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Gli azzurri sono chiamati a riprendere la corsa in campionato contro la squadra di Ranieri. Serviranno giocate rapide e ragionate

Ferrini, personaggio surreale di una trasmissione che, guarda il caso, si chiamava “Indietro tutta”, era solito chiosare: “Non capisco ma mi adeguo”: Mi adeguo anch’io, devo farlo, ad un Napoli che davvero non capisco di che panni veste realmente. Il girone di Europa League è stato vinto, ma che fatica e che paura giovedì e soprattutto quanta sofferenza nella gestione della gara, imprecisa, imperfetta e senza un’idea di gioco. Comunque la Real Sociedad è alle spalle. È il campionato, con obbligo di ritorno in Champions, la prima scelta. E allora, messa l’Europa in ghiaccio, al diavolo il tortuoso cammino europeo in attesa della ripresa a febbraio e testa e gambe al campionato. Tocca battere la Sampdoria, senza se e senza ma. Napoli al completo, rotazioni misurate e impegno massimo nonostante impegni ravvicinati che prosciugano energie fisiche e mentali.

Se deve essere lotta di vertice, sfidando le milanesi, Juventus, Lazio e Sassuolo, non si può fallire contro la squadra di Ranieri. La Samp è quasi sempre stata avversaria ostica al San Paolo. A fine Anni 60 lo sbancava spesso grazie ai “miracoli” tra i pali di Battara, buon portiere per carità, ma che a Fuorigrotta diventava modello saracinesca. Poi, c’è stata l’epoca del tandem Mancini-Vialli, autori sovente di reti e giocate spettacolari. Questa Sampdoria non è paragonabile a quella di Boskov ma Ranieri da bravo equilibratore sta facendo di necessità virtù. Undici punti in classifica di cui sette conquistati in trasferta; i blucerchiati sono comunque squadra che per valori e qualità è superiore all’attuale classifica. È un gruppo che ha perso sicurezza, non vince dal 24 ottobre e nelle ultime cinque gare ha raccolto solo due punti, però il Napoli deve fare molta attenzione perché ha giocatori in grado di dare fastidio, in contropiede, alla difesa azzurra. A cominciare da Fabio Quagliarella, ex dal cuore azzurrissimo, ma che al Napoli non ha mai concesso sconti. Ranieri opterà per un 4-4-2 e copertura attenta di tutte le zone del campo o per un 4-2-3-1 con due mediani a protezione della linea difensiva a quattro ma con tutti i centrocampisti votati al sacrificio e dietro la linea della palla per cercare di sfruttare eventuali amnesie degli azzurri? Audero in porta, Ekdal, Thorsby, Augello, Candreva non sono gli unici punti di riferimento di un gruppo che può contare anche sulla qualità di Jankto, Ramirez, Adrien Silva e Verre senza dimenticare i tre ex Tonelli, Gabbiadini, non al meglio fisicamente, e appunto Quagliarella. Il tecnico del Testaccio penserà soprattutto a concedere meno campo e meno spazi possibili agli azzurri tenendo ben strette le linee di difesa e centrocampo.
Quale tipo di partita dovrà opporre Gattuso? Diciamo subito soprattutto un gran lavoro del centrocampo con tanto movimento e velocità nelle giocate per spiazzare la prevedibile organizzazione difensiva dei liguri. Ma occorre pazienza, intelligenza, e continuità. Dovranno “volare” in modo costruttivo gli esterni e creare movimento per Insigne, Politano o Lozano per farli accentrare o per la finalizzazione o per servire con uno-due veloci e stretti gli attaccanti siano Mertens o Petagna. Occorrono tempi giusti di giocate, distanze giuste tra gli azzurri per stancare un avversario che prevedibilmente aspetterà gli azzurri negli ultimi venti metri facendo intensità e barricate per cavarsela. È possibile la solita partita di sofferenza se il Napoli, come contro Sassuolo, Milan e Real Sociedad, non troverà gli spazi giusti. Tocca fare gli straordinari. Non si pretende sempre la goleada ma una vittoria franca, senza affanni o attese troppo lunghe per il gol apri partita. Il debutto in campionato del “Diego Armando Maradona” esige il battesimo giusto e che si addica al dio del calcio e mito azzurro. Non se ne abbia a male San Paolo che, magari, chiederà lumi a San Siro… Si annuncia un pomeriggio emozionante.