“Natalino”, oltre la storia la denuncia

da | Gen 30, 2021 | Cultura&Spettacolo

Malara nel romanzo sembra sottolineare l’incapacità istituzionale di favorire la permanenza in Meridione agli onesti che lo amano

Natalino è il titolo di un avvincente romanzo di Caterina Malara, opera attuale come non mai perché narra di un fenomeno grave qual è quello del depauperamento umano, e pertanto anche economico, che il Meridione d’Italia vive – per usare un eufemismo – da tempo immemore.

Naturalmente la bellezza di un romanzo sta nella qualità narrativa; nell’impiego di una lingua capace di rendere il carattere e il pensiero di un mondo sociale; nella capacità dell’autore di strutturare una trama articolata, che restituisca l’idea di una storia autentica. Sono doti che non mancano certo a questo testo narrativo ma, alla premessa, si aggiunga il valore ulteriore della capacità di rappresentare problemi autentici, che toccano la società vivente. Il testo ci restituisce la probità di un popolo, quello calabrese, vocato al lavoro duro. Restituisce, anche, l’intelligenza di una società capace di farsi strada partendo da un territorio istituzionalmente dimenticato. E che, per inciso, è invece ben presente agli speculatori che lo impiegano come zona franca, per agire le trame che arricchiscono tutti, esclusa la Calabria stessa. Natalino è dunque la vicenda del calabrese onesto, quello che né cronaca, né storia di questo Paese, ricordano mai adeguatamente.
Avviato al lavoro da bambino, ricordato dallo Stato solo quando abile ad assolvere l’obbligo leva e poi subito abbandonato al suo destino.

Indotto pertanto – come tutti i conterranei animati da un sano desiderio di affermazione – all’emigrazione che, nello specifico, è quella in Nord Italia. Come tanti meridionali, Natalino è persona intelligente, oltre che onesta, e riesce a costruirsi una fortuna professionale in un luogo fondamentalmente ostile. Pure attaccato alle tradizioni, ai suoi valori, che non può non condividere con una donna della sua terra natìa, Natalino non riuscirà mai a ritornare nella sua provincia, né a portare beneficio a quel territorio che ha dovuto, suo malgrado, abbandonare. Al termine della vicenda il quadro desolante del personaggio invecchiato, di una casa in Calabria, sognata, poi comprata per trascorrervi gli anni della pensione e che mai sarà abitata e, pertanto, posta in vendita.
Crediamo così di cogliere una denuncia dell’autrice, calabrese anch’essa, volta a sottolineare la sciagurata incapacità istituzionale di favorire la permanenza in Meridione agli onesti, che lo amano, i quali partendo cedono il proprio spazio, via via che questi è abbandonato, alle trame di chi non lo ama, preferendolo scarnificato e sottomesso.

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