articolo esaminiamo il litigio in  coppie in cui il legame affettivo  non è compromesso e non vi è ostilità nella coppia. In questi casi il conflitto, infatti, è un aspetto del tutto normale  nel rapporto fra coniugi e può essere determinato da svariate dinamiche  come la gestione economica, l’educazione dei figli, le relazioni extra familiari o con le famiglie d’origine, ma anche da problemi strettamente legati al funzionamento della coppia coniugale.
Ma come reagiscono i bambini quando sentono alzare le voci o assistono al classico ‘botta e risposta‘ tra mamma e papà? Solitamente, quando mamma e papà litigano, il bambino pensa di essere lui la causa, perché i bambini piccoli riferiscono tutto a loro  stessi,  ignorare l’accaduto, quindi, finirebbe per alimentare il loro senso di colpa, la confusione e la paura.  I bambini sono estremamente sensibili al rapporto trai genitori, sentirli litigare provoca emozioni, ansia, pensieri negativi, la paura  di rimanere soli. Anche i figli piccolissimi, pur se non capiscono tutte le parole che i genitori si dicono, avvertono la tensione  tra mamma e papà dal cambiamento del tono della voce, dagli sguardi , dai loro movimenti più eccitati. Non bisogna ignorare quanto accaduto bisogna rassicurare i bambini, cullando e accarezzando i più piccoli, e parlarne con i più grandi. In età scolare il bambino comprende le parole ma non il significato completo di quello che sta accadendo,  dimostrare loro affetto, dargli la certezza che non sta succedendo niente  di irreparabile: è importante trasmettere il concetto che   la lite va vista come qualcosa che può accadere.
Il conflitto è funzionale, infatti,  al rapporto di coppia perché permette ad ognuno dei partner di esprimere le proprie opinioni differenti  e  può avere una valenza distruttiva o costruttiva. Quando si esprime la ‘discordanza’  in presenza dei figli,  questi ultimi  secondo il grado di conflittualità  attivano  risposte a più livelli: emotivo, comportamentale, cognitivo e fisiologico. Il genitore non deve reprimere la  propria discordanza nella coppia, ma si deve sforzare di capire quando e come il conflitto coniugale incide ed ostacola lo sviluppo del benessere del proprio figlio.
Esistono diverse forme di conflitto e che incidono in modo diverso sullo sviluppo del benessere del bambino. Il conflitto può essere solo verbale, o assumere forme aggressive a volte anche fisiche. Quando il bambino per più tempo assiste  al conflitto, in particolare a quello aggressivo, presenta un aumento dell’insicurezza nella relazione con i genitori, da cui possono derivare una serie di difficoltà nelle relazioni sociali,  il calo della prestazione scolastica, disturbi del sonno. E’ anche dimostrato  che se si raggiunge la risoluzione nel conflitto trai  coniugi ciò riduce lo stress nei figli.
In conclusione non sarebbe comunque sbagliato impegnarsi un po’ di più a gestire la rabbia, ma se non ci si riesce, almeno ricercando modalità di espressione funzionali che favoriscano la propria libertà di espressione preservando il diritto del figlio di un sereno sviluppo.
* psicologa età evolutiva