Una sfida dal sapore particolare per tre protagonisti

da | Feb 6, 2021 | Calcio Napoli

Genoa-Napoli non è mai una gara come le altre. Era, fino a qualche stagione fa, la gara del gemellaggio più longevo del calcio italiano (per la verità i motivi reali della fine di questa storia d’amore, ancora non sono del tutto noti) era e sarà una sfida dal sapore particolare per due protagonisti, anzi, forse tre.
Ma prima di dare spazio agli ex della gara, come non ricordare quel magnifico 10 giugno del 2007? A Marassi andò in scena la più bella delle feste. Il Genoa ed il Napoli l’una contro l’altra a giocarsi la serie A, fino alla notizia che giungeva da Trieste della rete dei padroni di casa firmata Allegretti. Quella rete, permise alle due squadre di accedere contemporaneamente alla massima serie, scene di un calcio che oggi, con gli stadi vuoti mancano eccome.

Goran Pandev, il grande ex. Il macedone ha vissuto a Napoli tre anni, intensi, ricchi di soddisfazioni (due della Coppa Italia vinte) con qualche delusione (sconfitta in Super coppa, con tanto di espulsione) tutti condito da novantadue presenze e diciannove reti. Eppure il suo inizio a Napoli non fu dei migliori, ma gli bastò una doppietta alla Juventus in campionato, per entrare nel cuore del popolo partenopeo e non uscirne più. Per la verità lo stesso Pandev non ha mai negato di aver con Napoli ed i napoletani un rapporto speciale che va aldilà dell’appartenenza calcistica. E che dire di Valon Berhami? Due le stagioni in maglia azzurra. La prima, quella 2012/13 vissuta da assoluto protagonista. Fu l’ultimo anno di Mazzarri, l’anno in cui la squadra azzurra terminò il campionato seconda alle spalle della Juve. Il kosovaro era il pilastro del centrocampo mazzarriano, era l’uomo ovunque il condottiero della mediana. La seconda stagione, che fu impreziosita dalla conquista della Coppa Italia, fu meno brillanta sotto il profilo professionale ed alla fine di quella stagione ci fu l’inevitabile addio. E poi c’è il napoletano trapiantato a Genova.
Mimmi Criscito, nativo di Cercola in provincia di Napoli, nel corso della sua carriera, divisa tra Juventus, Zenit e Genoa, è stato più volte vicino a vestire l’azzurro della maglia del Napoli. Il secondo anno di Mazzarri, quello del Napoli in Champions per capirci, l’affare tra De Laurentiis e Preziosi era praticamente definito, si doveva passare alla semplice stesura dei contratti, ma ad un metro dal traguardo l’affare saltò e Criscito si trasferì in Russia. Ma prima che il buon Mimmo, ritornasse al genoa, il Napoli ci aveva riprovato, ma lo Zenit non aveva accettato la proposta azzurra.

Ma Genoa-Napoli è anche Ballardini. Il tecnico ravennate, ha una lunga storia “contro” il Napoli. Non molti lo ricordano, ma il primo incrocio tra il Balla e gli azzurri, risale alla stagione 2004/2005 quella della rinascita. Ai tempi, Ballardini era il tecnico della Sambenedettese (che sfidò il Napoli nella semifinale dei Playoff) ed era una squadra di tutto rispetto. In porta c’era il grande ex, il buon Franco Mancini, ma poi c’erano giovani di prospettiva come il difensore Michele Canini, passato più tardi all’Atalanta, Luca Cigarini, Nicolas Amodio e Mariano Bogliacino, che vestiranno tutti e tre la maglia del Napoli e Pedro Leon, che sarà in campo in quel famoso 10 giugno con la maglia del grifone. Insomma come se la storia di Ballardini fosse legata ad un filo conduttore con la rinascita del Napoli.

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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