Una sconfitta che serve da lezione

da | Gen 23, 2021 | Calcio Napoli

Il ko in Supercoppa contro la Juventus è frutto di una prestazione poco coraggiosa e tatticamente “passiva”

Questione di cabala o volontà precisa della Dea Eupalla a decidere della sconfitta del Napoli in Supercoppa?
I segnali non positivi, per chi crede alle “eccezioni che confermano le regole” c’erano tutti… Poteva mai la Juve sbagliare due partite di seguito? E poteva mai il Napoli altalenante di questi ultimi tempi confermare la smagliante prestazione offerta contro la Fiorentina?

Per non parlare, poi, dell’alternanza di vittorie nelle sfide: la prima e la terza a favore degli azzurri, la seconda e, quindi, la quarta alla Juventus…
Ce n’era di discorsi “strani” da fare per la gara di Reggio Emilia, e in effetti, scherzi, scaramanzie e cabala a parte, la Juve s’è aggiudicata il trofeo.
Però, senza criticare nessuno, mi sento di poter affermare che non è stata la Juventus a vincere il trofeo, quanto il Napoli, con il suo atteggiamento troppo remissivo a perderlo.
È stata una gara senza acuti, squadre timorose e impaurite l’una dell’altra. Poca voglia di osare e palloni portati avanti più perché bisogna pur tentare di segnare un golletto per vincere che per un’idea reale di gioco organizzata e programmata alla vigilia della gara.

Rispetto eccessivo tra i due tecnici e poca voglia di sorprendere l’altro con una mossa tattica audace o spregiudicata. Ne è nata, se mi è consentito, una partita noiosa assai, giocata sui nervi più che sulle abilità tecniche e tattiche dei singoli o del gruppo. A Gattuso non è riuscito il bis della finale di Coppa Italia pur cercando di riproporre lo stesso tema tattico di gara: Napoli coperto e pronto nel tentativo di ripartire con gli strappi di Zielinski e la velocità di Insigne e Lozano sulle corsie esterne. Il giochetto non è riuscito perché Pirlo, sotto il peso della scoppola rimediata al Meazza contro l’Inter ha pensato bene di guardarsi in primis le spalle, mettendo davanti alla linea difensiva a quattro, tre giocatori di “garra” come Mckennie, Bentancur e Arthur, al posto di Ramsey e Rabiot, che hanno chiuso tutte le linee di passaggio ai centrocampisti azzurri e, soprattutto, “braccato” per tutto il campo il buon Zielinski che mai è riuscito a rendersi pericoloso negli ultimi 30 metri.
Il Napoli, soprattutto nel secondo tempo ha subito troppo il palleggio della Juve e mai s’ è inventato qualche giocata che creasse preoccupazione ad una Juve già di per sé preoccupata di non farcela contro una squadra sicuramente più organizzata.
E gli episodi, come di solito capita in partite “secche”, questa volta hanno detto Juventus, la squadra che di più ha cercato di vincere e mettere le mani sul trofeo.
Il Napoli non ne è uscito né umiliato né offeso però Gattuso che ha assolto i suoi (“ hanno fatto tutto quello che gli avevo detto di fare”), delle domande deve farsele ma soprattutto deve darsi risposte sincere e giuste, senza cercare alibi. Ha messo la squadra nelle condizioni migliori per mettere in difficoltà una Juve con diversi problemi strutturali? Ha mai provato a chiedere ai suoi di alzare il ritmo e verticalizzare di più cercando Insigne e Lozano con maggiore frequenza? Ha mai provato a tirar fuori Zielinski dalla ragnatela costruitagli da Pirlo, accentrando magari Insigne tra le linee?
Non sono critiche, tengo a sottolinearlo, ma un allenatore deve saper rischiare, soprattutto quando in palio non ci sono milioni di euro o posizioni nel ranking europeo.
Ci pensi Gattuso, in vista della gara di recupero in campionato, quella sì, importantissima e da non sbagliare. La dea Eupalla gli offre la possibilità di rivincita, come pure in Coppa Italia contro lo Spezia.
Per chi ci crede, Eupalla e la cabala, questa volta, girano a favore del Napoli e del loro allenatore.

 

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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