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Ci sono volute solo le inoppugnabili e terrificanti scene, alcune filmate di nascosto dai malati, che certificavano il disastro del sistema sanitario ed ospedaliero della Campania per convincere il Governo, con colpevole ritardo, a decretare la Campania “zona rossa”. Gli inviati del Ministero hanno capito, dopo una lunga ispezione, quello che tutti avevamo capito, tutti tranne De Luca, che continuava a parlare di sciacallaggio e di attacco mediatico a chiedere medici ed infermieri a Roma (come se non fosse un compito a lui attribuito) e che si apprestava a varare una serie di restrizioni (ora superflue) per ottenere, a Napoli, quello che de Magistris si era a sua volta ostinato a non concedere.

Con gli ospedali al collasso, con gli infermieri costretti a somministrare l’ossigeno ai positivi in coda nelle loro auto private, con le file interminabili per i tamponi, non c’era altra strada. Il lockdown, dolorosissimo per le categorie imprenditoriali a tutti i livelli, consentirà, come abbiamo sperimentato, una riduzione dei contagi e del numero dei morti e un po’ di respiro al sistema ospedaliero. Poi, dopo, con calma ma con drastica determinazione, dovremo mettere in campo un po’ di costituzionalisti e chiedere loro: lo Stato e i cittadini se il presidente di una Regione e il sindaco di una grande città di quella regione fanno cani e gatti, deve solo assistere inerme? O esistono i presupposti per rimuoverli entrambi?