A Napoli i lavori non iniziano mai

da | Feb 20, 2021 | Cronaca

Galleria Vittoria, parapetto di via Partenope e arco borbonico: tutto fermo

Parafrasando un vecchio titolo di eduardiana memoria verrebbe da dire “i lavori non finiscono mai”. Ma nel caso che ci apprestiamo a trattare è più giusto parafrasare ancora e dire “i lavori non cominciano mai”.
Ci riferiamo alle tre situazioni delicate che nel giro di pochi mesi hanno interessato la zona di Chiaia e del Lungomare.
Il problema più grande riguarda la Galleria Vittoria, chiusa da settembre del 2020 in seguito ad una serie di crolli. I lavori sono stati bloccati perché un consulente della Procura ha ritenuto inadeguati gli interventi finora attuati perché non eliminano il pericolo di un ulteriore crollo. E se tutto andrà bene finiranno non prima di un anno e mezzo. Un tempo interminabile.
Stando ai tecnici del Comune di Napoli, poi, i tempi potrebbero addirittura allungarsi visto che si dovrà procedere alla redazione di un nuovo progetto, si dovranno reperire fondi e si dovrà espletare una nuova gara per l’esecuzione dei lavori.

Per mettere in sicurezza tutta la Galleria si dovrà rimuovere ogni pezzo della volta e ricostruirla per intero o, in alternativa, sarà necessario restaurare il rivestimento esistente. Si potrebbe anche pensare ad una combinazione delle due soluzioni. Il problema riguarda il controsoffitto i cui pannelli sono fissati sopra una copertura precedente. La vecchia copertura ha ceduto bloccando i canali di raccolta dell’acqua che si trovano dentro il rivestimento attuale. In questo modo si sono creati appantanamenti che hanno corroso i ganci di acciaio che sorreggono i pannelli. Sarà pertanto necessario rimuovere i due strati di pannelli, eliminare la causa delle infiltrazioni e ricostruire la volta.
E veniamo ai lavori per il ripristino del parapetto di via Partenope demolito il 28 dicembre scorso dalla furia incontenibile della mareggiata che devastò anche vari ristoranti. I lavori sono stati finanziati dal Comune. L’intervento, per un importo economico è pari a circa 230 mila euro. Ma anche in questo caso i tempi non saranno brevi, come era stato ventilato subito dopo l’evento. La burocrazia interviene a complicare il tutto: occorreranno, infatti, una quindicina di giorni solo per poter affidare i lavori ad una ditta (il solito problema delle lungaggini dovute agli appalti). Nella speranza che tutto proceda bene e velocemente, dal momento in cui finalmente potranno partire i lavori bisognerà attendere all’incirca un altro mese per il completamento. Il che vuol dire che il Lungomare sarà restituito ai napoletani nella sua completezza solo qualche giorno prima di Pasqua.
Le difficoltà derivano anche dal fatto che su quel tratto di strada insistono varie competenze, del Comune, del Demanio marittimo e della Capitaneria di Porto. Il che complica maledettamente tutto.
Il combinato disposto fra la chiusura della Galleria e il restringimento della carreggiata all’altezza del parapetto di via Partenope produce pesanti ripercussioni sullo scorrimento del traffico, che come è noto, è stato dirottato sul Lungomare, riaperto alla circolazione delle auto, proprio in seguito alla chiusura dalla Galleria Vittoria.
Fanno segnare il passo anche i lavori per il ripristino dell’arco borbonico, distrutto sempre dalla mareggiata del 28 dicembre. E anche in questo caso la burocrazia ha le sue responsabilità.
Esiste infatti un problema di attribuzione fra Demanio marittimo e Capitaneria di Porto, con quest’ultima che ha escluso, per bocca dell’allora presidente dell’Autorità Spirito, sue responsabilità per il cattivo stato di manutenzione dell’antico reperto prima dell’assalto della bufera, che ha finito poi per sgretolarlo completamente. In tutto questo ci ha messo il becco anche la magistratura, per accertare eventuali responsabilità, ed ha sequestrato il plesso. Una ragione in più per allontanare ulteriormente l’avvio dei lavori.

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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