Non sarà mai solo una partita

da | Feb 13, 2021 | Calcio Napoli

La sfida con i bianconeri è molto più che una semplice gara di campionato

Sabato, per la prima volta allo stadio Diego Armando Maradona, andrà in scena Napoli-Juventus. La gara contro la “Vecchia signora” non è una gara qualsiasi, il popolo napoletano la vive in maniera particolare, come se fosse un Derby, è una gara che l’ambiente prepara per una settimana intera ed il risultato del campo va ad incidere in maniera importante sull’umore della città intera per i giorni successivi.

Una partita speciale in un momento particolare ed assai cruciale. Ma facciamo un passo indietro e riviviamo qualche Napoli-Juve di campionato. Non sappiamo se sia stato il destino, se ci fosse alle spalle un disegno divino, fatto sta che il Napoli inaugura lo Stadio San Paolo in campionato contro la Juventus. Correva l’anno 1959 era il sei dicembre e per la prima volta il Napoli scendeva in campo al San Paolo in una sfida di campionato. La squadra azzurra affrontò la Juventus allenata da Carlo Parola (La sua rovesciata è divenuta iconica tanto da essere l’immagine raffigurata sulle bustine dei calciatori della Panini) e riuscì ad avere la meglio sui piemontesi grazie alle reti di Vitali e Vinicio, la gara terminò col risultato di 2-1. Gli scherzi del destino, proprio a Luis Vinicio, questa volta nelle vesti da allenatore è legato uno dei ricordi più amari di Napoli-Juventus. Il Napoli di “O Lione” era una squadra atipica per quel tempo, almeno in Italia, una squadra di ispirazione olandese, quelli erano gli anni dei tulipani. Era il quindici dicembre del 1974 ed il Napoli era reduce da una sfiancante trasferta europea sul campo fangoso di Ostrava, le gambe erano imballate, la mente poco lucida, venne fuori la più grande scoppola casalinga beccata per mano della Juve, un 2-6 che ha fatto storia, così come storica è l’immagine di Beppe Bruscolotti che difende con il volto schiacciato sul pallone la porta di Carmignani, era proprio quella partita. Dagli anni Settanta agli Ottanta, gli anni di Diego. Il più grande di sempre, senza dubbio alcuno, proprio contro la Juventus, in un pomeriggio piovoso, decise di sfidare tutte le leggi della fisica e mettere a segno una delle reti più straordinarie ed inspiegabili della storia del calcio. Il giorno è il tre novembre, anno 1985. Il clima di quella giornata è molto più simile a quello di Torino, piove e fa freddo. A Napoli, arriva la Juve dei record, la Juve delle otto vittorie consecutive, la corazzata di Giovanni Trapattoni. La vittoria in casa contro la Juve mancava da anni e a Diego sin dal primo giorno del suo arrivo all’ombra del Vesuvio la richiesta era chiara: “Battiamo la Juve”. Era il primo Napoli di Bianchi, quello che si stava organizzando per entrare nella storia. In campo scendono due squadre, ma in realtà sul terreno verde se ne vede solo una. I ragazzi di Bianchi dominano in lungo ed in largo ma la rete non arriva, troppi gli errori sotto porta. La storia di quella partita e probabilmente del calcio stesso, però, cambia al minuto 70. Bertoni corre in area per ricevere un passaggio di Pecci, la palla è alta, a contrastarlo c’è Gaetano Scirea che per anticipare l’azzurro alza troppo il piede fino a sfiorare il volto dell’azzurro, nessun dubbio, è punizione a due in area. Prima della leggendaria esecuzione, ci sono tre minuti, 180 secondi di trambusto, la discussione con l’arbitro è feroce: “La barriera disposta da Tacconi non è a nove metri, forse manco a cinque”. Sulla palla ci sono Pecci e Maradona. Il centrocampista tenta di ragionare con Maradona: “Diego è impossibile farla passare” e poi ancora: “Non puoi tirare” ed alla fine: “Va beh fai come vuoi, tanto Maradona sei te”. Nel mezzo dei dubbi del buon Eraldo c’è un frase sibillina di Diego: “Basta, troppe polemiche, tanto gli faccio goal lo stesso”. Dal momento in cui il piede di Pecci si stacca dal pallone passano due secondi, il pallone rotola verso il sinistro di Maradona e si alza, diventa un arcobaleno che termina proprio all’incrocio. A fine anno la Juve vincerà lo scudetto, il suo ventiduesimo, ma quella vittoria a detta di molti è il punto di partenza per la vittoria del titolo da parte del Napoli. Nessuna nota di merito negli anni novanta e primi anni duemila, troppo forte la Juve troppo scarso e/o poco presente in serie A il Napoli. Una sola gara, forse, merita di essere menzionata. Era il 30 settembre del 2000, dopo due anni di serie B, il Napoli ritrova la massima serie ed alla prima giornata ospita la Juve. Quel Napoli, era il Napoli di Zeman, per lunghi tratti domina la gara, va in vantaggio grazie alla rete di Stellone, ma poi le qualità dell’undici Ancelottiano vengono fuori e la gara termina con un 2-1 a favore dei bianconeri. Poi il Napoli retrocede, anni bui in B ed alla fine il fallimento. Il Napoli e la Juve si troveranno nuovamente in una sfida di campionato l’una contro l’altra il 4 novembre del 2006, in serie B. Già, c’era stato il terremoto di Calciopoli con la Juve retrocessa nella serie cadetta, mentre il Napoli dopo due anni di Lega Pro era riuscito a salire in B. Napoli-Juve in serie B, la storia ci ha consegnato anche questo. Per la cronaca la sfida terminò in parità col risultato di 1-1. L’anno successivo, finalmente si ritorna in A ed il Napoli dà inizio ad una serie di successi interni contro la Juve che dura per ben 5 anni. Il San Paolo diventa terreno ostile per la Juventus. I bianconeri avranno la meglio sul Napoli dal ritorno in serie A, soltanto in due occasioni entrambe firmate Max Allegri.

L’ultimo Napoli-Juve invece regalò il primo sorriso importante a Rino Gattuso sulla panchina degli azzurri. Il suo Napoli stentava ad ingranare, in cinque gare sulla panchina quattro sconfitte. Gli azzurri erano reduci da una sconfitta interna clamorosa per mano della Fiorentina e addirittura c’era chi paventava lo spettro di una retrocessione degli azzurri. Al San Paolo arriva la Juve dell’ex Sarri, la Juve di Cristiano Ronaldo, la capolista. Gli azzurri non ci stanno però a fare la parte dell’agnellino sacrificale e sfoderano una prestazione maiuscola che porta ad una clamorosa affermazione per 2-1.
Tante le similitudini tra la passata stagione e quella corrente ed ogni qual volta che il Napoli si trova ad un bivio, dietro la curva, c’è sempre la Juventus.

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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