Nasce a Napoli il comitato di gioiellieri e orefici “per il diritto al lavoro e alla sopravvivenza”, contro quelli che vengono definiti “contraddittori ed insensati divieti di apertura delle attivitĂ  che condannano al fallimento, contenuti negli anticostituzionali Dpcm”.

I fondatori del comitato, che sono titolari di importanti aziende orafe a Napoli e in provincia, stanno coinvolgendo i colleghi imprenditori di tutta la Campania per “denunciare le gravi violazioni subite” e annunciare la “riapertura in piena sicurezza, prima che sia troppo tardi e per evitare che speculatori di professione possano acquisire per pochi euro le loro attivitĂ ”. “Oltre che pregiudizievole ed insensata – ricordano i promotori – è palesemente ingiustificata la chiusura delle gioiellerie dove, per sicurezza e prassi, non sono mai stati permessi assembramenti o ingressi non selezionati. Quindi, non possono valere le misure che sono state adottate per bar, ristoranti e alcune categorie di abbigliamento”.

“Abbiamo bisogno di lavorare – aggiungono i rappresentanti della categoria – per mantenere le nostre aziende e i nostri dipendenti. Riteniamo quindi indispensabile la sospensione del pagamento delle tasse. Anche questo nuovo governo non ha risposto alle richieste piĂą urgenti ed elementari delle partite iva e promette ancora ristori ed indennizzi solo per prender tempo ma senza tutelare nessuno”.

Cassa integrazione immediata ed adeguata, blocco dei fitti negozi in caso di chiusura ed almeno riduzione del 50% dei fitti fino a fine pandemia, sospensione di tasse, contributi e Iva, sospensione del pagamenti delle utenze ad oltranza fino alla ripresa economica. Queste le richieste principali che imprenditori e gioiellieri, come tanti titolari di bar, ristoranti, gelaterie, pub, negozi, attraverso l’associazione Noi Consumatori, guidata dall’avvocato Angelo Pisani, rappresenteranno nelle diffide al governo e alle Regioni, prima di notificare gli atti di citazione in tribunale per chiedere un indennizzo economico in base all’articolo 2045. “Alla fine, se non si muore di Covid – afferma Pisani – senza rispetto e organizzazione ci sarĂ  la fine del nostro sistema economico”.