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di Pierluigi Zaccaria

Siamo stati i primi a confermare la giustezza della scelta della società di proseguire il proprio cammino a braccetto con Gattuso, protagonista lo scorso anno di un vero e proprio miracolo. Risollevare le sorti della squadra dall’inferno Ancelottiano, portandola addirittura a conquistare un titolo, non è stata cosa da poco. Sarebbe stato illogico e pure ingrato compiere una decisione diversa.
Ma il passato è passato e adesso qualche piccolo dubbio sull’operato del buon Gennaro inizia a sorgere.
Il mercato, mai come quest’anno, è stato ampiamente in linea con le esigenze sue e della piazza. Gli acquisti a suon di milioni del giovane Osimhen, dello stoico Bakayoko e le conferme di tutti i big promettevano un avvio decisamente più brillante rispetto a quello appannato e senza identità avuto fino ad ora.
L’impressione è che il passaggio del 4-3-3 al 4-2-3-1 sia stato forzato, folle per certi versi.
La seconda impostazione tattica, in effetti, richiede una solida maturità tecnica e mentale che il Napoli, ad oggi, non sembra avere. Oltretutto, il repentino cambio di modulo rende i due registi, Demme e Lobotka, inutili alla causa, nonostante fossero stati corteggiati e voluti dallo stesso allenatore soltanto pochi mesi prima. Insomma, una squadra volubile che riflette l’atteggiamento mutevole del calabrese.
Non si tratta di sbarrare completamente la strada al nuovo modulo, ma riconoscere quantomeno quando sia opportuno utilizzarlo. Di certo, contro un Milan così tenacemente equilibrato e con un Osimhen – per molti il reale motivo del cambio modulo – in meno, sarebbe stato più lucido presentare una squadra accorta e con un centrocampo a tre.
C’è poi da evidenziare uno stato di forma non eccelso di alcuni elementi cardine, come Mertens, Koulibaly e Di Lorenzo, senza dimenticare l’ormai annoso caso Fabian Ruiz, luminoso quando gioca nelle Furie rosse, impalpabile in casacca azzurra.
Un altro elemento da non trascurare è la totale assenza di elementi carismatici che riescano a togliere le castagne dal fuoco quando la situazione diviene gravosa. Giocatori alla Ibrahimovic, per intenderci. Parliamoci chiaro, la partita di domenica sera ci racconta di un Milan forte ma non invincibile, che ha saputo sfruttare le poche occasioni col massimo risultato, grazie ai suoi due top player, lo svedese e Theo Hernandez. Nel Napoli, invece, giocatori di questo calibro mancano e la rosa sembra un enorme container di individualità, ma prive della famigerata “cazzimma”. Lo spasmodico possesso palla ha perso contro una idea di gioco essenziale ma efficace ed è qui che l’allenatore dovrà intervenire, al più presto.
La capacità, cioè, di leggere la partita prima e durante la stessa, abbandonando dannose manie di protagonismo, mirando verso rotte forse anche più elementari, tuttavia incisive.
Altrimenti, continueremo ad assistere a prestazioni frizzanti intervallate da gare dissennate. E il Napoli non può vedere i propri sogni Champions svanire per il secondo anno consecutivo, il cui danno sarebbe irreparabile.
Caro Gattuso, rifletti. Non essere ottuso.