Le monache di casa leggevano il futuro nei “quadrilli”

da | Feb 6, 2021 | Cultura&Spettacolo

La scelta di Procida come capitale della cultura è anche un segno di attenzione a un modo speciale di proteggere la propria identità. Una delle tradizioni meno conosciute dell’isola è quella dei “quadrilli” – piccoli quadri, reliquiari – che le procidane “interrogavano” per scrutare l’ignoto o per trarne profezie. I risultati di una ricerca in tal senso sono ora nel volume “Quadrilli – Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini” scritto da Gea Palumbo, docente di Storia e iconografia all’Università di Roma Tre (edizioni Fioranna). Un aspetto della cultura procidana approfondito (e contestualizzato) anche attraverso la ricostruzione genealogica, dal momento che questi oggetti si trasmettevano per via ereditaria (custoditi gelosamente da chi tuttora li possiede).

I “quadrilli” sono delle tavolette di varia grandezza con al centro un pezzetto di velo nero – la reliquia della Madonna dei sette veli – attorniato da decorazioni le più varie, preziose artistiche o meno. A “leggerli” erano le “bizzoche” o, meglio, le “monache di casa” cioè donne che, superata l’età di sposarsi, indossavano l’abito religioso senza professar voti né regole: vite difficili, alle quali forse la capacità di consultare i “quadrilli” consentiva di salvaguardare un minimo di considerazione sociale. Donne cui si rivolgevano altre donne (abituate per la lontananza dei mariti in navigazione a gestire spazi di libertà insoliti a quel tempo), cercando risposte – anche con la preghiera – alle proprie ansie e soprattutto per avere notizie dei congiunti lontani… “I quadrilli”, racconta l’autrice, “sono un esempio di quella religione delle cose che ha trasformato il Cristianesimo da una religione di parole, parabole, in una religione fatta anche di oggetti concreti (immagini, reliquie, opere d’arte) a supporto della fede”.

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