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Il crimine ai tempi del Covid: decine di bande in azione. Nel mirino gli anziani soli in casa

Abitualmente in prossimità del Natale, di Pasqua e Ferragosto si registra un’impennata dei reati di tipo predatorio (anche i malviventi hanno maggiori esigenze di denaro per provvedere a regali, cenoni o vacanze per le proprie famiglie). Ma il lavoro di scippatori, rapinatori ed estorsori è diventato più difficile da quando, a marzo, scattò il primo lockdown, con posti di blocco e strade semideserte; e, anche se adesso c’è più movimento, le tasche dei passanti e le casse dei negozi sono semivuote… Di qui l’incremento delle truffe telefoniche, perpetrate soprattutto a danno degli anziani. Qualsiasi dato statistico sarebbe riduttivo (in pochi denunciano) ma la “percezione” del fenomeno che ciascun cittadino può farsi attraverso il giro dei conoscenti/vittime corrisponde esattamente alla realtà. Con la perdita di tanti posti di lavoro (legali o al nero che fossero), per giunta, alle bande di “professionisti” si aggiungono tanti furfanti improvvisati, che sono ancora più pericolosi.

Vittime soprattutto gli ultrasettantenni, meglio se donne (genitori e nonni). Negli anni scorsi i delinquenti li bloccavano per strada, magari all’uscita della chiesa. “Signora, salve! Ma come, non mi riconosce?”, esordiva un uomo dall’aspetto distinto, “sono l’amico di suo figlio…”. Paolo, esclamava d’istinto la donna (svelando il nome del figlio). “Sì, Paolo. Mi ha detto di consegnarle quest’oggetto, è un pezzo del computer. Però deve anticiparmi i soldi, 700 euro, e lui glieli restituirà”. L’anziana perplessa, e lui, pronto: “Adesso lo chiamo e glielo passo”. Ma dall’altro lato del telefonino c’è un complice, che finge d’essere Paolo. La donna si fa accompagnare in banca, ritira i soldi della pensione e glieli dà. Fatto realmente accaduto.
Ma adesso l’inganno corre soprattutto sul filo del telefono. “Mamma, mamma! Ho un problema”. Riccardo, sei tu? “Sì, ho avuto un incidente. Mandami mille euro, sto a piazza Arenella. Ne ho bisogno per non mettere in mezzo l’assicurazione”. Oppure a telefonare è un finto avvocato, poliziotto o addirittura un falso medico: “Suo figlio sta in ospedale, c’è urgente necessità della tal cifra. Se la procuri, tra due ore richiamo e prendiamo un appuntamento”. Ma il più delle volte, per mandare qualcuno a casa a ritirare il denaro. Quando l’anziana posa la cornetta, il bandito resta in linea, così se la vittima subito dopo cerca di comporre il numero del figlio, dall’altro lato c’è un complice che avalla la sceneggiata. Può una madre non riconoscere la voce del figlio? Sì, è accaduto. Accade (e forse accade di più quando tra congiunti non c’è una buona comunicazione).
Oltre ai falsi dipendenti Inps o falsi tecnici del gas, c’è una quantità smisurata di delinquenti che inventano le storie più fantasiose per introdursi nelle case e sottrarre soldi e preziosi. Il rischio è serio: se l’anziano non ha contanti, la “delusione” potrebbe suscitare l’ira del malvivente…
Un fenomeno diffuso non solo a Napoli ma in tutt’Italia (e tante le bande di professionisti in trasferta). Recentemente a Genova è stata arrestata una polacca di 19 anni: “Sua figlia sta in ospedale per Covid e ha bisogno di cure costose, servono 7mila euro” ma la 73enne cui si era rivolta ha avvertito subito la polizia… Si gioca sull’urgenza, e sull’angoscia delle vittime, catapultate in un inferno nel sapere di un figlio (o di un nipote) in difficoltà. Pur non escludendo che talvolta i “bersagli” siano scelti a caso (consultando le pagine bianche), evidente che vengono prese informazioni sugli anziani da contattare: carpendo notizie attraverso colf, badanti, garzoni o dai mendicanti che stazionano fissi davanti ai palazzi (osservando chi entra e chi esce si rendono conto della composizione delle famiglie), soprattutto al Vomero e a Chiaia.
Truffe che minano la dignità stessa degli anziani, lasciandoli annichiliti (e mortificati agli occhi dei familiari, dei quali temono maggiori controlli). Poche le denunce, anche perché l’esposto va fatto di persona e le vittime non sempre sono in grado di uscire. Dei telefoni dei malfattori ovviamente il numero è oscurato. Per ottenere l’estrapolazione dei tabulati telefonici, bisognerebbe fare una denuncia penale e solo nell’ambito di un procedimento i soggetti abilitati potrebbero procedere, su delega dell’autorità giudiziaria. Ma in genere si tratta di numeri intestati a extracomunitari o con documenti falsi, schede usa e getta. Difficile difendersi.