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Vincenzo De Luca in questo ultimo periodo ha chiaramente smarrito la lungimiranza e la lucidità che lo avevano caratterizzato durante tutta la prima fase dell’epidemia. È un dato di fatto incontrovertibile, checché lui ne pensi, che ancora continua a negare l’evidenza e ad urlare denunciando presunti sciacallaggi e accanimenti mediatici (ah, se non avesse imposto il bavaglio ai medici!).

Ma su un punto aveva ed ha visto giusto: le forze dell’ordine, a Napoli, sono assolutamente insufficienti per fronteggiare, in aggiunta all’emergenza ordinaria, l’emergenza assolutamente straordinaria che, considerata l’idiosincrasia dei napoletani nei confronti del rispetto delle regole, presupporrebbe una concentrazione di controlli serrati, soprattutto nelle zone ”calde” e più esposte della città.
De Luca ha chiesto rinforzi, ha chiesto persino contingenti ulteriori dell’esercito (ma non per costruire ospedali da campo, chissà perché). E non l’hanno ascoltato.
Chi ha avuto la ventura di dover girare per le strade di Napoli, per motivi di lavoro o per motivi di salute, si è accorto con grande rammarico che qui la “zona rossa” decretata dal governo è una zona rossa all’acqua di rose. Solo nei primi due giorni s’è respirata aria effettiva da lockdown, poi il rigore è sparito. È il clima generale che è cambiato rispetto a marzo scorso e lo avverti subito: rilassatezza, superficialità nell’uso (o meglio nel non uso) della mascherina e soprattutto fra i più giovani tendenza generalizzata a fregarsene del distanziamento. I capannelli, anche se non numerosi come quelli della movida, continuano a comparire soprattutto nelle zone “bene”.
Esempi di trasgressioni potremmo farne all’infinito: dai baby calciatori di piazza Mercato, al totale disuso delle mascherine nella zona di via Firenze e dintorni, totalmente occupata da extracomunitari, che evidentemente si ritengono immuni. E ancora “allegria” al Ponte di Casanova, a corso Garibaldi zona Porta Nolana, alla Pignasecca (già attenzionata come zona franca durante il primo lockdown) per finire agli spiazzi che si aprono lungo le scale in discesa che da piazza Leonardo portano alla stazione metro di Salvator Rosa: qui ogni giorno dalle 15 in poi si radunano ragazzi sulla ventina d’anni, senza mascherina, uno addossato all’altro, che arrotolano cartucce, le riempiono di “roba” e se le fumano tranquillamente. Canne al vento, davanti agli occhi di tutti e senza che nessuno intervenga. Questore, comandante dei Carabinieri, battete un colpo.