Rivive la Napoli degli anni ’30

da | Feb 6, 2021 | Cultura&Spettacolo

C’eravamo già abituati, di recente, alla ricostruzione da set cinematografico della Napoli degli anni passati. Nelle riprese dell’Amica geniale, il capolavoro di Elena Ferrante, è comparsa sugli schermi di tutto il mondo l’immagine della Napoli di fine anni ’50 ed inizio anni ’60 attraverso le figure delle due ragazzine, Lila e Lenuccia, protagoniste della fiction sullo scenario del Rione Luzzatti, ricostruito fedelmente per l’occasione alla periferia di Caserta.

Ma con le riprese del “Il Commissario Ricciardi”, che sta riscuotendo un grande successo di audience, siamo andati ancora più indietro nel tempo, alla Napoli degli anni ’30. La fiction è tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni, ed ha debuttato lunedì 25 gennaio su Rai 1. Dal caffè Gambrinus all’elegante Villa Pignatelli, la città tra le due guerre, con le oscure atmosfere dell’epoca fascista e i primi segni di modernità, è stata ricreata in più di un anno di riprese. Ad assistere la produzione Rai Fiction-Clemart, nella valutazione e riscoperta di numerose location di prestigio, è stata la Film Commission Regione Campania, fondazione presieduta da Titta Fiore e diretta da Maurizio Gemma. Un lavoro che si è svolto dal 2019 all’estate 2020, con effettuazione gratuita di test anti-covid.


Grazie alle indagini di Luigi Alfredo Ricciardi, il commissario della Mobile di Napoli che vede i fantasmi, si è entrati nel Massimo napoletano, il San Carlo, al teatro Sannazaro e nella settecentesca reggia di Portici. Si potranno ammirare il medioevale Complesso monumentale dell’Annunziata, a ridosso di Forcella, con la Basilica, il Succorpo vanvitelliano e il cortile. Molte scene sono state girate tra la seicentesca Chiesa di San Ferdinando in Piazza Trieste e Trento, Palazzo Reale, il Gambrinus (attualmente chiuso, come accaduto solo durante la II guerra mondiale, in attesa della ripresa turistica) dove si trova il celebre ‘tavolino’ di Ricciardi; e Piazza del Plebiscito con il palazzo della Prefettura.

Al Museo e Real Bosco di Capodimonte riprese anche nel cortile della scuola di ceramica, Istituto ad indirizzo raro “Caselli-De Sanctis”. Dalla neoclassica Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia, si arriverà fino al mare del Molo San Vincenzo. All’ex base Nato di Bagnoli sono stati ricostruiti la scenografia di Via Toledo e parte degli interni del Teatro San Carlo. Molte anche le location fuori città: Monte di Procida con la spiaggia di Acquamorta, Nocera Inferiore (SA) con l’ex Caserma Bruno Tofano, nel rione medievale “Borgo”, costruita per volere di Carlo III di Borbone nel 1751. Ambientazioni sono state realizzate anche nel Casertano, a Capua e a Castel Volturno. Insomma uno spaccato di quella Napoli degli anni ’30 del 1900 che solo qualche napoletano molto ma molto anziano potrà vagamente ricordare e che ha riempito di nostalgia quanti si sono soffermati sulle riprese. Una città certo più povera, ma meno caotica di questa dei primi anni del secolo 2000.

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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