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La pandemia e le restrizioni anti contagio impongono una rottura col passato: non ci saranno le tradizionali luminarie

Un Natale buio, pesto. Peggio di così proprio non lo si poteva aspettare. Contagi ancora al limite di guardia, morti, restrizioni adottate dal governo per impedire che anche queste festività si trasformino in un formidabile veicolo per il virus, come è accaduto con le discoteche aperte a Ferragosto. E non ci saranno quest’anno nelle strade di Napoli le tradizionali luminarie natalizie. Il Comune di Napoli ha infatti deciso, visto il momento difficile che la città sta vivendo a causa della crisi sanitaria, sociale ed economica legata all’epidemia da Covid, di illuminare un monumento, un palazzo, un luogo simbolo in ogni quartiere e di destinare le risorse per le luminarie a iniziative di solidarietà.

“Le risorse che tradizionalmente abbiamo sempre destinato a luminarie e ai fuochi d’artificio a Castel dell’Ovo – ha detto il sindaco Luigi de Magistris, – le useremo per realizzare iniziative solidali in tutti i quartieri. Daremo messaggi di un Natale che è soprattutto solidarietà, amore, natività: valori che sono stati un pò smarriti nel corso degli anni a causa del frenetico consumismo universale. È giusto – ha concluso – che quest’anno ci sia un Natale all’insegna del calore familiare, umano, della sobrietà e dell’attenzione nell’utilizzare le poche risorse economiche a disposizione’’. È l’ultima piroetta di De Magistris, giunta poche ore prima che trovasse in consiglio comunale un’insolita maggioranza che gli consentirà di portare a termine il mandato fino a maggio. Una retromarcia clamorosa rispetto alle indicazioni che il Comune stesso aveva fornito agli inizi di novembre. Allora le indicazioni furono anche particolareggiate: le decorazioni – si diceva – saranno installate sia nelle strade che nelle piazze, con panneggi, cascate e sfere luminose. Per le piazze sono previste anche installazioni a tre dimensioni. “Il 25 ottobre – scrisse allora il Comune in una nota – il Governo ha emanato ulteriori misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica legata alla diffusione del Covid–19, tra le quali è annoverata la sospensione di manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale”.

Ovviamente la grave crisi economica determinata dalla pandemia ha impedito ai singoli commercianti di organizzarsi, come avveniva in anni passati, per provvedere direttamente all’addobbo delle strade nelle quali insistevano i loro negozi. Il Comune intervenne ed avocò a sé il potere di iniziativa, cosa peraltro giustificata dal problema di eliminare le intromissioni della camorra, che interveniva e imponeva ai commercianti di illuminare le strade con particolari addobbi che si acquistavano a prezzi gonfiati, con relativo utile, che ovviamente finiva nelle tasche dei boss.
Per una Napoli buia si è aperto in questi giorni invece uno spiraglio a San Gregorio Armeno. I maestri del presepe, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo, non sono stati fortunati: dal giorno in cui hanno potuto riaprire le loro botteghe la pioggia ha reso difficile, per tutta la settimana, gli acquisti. E San Gregorio Armeno è rimasta malinconicamente vuota. Non verranno i turisti (o fino al 21 nel verranno pochi) e sarà per loro un danno irreparabile. Ma con il buon tempo avranno magari nella prossima settimana l’opportunità di fare almeno un po’ di incassi.