Bagnoli, telenovela nella telenovela

da | Gen 16, 2021 | Cronaca

Riccardo Villari lancia l’allarme e vorrebbe ricostruire Città della Scienza sulla spiaggia

La telenovela della ricostruzione di Bagnoli si è arricchita in questi giorni di un nuovo capitolo. O meglio è tornata di moda dopo il grido di dolore sollevato dal presidente di Città della Scienza Riccardo Villari, secondo il quale la ricostruzione verso monte dei locali distrutti dall’incendio nel 2013 determinerebbe il colpo mortale alla sopravvivenza dell’istituzione. L’allarme è servito a rilanciare la questione, allargata non solo a Città della Scienza, ma appunto a tutto il complesso Bagnoli (nella foto).
Come stanno le cose? Le ultime ciminiere dell’Italsider furono spente nel 1989. Esattamente 32 anni fa. Da quel momento è cominciat un valzer di progetti, di piani di recupero, di bonifiche, vere o presunte, di iniziative avviate e non portate e termine (vedi Bagnolifutura) che sostanzialmente hanno lasciato il sito in uno stato di pietoso abbandono. E dire che si era partiti alla grande con un progetto di rivalutazione dell’area ex Italsider firmato da Renzo Piano e Cesare De Seta che addirittura prevedeva la trasformazione della vecchia acciaieria in una specie di Beaubourg napoletana, con una spettacolare galleria interna al vecchio impianto, un belvedere a mezza costa che collegasse Bagnoli a Posillipo, un porto turistico per grandi imbarcazioni, due grandi polmoni di verde e un piccolo incremento delle cubatura da destinare ad abitazioni non popolari. Entusiasmo solo iniziale, poi il piano fui accantonato, perché i soliti benpensanti gridarono contro la lottizzazione e la speculazione edilizia.

Da quel momento praticamente non s’è fatto più nulla per 25 anni e la cosa ancor più incredibile è che dal momento in cui è stato nominato dal governo a guida 5 Stelle un commissario straordinario si è dovuti ripartire con una gara internazionale di progettazione del nuovo masterplan. Gara che è in corso di svolgimento e che stando ad Invitalia, soggetto attuatore (che termine assurdo!) dovrebbe vedere l’esito a marzo. Per il bene di tutti è sperabile che questo nuovo ed ennesimo piano di recupero non preveda astruserie tipo centro congressi o altre diavolerie inutili per un complesso che dovrebbe essere naturalmente destinato al solo esclusivo sfruttamento della risorsa mare e soprattutto non preveda, come qualche buontempone ha richiesto, la costruzione di alberghi che non abbiano vista mare. È tanto difficile pensare ad una plaga esclusivamente votata al turismo?
Del resto se affrontiamo, seppur brevemente, l’altra telenovela nella telenovela, quella che riguarda appunto Città della Scienza, ci rendiamo conto che all’interrogativo posto in precedenza si può dare una sola risposta: non è difficile, è difficilissimo. Uno si chiede: ma che ci fa Città della Scienza costruita in parte persino sulla spiaggia in uno dei posti più incantevoli del mondo? Bisognerebbe chiederlo a chi ebbe l’idea trenta anni fa di sistemarla proprio lì, dove altri geni avevano insediato un’acciaieria. Ed ora che accade? Che il presidente dell’istituzione, il navigato Riccardo Villari lancia alti lamenti perché il Comune di Napoli chiede e pretende che la ricostruzione dei padiglioni distrutti dall’incendio non avvenga dove nascevano prima, cioè sulla spiaggia, ma più all’interno. A nostro avviso Città della Scienza andrebbe del tutto delocalizzata, non ha alcun senso che continui a stare lì. Ma se proprio deve rimanervi è normale che non si possa interrompere la linea di costa e che la ricostruzione debba avvenire verso l’interno. Ma a Napoli quello che può apparire normale diventa più complesso e inestricabile. E intanto Bagnoli langue. Se ci si affaccia dall’alto, dal costone di Posillipo e si dà uno sguardo all’area vien da piangere al solo pensare di che cosa sarebbe potuta essere se invece di sorgere a Bagnoli quell’area fosse sorta sulla riviera romagnola o, meglio ancora, sulla Costa Azzurra.

EDITORIALE

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di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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