Chi ha ucciso Anna Grimaldi? La figlia: “Chi sa, adesso parli”

da | Nov 21, 2020 | Cronaca

Elvira non crede alla pista passionale: “Anzi, penso che doveva servire a coprire qualche altra cosa”

C’era il lockdown. La figlia, vedendola impaurita, le diceva: “Mamma, qualsiasi cosa succeda, siamo tutti insieme”. Ed è stato allora che Elvira Grimaldi ha pensato: “Ho un solo rimpianto, se dovesse succedermi qualcosa… Non ho fatto abbastanza per sapere chi ha ucciso mia madre!”. Così la decisione di rivolgersi a “Chi l’ha visto” per lanciare un appello (11 novembre) a chiunque possa aiutare a svelare il giallo dell’omicidio di Anna Grimaldi mentre rientrava nella villa di via Petrarca alle 20.30 del 31 marzo 1981. “Sono passati 40 anni, e non c’è più da avere paura… Forse chi ha ucciso è ancora a piede libero, e potrebbe essere vicino. O, forse, non c’è più. Ma è impossibile che a quell’ora nessuno abbia visto nulla. E se non ha visto, può aver saputo, sentito; capito qualcosa… Chi può aiutarci”, chiede Elvira Grimaldi, “si metta in contatto con la trasmissione”.

Anna Parlato, figlia di un ricco costruttore, s’era sposata giovanissima con l’armatore Ugo Grimaldi, nipote del comandante Achille Lauro. Bella vita. Quattro figli. Ma ciò non poteva bastarle. Bella e intraprendente, era anche donna d’affari, con mille attività (presidente tra l’altro dell’ippodromo di Agnano). Curiosa. Inquieta, anche sentimentalmente. A un certo punto scopre la passione per il giornalismo. Fa i primi passi al Roma e poi sbarca al Mattino come pubblicista. Semplice collaboratrice, ma considerata donna di potere…
Dopo una breve storia con un altro giornalista, intreccia una relazione con Ciro Paglia, il capocronista, noto anche per la sua sfida al boss Cutolo. Ciò non manca di creare imbarazzo in redazione: tra i dipendenti del Mattino c’è la moglie di Paglia, Elena Massa, una professionista che aveva lottato per ottenere l’assunzione (finendo nella redazione di Salerno). Elena resta col figlio undicenne nella casa di Posillipo e Paglia affitta una stanza nella zona del Chiatamone. La sera del delitto Anna Grimaldi era stata a Chiaia per comprare doni e una torta per festeggiare il compleanno della figlia Elvira (passando anche al Mattino per lasciare dei dolci in portineria) prima di dirigersi verso casa. Non appena entrata con l’auto nel parco, le spararono. Proiettili calibro 6,35. Una Browning baby. Paglia disse che la moglie ne possedeva una simile.

Ed è così che le indagini si orientano subito sul versante della moglie gelosa. Elena travolta dai sospetti. Si sottopone al stub test che rileva tracce di polvere da sparo, ma quella mattina era stata al poligono di tiro che frequentava da anni. Della pistola aveva denunciato lo smarrimento sei mesi prima. Incertezze sull’alibi. Quel pomeriggio era stata a giocare a tennis col figlio, poi erano rientrati e intorno alle 20.20 lei era riuscita per andare a piazza San Luigi a comprare dell’acqua minerale, benché ci fossero rivenditori più vicini: un’acqua specifica, che sapeva che avrebbe trovato lì. Il 27 giugno l’arresto. Poi scarcerata. Nuovo mandato di cattura. Latitante. Torna per il processo. Il 21 dicembre 1984 assolta “per non aver commesso il fatto”. In Appello e in Cassazione poi assoluzioni con formula dubitativa. Quattro mesi prima del delitto, il 2 dicembre 1980, un nipote di Ugo Grimaldi (figlio del fratello Guido) era stato rapito a scopo di estorsione. La cifra richiesta era pazzesca. In parte pagata, sembra che Anna si fosse rivolta al boss Cutolo per una mediazione. Le trattative erano in corso (Gianluca sarebbe stato liberato il 13 agosto 1981).
A 16 anni dal delitto, 1997, un collaboratore di giustizia Ciro Vollaro raccontò che Anna era stata uccisa per errore da camorristi che avevano organizzato il sequestro per finanziare la guerra contro la NCO di Cutolo e quindi non avevano gradito che lei si fosse rivolta proprio a quel boss rivale. Avrebbero dovuto solo ferirla, per intimidirla, ma… Nel 2003 Luigi Giuliano confermò questa versione. Ma la pista camorristica fu poi abbandonata con una richiesta di archiviazione del fascicolo aperto dopo le dichiarazioni dei due.
Allora chi ha ucciso Anna Grimaldi? Un debitore, un creditore, uno degli inquilini con i quali era in contrasto? Uno spasimante respinto o tradito? Qualcuno del giro dell’ippodromo? Aveva dissidi anche col padre.
Un colpevole non c’è. La figlia Elvira non crede alla pista passionale: “Anzi, penso che doveva servire a coprire qualche altra cosa”. Intanto, a distanza di 39 anni, cerca ancora l’arma del delitto nel parco.

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EDITORIALE

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Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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