Vaccinazioni e medici di base, oggi le scelte

da | Mar 20, 2021 | InEvidenza

“Lo studio non è un ambulatorio. Perché non ci date uno spazio alla Mostra d’Oltremare?”

Dopo il via libera ad Astrazeneca (ma le indagini continuano) riprendono le vaccinazioni a personale scolastico e forze dell’ordine (erano proseguite quelle Pfizer agli ultra80enni). Non si può scegliere il tipo di vaccino. E, chi rinuncerà, finirà in coda. Quanto al corto circuito tra medici di base, assistiti e Regione – sul ruolo dei primi nell’iscrizione dei pazienti “fragili” sulla piattaforma per le vaccinazioni – scade oggi il termine entro il quale i medici di famiglia devono dichiarare la propria disponibilità, scegliendo tra tre opzioni: andare a vaccinare a casa chi non può muoversi o vaccinare in studio; andare a lavorare nei centri vaccinali; inserire i pazienti “fragili” fino al 18° anno di età nella piattaforma. A scegliere la prima opzione saranno in pochissimi. “E non è questione di soldi, avevamo anche pensato di rinunciare ai compensi”, spiega il dottor Dario Brunetti con studio al Vomero, “ma una questione di sicurezza”. Lo studio potrebbe essere in locale inadatto. Poi ci sono i problemi di stoccaggio.

“Se un paziente ha uno shock anafilattico nel mio studio, ci muore. E il giudice ci condanna. Poiché non è stata depenalizzata la responsabilità del medico vaccinatore, scatterebbe una informazione di garanzia”, aggiunge Brunetti. Perché non destinare loro un padiglione della Mostra d’Oltremare, dove l’organizzazione è perfetta? “Alla Mostra ci sono quattro step: l’identificazione; la compilazione del consenso informato (da trasmettere per via telematica); la vaccinazione; la sosta fuori per 15 minuti. E per tutto ciò c’è una squadra di 38 persone. “Impensabile fare tutte queste cose da solo in uno studio. Invece alla Mostra ci sono infermieri, computer; stoccaggio; la vigilanza. Servizi che si potrebbero utilizzare con spesa irrisoria”.

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EDITORIALE

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Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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