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Immagini brutte, di crudeltà, di violenza, giochi pericolosi e macabri film dell’horror che abituano i bambini alla frequentazione di scheletri e fantasmi annichilenti (abbassandone la soglia di tolleranza e dunque le difese) invece di educarli al vero, al giusto, alla solarità, alla bellezza. Così è degradata la televisione che pure ebbe un ruolo importante nella crescita del Paese. Ma i pericoli maggiori ora arrivano da telefonini e computer, ricchi di “esche” disseminate da pedofili con falsa identità di coetanei nonché di “messaggi subliminali”. I messaggi subliminali sono quelle immagini inserite nei film e nei video a una velocità tale (decimo di secondo) da non essere recepite a livello cosciente ma che si imprimono nell’inconscio. Effetti visivi (o anche frequenze sonore) impercettibili, utilizzati a scopo pubblicitario ma anche ideologico (per condizionare orientamenti, consumi e costume dei cittadini) o che spingono a gesti autolesionistici.

Mai come in questa fase di emergenza i bambini sono spesso lasciati soli con i loro apparecchietti mentre episodi di cronaca allarmanti finiscono nel dimenticatoio. A Milano un 15enne precipitò da un tetto dov’era salito con tre amici per farsi un selfie. Tra le “sfide estreme” che impazzano su TikTok, andare fuori di testa ingurgitando farmaci che si trovano in casa (una 15enne ci ha rimesso la vita negli Usa). C’è una parte superficiale, della rete, e un’altra occulta (dark web): a luglio in Italia la scoperta di una chat dell’orrore con filmati pedopornografici e di decapitazioni e squartamenti (coinvolti 20 giovani tra cui sette 13enni). A giugno una ragazzina napoletana di 12 anni, finita nel mirino di due “amici” che avevano preso a minacciare anche la madre, è stata così male da finire in ospedale (cyberbullismo). A ottobre sempre a Napoli si scopre un giro a luci rosse con foto di minorenni rubate dai loro profili social e trasmesse via Telegram per ricattarle (tutto ciò che viene messo in rete non sarà mai cancellato e non sai l’uso che un altro ne può fare, si è ricattabili per sempre). A settembre la tragedia del bimbo di 11 anni che si lancia dal balcone a Posillipo dopo aver scritto un messaggino: “Ho un uomo incappucciato davanti, non ho tempo”. Realtà virtuale e mondo reale. “Il ruolo della famiglia è fondamentale quale mediatore affinché i piccoli non diventino strumento della rete, confondendo il virtuale col reale. Non si può vietare l’uso di Internet, ma i bambini devono essere seguiti… Ed anche stimolati a uscire, a fare moto, a stare con gli amici, per inserirsi gradualmente in società, il che accresce identità e sicurezza”, ricorda Cinzia Rosaria Baldi, psicologa dell’età evolutiva. Se poi ci sono segnali di malessere, a volte noi adulti siamo distratti… E non sempre abbiamo le capacità tecnologiche per verificare. Magari, a prima vista, sul telefonino del piccolo compare un video pulito, rassicurante, che però poi si trasforma (o contiene messaggi a rischio così veloci che l’occhio non riesce a fissarli…).

Tutti i dati recepibili dagli smartphone e dai computer in generale (dall’identità all’indirizzo al numero di telefono, dagli spostamenti per andare a scuola o al lavoro alle ricerche che facciamo, alle foto di familiari e amici) tutto viene raccolto in “data base” e può essere perversamente utilizzato a nostra insaputa. Bambini e adolescenti non hanno ancora la maturità cerebrale né l’esperienza per fronteggiare da soli questa situazione. Quantomeno rischiano di farsi fagocitare dalla valanga di sollecitazioni tipo messaggi e finestre che si aprono in continuazione, il che riduce la capacità di concentrazione (con ricadute in ambito scolastico) o di sviluppare dipendenza da Internet. “Lo sviluppo delle capacità critiche”, insiste la dottoressa Baldi, “è comunque legato alla presenza dell’adulto”. L’uso intensivo dei video peraltro fa male alla vista e incide sul sistema neurovegetativo (tenersi a 20 cm dallo schermo e quantomeno interrompere per 10 minuti ogni ora).
Le foto, si sa, possono essere manipolate (o usate per creare documenti falsi). Intanto con l’uso dei modelli in 3D (oltre a tecniche biometriche e a raggi infrarossi) avanzano le tecnologie per il riconoscimento facciale. L’identificazione basata sui volti è già attiva in due aeroporti italiani (la videocamera esegue la scansione del volto e conferma l’identità del passeggero tramite scansione del passaporto elettronico).