Gattuso è condannato a vincere

da | Feb 6, 2021 | Calcio Napoli

Allenatore e presidente vivono da “separati in casa”: ma i risultati diranno la verità sul futuro

Su questo giornale la settimana scorsa avevamo scritto che Gattuso non ci appariva abbastanza maturo per sostenere l’impatto con una grande piazza. Accadeva sabato mattina. Ventiquattro ore dopo ha offerto una clamorosa conferma del suo limite, andando ad aprire una polemica suicida con De Laurentiis, reo di aver fatto sondaggi con altri allenatori (Sarri e non Benitez), visto che il Napoli da lui allenato stava offrendo una serie di prove disarmanti, suggellate peraltro da sconfitte che lo avevano allontanato dalle prime in fuga. Un allenatore “fatto” non sarebbe caduto in un errore così grossolano. Senza contare, peraltro, che solo un anno fa lo stesso Gattuso, a posizioni invertite, aveva tranquillamente ascoltato la telefonata di De Laurentiis che gli chiedeva se fosse pronto a subentrare al suo maestro Ancelotti.

Risultato di questa improvvida uscita è che ormai allenatore e presidente sopravvivono da “separati in casa”. Con l’ulteriore risvolto che Gattuso è nei fatti condannato a fare sempre punti e a giocar bene, perché se dovesse inanellare un’altra mortificante serie negativa a quel punto De Laurentiis non ci penserebbe su un attimo a dargli quel benservito che appare inevitabile per giugno. Certo è un peccato perché l’uomo ha valori nobili e lunga esperienza di gestioni ad altissimo livello, da giocatore. Se fosse riuscito a temperare il suo atteggiamento ed avesse riflettuto sulle criticità di un ambiente che da sempre è abituato a guardare calcio e non la fa bene a nessuno, avrebbe compreso probabilmente gli errori e ne avrebbe fatto tesoro. Si è intestardito invece a praticare un modulo, il 4-2-3-1 assolutamente inadatto agli uomini che aveva a disposizione ed ha finito per farsi infilare dagli “volponi” più navigati, che lo hanno sistematicamente travolto proprio a centrocampo, dove si era cocciutamente inventato un’improbabile coppia Bakayoko-Fabian, male assortiti e entrambi lenti come tartarughe. Facili prede, quindi dei cursori avversari.
E che dire di quell’altra assurda manìa di voler ostinatamente imporre la ripartenza dal basso? Un giochetto pericolosissimo, che provoca continua ansia ai difensori e in qualche circostanza anche dolorose ripercussioni (il gol di Immobile, tanto per fare un solo esempio). Anche mercoledì contro l’Atalanta non sono mancati i brividi. Conseguenza di questa scriteriata impostazione è stato anche il lungo stillicidio con il quale il nostro Rino sta distruggendo Meret, che era considerato il portiere giovane più stimato del nostro calcio. Prima lo ha alternato con Ospina, ora lo ha relegato ufficialmente al ruolo di riserva.

Un delitto, calcisticamente parlando. E un danno alle casse della società, considerando che il valore del giocatore si è decisamente ridimensionato. Queste elementari considerazioni, che gli sono state sottoposte ripetutamente non solo dagli osservatori del mondo giornalistico, ma anche da “esperti del mestiere”, non hanno fatto presa sul tecnico, che ha continuato imperterrito per la sua strada, con i risultati che tutti sappiamo.
Si dirà che al momento è virtualmente in lizza per tutte le competizioni. Certo per le Coppe è vero, ma in campionato con la sua ostinazione ha favorito una serie di risultati negativi che costringono il Napoli ad inseguire quel quarto posto che è il “minimo sindacale” chiesto dalla società, che pure sul mercato attraverso la tasca di De Laurentiis, ci ha messo del suo.
Ora Gattuso sta sperimentando il 3-5-2, modulo caro a Mazzarri. In certi frangenti può andar bene, ma bisogna che i giocatori vi si abituino, soprattutto i tre centrali. Il problema, però, è che per utilizzare questo modulo occorre un parco centrali adeguato. Il Napoli ne ha solo quattro, e il quarto è quel Rhaamani che Gattuso proprio non vede. Un errore fatto durante la campagna acquisti, e che sempre su questo giornale abbiamo ripetutamente e invano segnalato, anche prima che si concludessero le trattative ad ottobre. Insomma non siamo messi proprio benissimo. E per il presente, dovendo ormai vivere alla giornata, si può solo sperare che anche a Genova stasera Gattuso faccia risultato pieno. Ormai è condannato.

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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