Aggressione al rider, chieste le scarcerazioni

da | Gen 16, 2021 | Cronaca

Gianni Lanciato, dopo l’aggressione si è trovato nell’occhio del ciclone: solidarietà da un lato, attacchi dall’altro

Nei prossimi giorni probabilmente arriveranno le decisioni del Riesame sulle istanze di scarcerazione presentate dagli avvocati dei sei giovani (quattro dei quali minorenni) che aggredirono il rider Gianni Lanciato per rapinargli lo scooter (e identificati quasi subito anche grazie al video di un cittadino che aveva ripreso le scene di inaudita violenza dalla sua abitazione in calata Capodichino). Tutti hanno ammesso quel che non potevano negare. Erano in giro violando il coprifuoco. Poi s’è scoperto che erano pure recidivi, nel senso che quella notte tra l’1 e il 2 gennaio prima dell’agguato al rider avevano rapinato un altro scooter. Tutti accusati di concorso in rapina con l’aggravante della crudeltà, aggravante che i legali mirano a far cadere (uno dei familiari peraltro avrebbe detto che erano ubriachi).

Intanto Gianni Lanciato, uscito miracolosamente incolume dal pestaggio (del quale sporse subito denuncia), si è trovato nell’occhio del ciclone. Prima oggetto di un moto di solidarietà, suscitato dal suo atteggiamento equilibrato più ancora che dalla toccante storia di un cinquantenne costretto a fare un lavoro così precario e stressante per portare avanti la famiglia. Poi, con repentina giravolta, il popolo dei social gli si è scagliato contro perché aveva rifiutato due proposte di lavoro che lo avrebbero costretto a recarsi ogni giorno in zone della provincia. Nel frattempo è stato pure interrogato perché, tra chi aveva promosso la raccolta fondi per ricomprargli il motorino (alla quale parteciparono oltre 800 persone) c’era un manager, incensurato, di cantanti neomelodici imparentato con un pregiudicato… L’incalzare dei fatti di cronaca successivamente ha fatto attenuare la luce dei riflettori. Bisognerebbe lasciare al rider la tranquillità per decidere. Dopo l’aggressione e lo choc mediatico infatti Gianni Lanciato si trova tuttora – com’è facilmente intuibile – in una situazione di potenziale pericolo per sé e per i suoi cari (non a caso in tanti non denunciano…). E poi potrebbe avere altri problemi che non è tenuto a spifferare. Bisogna accettare che per ogni essere umano c’è un margine di “inconoscibilità” che va rispettato, per cui non è il caso di esprimere facili giudizi (e va tutelata la privacy).
Intanto impazza il dibattito sui murales dipinti ai Quartieri e in via Tribunali in ricordo di Ugo Russo e Luigi Caiafa, di 15 e 17 anni, morti per mano delle forze dell’ordine mentre tentavano rapine – dopo la richiesta del prefetto al Comune (rilanciata tramite una intervista al “Mattino”) di far cancellare questi “segnali” ritenuti portatori di un messaggio diseducativo: modelli negativi in cui identificarsi. Una battaglia sostenuta dall’associazione Libera. Problematica la replica del Comune (“chi parla con i ragazzi che hanno perso un amico?”) che pone l’accento, tra l’altro, sul disagio e la rabbia e la voglia di un futuro diverso di queste generazioni. Intanto è giallo sulla scomparsa
di uno dei murales per Siani.

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