La pace dopo la tempesta

da | Feb 6, 2021 | Calcio Napoli

Gli azzurri si compattano per concludere al meglio la stagione

Dov’è più il Napoli agile e divertente di inizio stagione? S’è perso per strada, piano piano, lentamente, spegnendosi come un cero per la guerra fredda (mica tato, ndr) e di nervi nata tra tecnico e presidente. Gattuso si sente accerchiato e con i suoi uomini, per ora fedeli pretoriani, ha allestito, come s’è visto contro l’Atalanta, un fortino della speranza. Ma anche della disperazione. Perché qui, ora, non è più come al gioco delle tre carte dove tra il chi vince e il chi perde si sa già che è quasi sempre il banco a vincere. Perché tra presidente, allenatore e squadra non vince e non vincerà nessuno e perderà, invece, tutta la società, dal presidente al magazziniere. Sarà bene ed opportuno che tutti, ma proprio tutti, si diano un gran pizzico sulla pancia. De Laurentiis, da proprietario e da padrone del club, deve mettere un punto deciso e definitivo alla situazione, che tenga conto del suo ruolo e del rispetto che si deve verso la sua persona, ma anche del suo rispetto verso tecnico, staff e squadra. Gattuso che è uomo sincero e di principio, pur con tutte le sue possibili ragioni, rifletta sulla necessità attuale di un ragionevole modo di comportarsi verso la proprietà.

La squadra, infine, senza false ipocrisie cerchi di diventare, con i giusti atteggiamenti e l’impegno, un punto di accordo e di raccordo tra chi paga gli stipendi e chi allena. Gattuso che ha parlato delle difficoltà del suo lavoro, del disagio avvertito e della delusione e del dispiacere provati nelle ultime settimane, dopo la gara contro l’Atalanta ha messo il punto, lo stop sulla scomoda questione. Un messaggio, nemmeno tanto indiretto, alla proprietà. Che la dice lunga sulla sua volontà di finire al meglio la stagione. E poiché in ballo ci sono non le ragioni di uno o dell’altro, ma decine di milioni di euro e il futuro del club, si impone se non la pace almeno una tregua fino al termine della stagione. Reale e non di facciata. Se così non fosse, lo ribadiamo, sarebbe la sconfitta di tutti. Parlarsi in modo chiaro, potrebbe servire, forse, a restituire serenità e nuove motivazioni al tecnico, ma soprattutto alla squadra, che, ed è paradossale, è di fatto divisa tra un presidente che paga addirittura in anticipo gli stipendi per far capire chi è che ha il coltello dalla parte del manico, e un tecnico che svolge con serietà, passione e lealtà il suo lavoro sia verso il gruppo che allena sia verso il suo datore di lavoro. Si rischia, insomma, di buttare il bimbo in acqua con tutti i panni e gettare al vento un’occasione importante in una stagione difficilissima quanto anomala. Anche perché, se si escludono i punti inopinatamente persi in casa contro Torino e Spezia, il campionato del Napoli e di Gattuso, vista la concorrenza agguerrita e considerati i lunghi infortuni di Osimhen e Mertens, due pedine fondamentali, è sicuramente positivo, e, forse, anche un tantino oltre le attuali, reali, possibilità. Quello che succederà in questo mese di febbraio, decisivo non solo per il presente del club, sarà anche frutto di come vorranno agire DeLa e Ringhio e di come si comporteranno di conseguenza. Ci pensassero bene i due. Mettessero da parte l’uno la gelosia e l’arrogante narcisismo, l’altro l’orgoglio e una malcelata testardaggine. Lo facessero per il bene del Napoli.

 

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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