Tutto il repertorio di Di Maio contro i cambi di casacca e i “responsabili”

da | Gen 16, 2021 | Primo piano

Questo è l’articolo più facile che mi sia capitato di scrivere. Basta solo leggere le date e le dichiarazioni che seguono. Si commentano da sole.


Luigi Di Maio, 30 marzo 2014

La multa di 250mila euro per gli europarlamentari M5S che non rispetteranno il codice di comportamento del Movimento annunciata da Beppe Grillo “è un grandissimo segnale di serietà, dopo aver visto gli Scilipoti, i Razzi e tanti altri cambiare bandiera dopo aver tradito il mandato elettorale”. Lo ha detto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S), nel corso di un’iniziativa del Movimento per le elezioni amministrative. “Io credo – ha aggiunto Di Maio – che tutti gli strumenti utili a dimostrare che non vogliamo prendere in giro i cittadini siano ben accetti. Penso al recall, che abbiamo adottato come impegno prima ancora che arrivino le riforme costituzionali: 500 iscritti del Movimento potranno mettere in discussione l’elezione di un parlamentare”.


Luigi Di Maio su Facebook 23 gennaio 2017

Basta con i voltagabbana! Il Movimento 5 Stelle l’ha sempre sostenuto e si è dato delle regole interne per sanzionare chi tradisce il mandato degli elettori. Oggi anche il direttore del Corriere della Sera lo ha riconosciuto, ammettendo che “Il Parlamento sta diventando il regno del trasformismo” e che nei cambi di casacca “pesano di più la voglia di prendere qualche poltrona e i vantaggi economici”. Finalmente!
Dall’inizio della legislatura 264 parlamentari hanno tradito gli elettori, passando a un gruppo parlamentare diverso da quello con cui sono stati eletti. Ci sono stati 388 passaggi, 9 cambi al mese. Un vero e proprio mercato (abusivo). Se uno vuole andare in un partito diverso da quello votato dai suoi elettori, si dimette e lascia il posto a un altro, come accade ad esempio in Portogallo. In Italia, invece, della volontà popolare se ne fregano: una volta che sono in Parlamento gli elettori non contano più, quello che conta è la poltrona e il megastipendio. Noi vogliamo il vincolo di mandato perché abbiamo il massimo rispetto dei cittadini, ma ancora nella Costituzione non è previsto. I nostri eletti però hanno regole chiare: chi non vuole più stare nel MoVimento va a casa, se non lo fa tradisce gli elettori e arreca un danno che deve essere risarcito. È semplice. Sono lieto che anche fuori dal MoVimento qualcuno ora se ne renda conto.


Luigi Di Maio, 1 febbraio 2018


“Tutti i candidati alle elezioni nelle liste del Movimento 5 Stelle si sono impegnati a pagare una multa di centomila euro nel caso in cui non rispettino le regole del Movimento. E dopo le elezioni aboliremo la regola costituzionale per cui i parlamentari esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato”.


Luigi Di Maio, 21 giugno 2019

Anche il vice-premier Di Maio si è espresso sul passaggio di mister Sarri alla Juventus. L’intervento è avvenuto nel corso di “Un giorno da pecora”, noto programma di Rai Radio 1 condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. I conduttori avevano chiesto al ministro se si sentisse tradito, da tifoso napoletano, dalla scelta di Sarri. “Se mi sono sentito tradito dal passaggio di Sarri alla Juve? Ci ho pensato, – afferma mestamente Di Maio – e la verità è che il Napoli è abituato a scoprire talenti per poi regalarli ad altre squadre. In questi anni abbiamo avuto Lavezzi, Cavani, Sarri, tutti grandi talenti che ora sono in altre squadre”. “Ho pensato che come in politica dovrebbe esistere il vincolo di mandato, per cui se entri con uno non puoi passare ad altra squadra, forse dovremmo cominciare a crearlo anche nel calcio. Lo dico – specifica per evitare ulteriori polemiche – ironicamente. Ho sofferto – ammette Di Maio – per questo passaggio, poi quando passi alla Juve stai andando in una squadra che è profondamente rivale del Napoli. Non è una beffa, ma certamente dispiace”.


Luigi Di Maio, 26 settembre 2019

Luigi Di Maio dice da New York che vuole mettere fine al “cambio di casacche” in Parlamento. “È il momento di introdurre il vincolo di mandato: se passi ad un’altra forza politica te ne vai a casa”, dichiara, aggiungendo che intanto avvierà la procedura prevista dallo statuto del Movimento e che chiederà il risarcimento di 100 mila euro per i transfughi pentastellati. “Secondo me – spiega – e’ arrivato il momento in Italia per introdurre il vincolo di mandato. Ora si vedrà come lo si voglia introdurre, in quale forma costituzionale. Ma secondo me è arrivato il momento di dire che se vieni eletto con una forza politica e poi passi ad un’altra te ne vai a casa, non è che vai al gruppo misto o in un gruppo che non esisteva nella scheda elettorale. Queste pratiche non fanno bene al nostro Paese, non è un bello spettacolo. C’è bisogno di una stretta”.


Luigi Di Maio, 12 dicembre 2019


“La Lega ha aperto il mercato delle vacche, tiri fuori anche il listino prezzi e ci dica quanto costa un parlamentare al chilo. La storia continua a ripetersi. È il collaudato sistema della vecchia politica. Vi ricordate gli Scilipoti di Berlusconi? L’elenco di politici che si sono venduti al diavolo per pochi spiccioli o per una poltrona più comoda e più sicura potrebbe essere lunghissimo. E continuerà ad esserlo finché non esisteranno regole serie contro i cambi di casacca”. Lo scrive Luigi Di Maio su Fb.


Luigi Di Maio, 17 settembre 2020


“Nei regolamenti parlamentari dobbiamo trovare dei meccanismi perché io, che sono eletto con una forza politica, non ne cambio cinque in cinque anni e cambio casacca cinque volte. Senza modificare la Costituzione, però con meccanismi disincentivanti”. A proporlo è Luigi Di Mai in un’intervista a Fanpage.it, parlando del referendum sul taglio del numero dei parlamentari. Di Maio chiarisce: “Ci sono dei meccanismi che permettono ai gruppi di non avere le risorse se il parlamentare si sposta, ci sono meccanismi che possono almeno disincentivare il cambio di casacca continuo. La cosa incredibile è che tra i 70 senatori che hanno chiesto questo referendum – di cui non c’era bisogno perché è stato votato quasi all’unanimità alla Camera – 70 senatori hanno chiesto il referendum per provare a far vincere il No, tra quelli ci sono i paracadutati, gli assenteisti, gente che non abbiamo mai visto in Parlamento e gli stiamo pagando gli stipendi e ci sono anche quelli che hanno cambiato continuamente forza politica. Noi dobbiamo dare una sistemata a questi meccanismi qui”.

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EDITORIALE

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