I Savoia, una stirpe che l’Italia protegge

da | Gen 16, 2021 | Sud100cento

Una norma italiana del 2002 consentì il rientro degli eredi della sanguinosa dinastia. Un rientro in Patria per i discendenti che si rivelò un vero e proprio boomerang per il Governo italiano al quale i Savoia, non paghi di questa benevolenza concessa per volere politico e non certamente per volontà del popolo, chiesero un oltraggioso risarcimento per i danni subiti, a loro dire, da un ingiusto esilio. E non solo, tronfi ed agguerriti pretendono la tumulazione del loro indegno avo, Vittorio Emanuele III, penultimo Re d’Italia, Imperatore d’Etiopia e re d’Albania, rientrato con volo di Stato, nel magnifico Pantheon romano , anticamente dimora per gli antichi Romani di dei e che invece ora vede ospitare, sfregio della sua monumentale bellezza, due dei quattro Re italiani di stirpe sabauda: Vittorio Emanuele II detto “il re galantuomo” (!), del re Umberto I assassinato a Monza nel 1900 e della Regina Margherita sua consorte, che morì nel 1926. Ed è solo grazie alla forte influenza che esercita la comunità ebraica di Roma se ciò non avverrà, forse. Ricordo che la gran parte dei Savoia, venti salme, sono sepolte nella Basilica di Superga, che sorge sull’omonimo colle a nord-est di Torino, fatta costruire dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706.

Re Vittorio Emanuele III, sposato con Elena di Montenegro, apostrofato da un intellettuale di destra, Ezra Pound, “quel mezzofeto”, è stato di certo un cattivo sovrano. Lui, il “re sciaboletta” così piccolo di statura tanto che, per consentirgli di fare il soldato, abbassarono i limiti di statura necessari per indossare la divisa Lui, abile cospiratore di trame oscure (portate coraggiosamente avanti da un buon revisionismo storico, seppur cauto nell’accusare in maniera esplicita il Savoiardo, amico e vassallo della Corona Inglese, come i suoi indegni predecessori), si rese protagonista del famoso affare Sinclair, concessioni petrolifere ad una multinazionale dietro lauto pagamento in azioni della società, un affare davvero inquietante e che Matteotti, prima di venire ammazzato, stava portando alla luce. Lui, traditore di tutti, così come ben ricordano su una lapide gli abitanti del comune abruzzese di Ortona “Da questo porto, la notte del 9 settembre 1943, l’ultimo re d’Italia fuggì con Badoglio consegnando la martoriata Patria alla tedesca rabbia. Ortona repubblicana dalle sue macerie e dalle sue ferite grida eterna maledizione alla monarchia dei tradimenti, del fascismo e della rovina d’Italia anelando giustizia dal popolo e dalla storia nel nome santo di Repubblica”. Lui, un re inviso al potere e all’intrallazzo che appoggiò guerre, colonialismo e che si rese complice di tante morti, dolore e sofferenza. Lui che appoggiò le leggi razziali, quelle leggi che kafkianamente consentirono al meridionale di sentirsi uguale al settentrionale, rappresentanti tutti della razza ariana. “Nuje, curti e nire” come tizzoni diventati d’un tratto ariani? Evidentemente è il solito sistema italiano.

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EDITORIALE

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Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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