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Senza il via vai di turisti e con il deserto imposto dalla zona rossa, gli artigiani producono i pezzi in attesa di tempi migliori

Il timore è fondato, per non dire che è una certezza: quest’anno non si aprirà alle centinaia di migliaia di turisti la strada di Napoli diventata più famosa, San Gregorio Armeno. Resteranno spente le luci delle botteghe artigiane più famose del mondo. Quand’anche il Coronavirus dovesse concederci un po’ di respiro sarebbe assolutamente impossibile, a pochi giorni ormai dall’inizio di dicembre, pensare ad una riapertura delle frontiere del turismo e ad un’invasione oceanica quale quella che si era registrata nell’ultimo decennio.

In questi giorni di lockdown San Gregorio appare deserta. La “zona rossa” impedisce l’attività di commercio dei famosi pastori di terracotta, ma non ha fermato l’attività dei maestri artigiani del presepe napoletani. Lo si capisce anche dalle luci che si intravedono sotto le serrande abbassate e dai suoni e dai rumori. Loro continuano a produrre, sperando in un domani che sarà certamente migliore e che riporterà la stradina nel cuore del centro antico di Napoli ai vecchi splendori. “Niente di clandestino – ha commentato Genny Di Virgilio uno degli artigiani più noti – ci sono da produrre i pezzi già richiesti ed anche gli ordini che ci stanno arrivando on-line, nonostante tutto, da varie parti del mondo. Certo c’è poco da stare allegri. mai visto questo posto così vuoto. Questi per noi erano i giorni di inizio stagione e le strade erano piene di turisti e scolaresche in gita. Ci chiudiamo dentro e lavoriamo per arginare questa crisi, ma tutti speriamo di riaprire per il ponte dell’Immacolata. Solo così ci salviamo. Solo così si salva il Natale”. Ma come e quando nasce il mito di via San Gregorio Armeno? Secondo la più accreditata leggenda nella strada dei presepi la presenza dei maestri artigiani sarebbe dovuta all’esistenza, nei secoli dell’impero romano, di un antico tempio dedicato alla dea Cerere (proprio quello sopra il quale sarebbe stato innalzato il convento di San Gregorio Armeno) alla quale i cittadini erano soliti offrire, come ex voto, delle piccole statuine di terracotta che venivano fabbricate direttamente lì, nelle botteghe della zona. La nascita del presepe napoletano è ovviamente molto più tarda e risale alla fine del Settecento. Ma nulla impedisce di ipotizzare che storia, mito e tradizione possano essersi fusi nel passaggio dalla vecchia alla nuova religione e che gli antichi artisti siano semplicemente passati dalla fabbricazione delle statuine a quella dei pastori.

Questa almeno è la sintesi delle leggende di San Gregorio Armeno. Resta il fatto che lungo questa stretta viuzza che si inerpica da via San Biagio dei Librai fino a via dei Tribunali e che a Natale 2020, prima che fossimo tutti aggrediti dal maledetto virus, si prevedeva potesse essere percorsa da più di un milione di visitatori, si susseguono, l’una attaccata all’altra, decine di botteghe che durante tutto l’anno lavorano alacremente alla produzione dei pastori e di tutti gli elementi del presepe.
Per il turista che si affacciava in via San Gregorio Armeno oltre che alle botteghe dei presepi forte era (e lo sarà ancora per il futuro) il richiamo alla visita della splendida chiesa di San Gregorio Armeno, a Napoli più conosciuta come la chiesa di Santa Patrizia, che è un autentico gioiello. E, tanti non lo sanno, anche all’interno della chiesa di San Gregorio Armeno c’è un miracolo che si ripete, quello di Santa Patrizia. Un motivo in più per visitare e conoscere questa chiesa bellissima che ti lascia incantati.