Raffaele Viviani, diritti scaduti

da | Dic 19, 2020 | Cultura&Spettacolo

Trascorsi 70 anni dalla morte dell’autore, cessa di esistere il copyright sulle sue opere che ora diventeranno di dominio pubblico

Il 2020 segna una data importante per quanto riguarda l’opera di Raffaele Viviani, noto drammaturgo, compositore e poeta, scomparso nel 1950. Trascorsi 70 anni dalla morte dell’autore, cessa di esistere il copyright su quanto ha prodotto in vita. Diventano di dominio pubblico, dunque, le numerose commedie, poesie e canzoni e l’autobiografia dell’artista nato a Castellammare di Stabia nel 1888. I testi teatrali sono stati raccolti, con le musiche, per la prima volta nell’edizione in sei volumi Raffaele Viviani, Teatro, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza, Pasquale Scialò, pubblicata dalla Guida Editori di Napoli.

I primi cinque volumi erano usciti tra il 1987 e il 1991; il sesto, a cura di Antonia Lezza e Pasquale Scialò, con l’introduzione di Goffredo Fofi, venne stampato nel 1994. Libri preziosi ed introvabili, soprattutto dopo il fallimento della casa editrice, i cui contenuti sono assolutamente importanti anche per la presenza delle musiche che, occorre ricordarlo, non erano presenti nella precedente edizione, Trentaquattro commedie scelte dal teatro di Raffaele Viviani, Torino, ILTE, 1957. “La diffusione delle opere di Raffaele Viviani, autore ed attore di grande successo come testimoniano le cronache culturali di tutti i quotidiani dell’epoca, ebbe una flessione con la morte dell’autore, nel 1950. Viviani dal 1917 al 1947 scrisse ininterrottamente testi di straordinaria intensità, alcuni dei quali inediti prima della pubblicazione dei sei volumi di Raffaele Viviani, Teatro”, precisa Antonia Lezza, che poté consultare il ricchissimo archivio privato dell’autore, custodito gelosamente per anni nella casa di Viviani al Corso Vittorio Emanuele a Napoli. Grazie a quei volumi pubblicati, le opere di Viviani tornarono ad essere oggetto di attenzione da parte di studiosi, registi, attori e critici. Poi, divenuti introvabili i libri per il fallimento della Guida Editori, Antonia Lezza ha continuato a tenere alta l’attenzione sull’autore stabiese, pubblicando numerosi contributi: la voce Viviani per l’Archivio degli Attori Italiani (Amati); saggi sulla fortuna di Viviani, sul rapporto lingua/dialetto, alcuni saggi su Eduardo e Viviani, su Viviani e Pirandello; occorre ricordare anche l’edizione completa delle Poesie con Introduzione e Note e la voce Viviani per Encyclopedia of Italian Literary Studies. Lezza, insieme a Scialò, ha scritto inoltre una utile monografia Viviani l’autore, l’interprete, il cantastorie urbano, Colonnese editore, 2000. Scialò ha scritto numerosi saggi e interventi inerenti alla musica. Ma è grazie alla digitalizzazione dell’opera omnia di Raffaele Viviani, ideata dalla Lezza e realizzata, presso i laboratori A.L.P.H.A.N.V.S. e Filosofia e linguaggi dell’immagine del Dipartimento di Beni Culturali (DISPAC) dell’Università degli Studi di Salerno, nell’ambito del progetto Cantieri Viviani, finanziato dalla Regione Campania e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival a fine 2019 che l’accesso a tutto il teatro di Viviani è oggi garantito a tutti gli studiosi, attori o appassionati di teatro. La digitalizzazione è stata realizzata dall’equipe presieduta dal professore Giovanni Di Domenico e coordinata dalla dottoressa Maria Senatore.

Il progetto Cantieri Viviani – finanziato per il 2020 da SCABEC – ha previsto, inoltre, una serie di iniziative molto interessanti in remoto e una sinergia con il Museo di San Martino, dove è stata dedicata una stanza a Raffaele Viviani, dove sarà attiva una postazione per accedere alla digitalizzazione (www.elea.unisa.it).
Ha affermato Antonia Lezza: “Si sta procedendo ad altre iniziative di sicuro interesse rispetto all’autore, che saranno concluse nel prossimo anno, tra cui la traduzione di testi, una nuova monografia… sarebbe interessante anche produrre degli audiolibri con attori professionisti. Occorre tenere alta l’attenzione per questo autore che ha già patito anni di ingiusto oblio e che va ancora sostenuto per essere divulgato come merita”.

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EDITORIALE

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di Alessandro Migliaccio

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